Da Ordine dei Giornalisti del 12/09/2002

Ilaria Alpi. Caso chiuso?

Esce in questi giorni in libreria "Ilaria Alpi, un omicidio al crocevia dei traffici" scritto da Barbara Carazzolo, Alberto Chiara e Luciano Scalettari per la "Baldini & Castoldi". I tre giornalisti di "Famiglia Cristiana" hanno seguito il caso dell'uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin fin dall'inizio, con scrupolo e passione investigativa, cercando il bandolo di una matassa che giorno dopo giorno si è fatta inestricabile, viscida, piena di menzogne ed evidenti depistaggi.

Ilaria Alpi e l'operatore Miran Hrovatin furono uccisi a sangue freddo il 20 marzo 1994 nel centro di Mogadiscio, in Somalia, dove per conto del Tg3 seguivano la guerra tra fazioni che insanguinava il paese e le operazioni militari lanciate dagli Usa con il nome di "Restor Hope", con l'appoggio di numerose nazioni alleate, compresa l'Italia, per porre fine alla guerra e ristabilire un minimo di legalità nel disastroso scenario somalo.

Gli autori del libro sposano con convinzione e ricchezza di ricostruzioni la pista del traffico di rifiuti radioattivi che, intrecciandosi con il traffico d'armi proveniente da paesi dell'ex Patto di Varsavia, con la complicità di una nazione della Nato qual'è l'Italia, rendeva tutta la vicenda, coperta da complicità ad altissimo livello, segreta, impenetrabile, incoffessabile. E quindi causa della morte per quanti l'avessero scoperta, appunto Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. "Scaricare nei paesi poveri i rifiuti ed i veleni prodotti dai paesi industrializzati è già una cosa incoffessabile: Ma farlo barattando pezzi di territorio in cambio di tangenti e di armi è un segreto da proteggere ad ogni costo".

Fin qui la tesi espressa dai giornalisti di "Famiglia Cristiana". Assolutamente realistica e plausibile, confortata da verifiche e riscontri lunghi anni. Ma in tutta la vicenda del caso Alpi, fin da quel tragico 20 marzo del '94, non vi è mai stata una scrittura lineare, una lettura priva di omissioni, una convincente ricostruzione dei fatti. Basti pensare che sulla cosiddetta "scena del delitto" erano presenti due troupes televisive: quella della svizzera italiana (Rtsi) ed una americana (Abc).

Le immagini che ci sono giunte, di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin colpiti ed accasciati nell'abitacolo del loro fuoristrada, sono state girate dall'operatore dell'Abc, di origine greca, trovato ucciso qualche mese dopo a Kabul in una stanza d'albergo. Vittorio Lenzi, operatore della troupe svizzera-italiana è rimasto vittima di un incidente stradale sul lungolago di Lugano(mai chiarito del tutto nella dinamica). Mai nessuno si è posto la domanda di cosa ci fosse in tutto il girato delle telecamere.

Per "girato" si intende tutte le cassette utilizzate da un operatore in una determinata circostanza, e dalle quali vengono montati da uno a tre minuti per i tg. Che fine hanno fatto quelle cassette? Il primo a soccorrere Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, come risulta dai filmati "montati" è Giancarlo Marocchino, un italiano che vive da più di un decennio a Mogadiscio, e che molti indicano tra quanti sono a conoscenza di molti particolari fondamentali per la ricostruzione dell'intera vicenda. Come mai Giancarlo Marocchino si trovava proprio in quella strada, in quel momento? Fin dal novembre 1996 la Procura della Repubblica di Asti, "specializzata" in reati come il traffico internazionale di rifiuti tossici e radioattivi in partenza ed in transito dall'Italia, aveva a disposizione una copiosa documentazione molto "sensibile" che ricostruiva con nomi, fatti e circostanze questi traffici, i nomi dei faccendieri che li dirigevano nell'ombra, gli intrecci con i mercanti d'armi e persino una mappatura completa di come tutto convergeva sulla Somalia, oltre che sui territori di altri paesi dell'Africa costiera.

Che fine ha fatto questa documentazione? La Commissione Parlamentare sul traffico dei rifiuti, ne è a conoscenza? Il Sostituto Procuratore Luciano Tarditi ed il Procuratore Capo Sebastiano Sorbello, hanno concluso le loro indagini? Ilaria Alpi era già stata precedentemente in Somalia, conosceva bene i luoghi, l'ambiente nel quale si muoveva e si sarebbe mossa nel successivo marzo del 1994. Nel '93, ad esempio, Ilaria era a Mogadiscio, dove gli italiani si potevano contare sulle dita di una mano, e tra questi, spiccava la presenza del maresciallo del Sismi Li Causi, antenna del "servizio" in Somalia. Ora, è accertato che Giancarlo Marocchino conosceva il maresciallo Li Causi,e che Ilaria conosceva Marocchino. Perché non si è mai indagato sui rapporti tra Ilaria Alpi e l'esponente del servizio segreto militare?

Il maresciallo Li Causi verrà ucciso, in circostanze assolutamente misteriose, pochi mesi prima dell'agguato nel quale perderanno la vita i due giornalisti del Tg3. Che fine ha fatto questa (ovvia) pista investigativa? Ilaria alpi era giornalista seria, curiosa ed attenta alle realtà che andava ad esplorare con le sue corrispondenze, è mai possibile che nessuno, nessuna autorità giudiziaria, investigativa e di polizia abbia mai pensato di cercare "dentro" i computer di Ilaria, tanto quello che aveva in casa, quanto quello a sua disposizione nella redazione del Tg3? E' forse pensabile recarsi in un paese come la Somalia degli anni '93 e '94 (praticamente un inferno) senza "prima" organizzarsi contatti e relazioni indispensabili ad un buon svolgimento del lavoro? Non si conosce neppure il motivo per il quale Ilaria Alpi, in compagnia dell'operatore Miran Hrovatin decise di recarsi a Bosaso, poco più di un punto sulla carta geografica, all'estremo nord del paese, lontanissimo da quelle zone di guerra che avrebbero dovuto rappresentare il centro dell'attenzione di Ilaria. L'ultima domanda: chi era a conoscenza del viaggio Mogadiscio-Bosaso? Ilaria aveva forse comunicato a qualcuno di cui si fidava il motivo del viaggio ed il giorno di ritorno a Mogadiscio? A dispetto delle sentenze ambigue pronunciate nei due processi celebratisi in questi anni, il caso Alpi è davvero chiuso?

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