Da La Repubblica del 26/02/2004

L'inchiesta

Per l' omicidio di Ilaria Alpi chiarire il ruolo dei servizi

di Giovanni Maria Bellu

ROMA - "Mi pare che abbiamo disancorato l' inchiesta dalle secche dove s' era tentato di farla arenare definitivamente", dice Carlo Taormina, deputato di Forza Italia e presidente della commissione parlamentare sull' omicidio della giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e dell' operatore indipendente Miran Hrovatin. Le audizioni di Luciano Tarditi, sostituto procuratore della Repubblica ad Asti, e di Giuseppe Vecchione, procuratore capo di Roma, si sono appena concluse e già è chiara qual è la pista che l' organismo parlamentare intende seguire: "Intendiamo capire - precisa Taormina - qual è stato il ruolo dei nostri servizi di sicurezza". Le due audizioni si sono svolte quasi totalmente in seduta segreta. Il tema del ruolo dei "servizi" è stato al centro dell' audizione del magistrato astigiano, titolare di alcune importanti inchieste su traffici di rifiuti tossici e di armi nelle quali è comparso il nome di Giancarlo Marocchino, un imprenditore italiano che da una trentina d' anni vive a Mogadiscio e che fu il primo a intervenire sul luogo dell' agguato e a constatare la morte dei due giornalisti. Una figura controversa. Secondo quanto ha detto Tarditi, i rapporti tra Marocchino e i nostri servizi di sicurezza andavano oltre il normale scambio di informazioni tra un cittadino italiano e dei militari del suo stesso paese. Di certo, secondo il sostituto procuratore, il nome dell' imprenditore emerse in una serie di intercettazioni telefoniche dove si parlava di vari traffici illegali. In particolare la commercializzazione di una serie di ""german gold bond", titoli del debito pubblico tedesco risalenti addirittura alla Repubblica di Weimar che, dopo la riunificazione delle due Germanie, ricominciarono misteriosamente a circolare. Ma la cosa più sorprendente (Tarditi ne aveva già parlato il 18 novembre dell' anno scorso in un' audizione davanti alla commissione d' inchiesta sul traffico di rifiuti tossici) fu scoprire che questo traffico di titoli coinvolgeva la filiale del Senato della Banca nazionale del Lavoro. Le intercettazioni andarono avanti. Marocchino, coi suoi fidati interlocutori, cominciò anche a dire qualcosa sull' omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Nulla d' importante, ipotesi. Ma, formulate da un personaggio tanto esperto di cose somale, erano da non sottovalutare. Le trascrizioni furono inviate alla procura di Roma, dove era in corso l' indagine principale. I magistrati astigiani rimasero di stucco quando, appena pochi giorni dopo, ascoltando una nuova intercettazione, si resero conto che Marocchino e i suoi soci avevano saputo d' essere sotto inchiesta. Da quel momento in poi non parlarono più per telefono dei loro affari. Nell' audizione del procuratore capo di Roma (che, secondo Taormina, sarà sentito un' altra volta) non si è parlato di questa strana vicenda ma di un altro degli aspetti più controversi della gestione delle indagini: la sostituzione, avvenuta nel 1997, dei primi magistrati inquirenti - Giuseppe Pititto e Andrea De Gasperis - col pubblico ministero Franco Ionta. Lo scorso 6 novembre Pititto dichiarò testualmente: "Se si vuole accertare la causa degli omicidi, un passaggio a mio avviso necessario e ineludibile è accertare perché l' inchiesta mi sia stata tolta". Un sospetto gravissimo. Vecchione ha spiegato che Pititto e de Gasperis furono sostituiti semplicemente perché, a causa dell' atteggiamento accentratore di Pititto, non collaboravano adeguatamente tra loro. Tesi che ha lasciato perplesso Taormina ("Sentiremo Pititto e vedremo di capire chi ha ragione") e che ha invece convinto il vicepresidente della commissione, Raffaello De Brasi (Democratici di sinistra): "Gli elementi portati da Vecchione per spiegare la sostituzione ci sono parsi convincenti - ha detto - anche se, naturalmente, si deve proseguire negli accertamenti sulla conduzione delle indagini. Credo però che dobbiamo essere capaci di andare oltre, approfondendo i tanti spunti investigativi che, come ha sottolineato la stessa Cassazione, sono stati trascurati. Sono passati quasi dieci anni ma non possiamo rinunciare alla speranza di sapere la verità".

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