Da Reporter Associati del 01/07/2005

8 agosto 1974: Watergate

di Tito Gandini

Piove a Washington, quel giovedì 8 agosto 1974. Richard M.Nixon dà le dimissioni. Il giorno dopo il giornale che in gran parte le aveva causate, il Washington Post, non infierisce. L'articolo viene firmato da Carroll Kilpatrick e non dalla coppia "Bob Woodward and Carl Bernstein", che condusse l'inchiesta giornalistica più famosa del ventesimo secolo: il Watergate. Kilpatrick ricorda i successi di politica estera di Nixon, dice che il Segretario di Stato Henry Kissinger rimarrà al suo posto, annuncia che il successore di Nixon sarà, per la prima volta, un presidente non eletto, Gerald Ford. Racconta come malgrado la pioggia una folla ordinata di persone "rassegnate e curiose assista sui marciapiedi di fronte alla Casa Bianca al momento più difficile e drammatico nella storia della nazione."
E dopo avere raccontato delle lacrime degl uomini del presidente si domanda: "Ma perchè il Presidente si è sempre fidato di Ehrlichmann e Haldeman?" Una domanda fin troppo ingenua per un giornale come il Post, preciso nella scansione degli eventi, spietato nel rilevare le incongruenze e le rettifiche, che nei due anni del caso Watergate (dal 17 giugno 1972 all'8 agosto 1974), sono sfuggite di bocca a Nixon e ai suoi. Un'ingenuità che però schiude le porte, superato il peggio, alla riconciliazione nazionale, al perdono che poco tempo dopo Ford elargirà, sia pur tra forti critiche, a Nixon. Perdono che quando Nixon morirà nel 1994, sarà completo e unanime. Nixon malgrado tutto, per gli USA, sarà stato un grande presidente. Ma questi sono gli Stati Uniti, ne va dell'unità nazionale.
I fatti del Watergate però furono altri e ogni tanto è utile ripercorrerli. Alle 2:30 del 17 giugno 1972 cinque uomini vengono arrestati al sesto piano del Watergate, la sede del Democratic National Committee: stanno mettendo delle cimici. Tre di loro sono cubani, arrivati in America dopo la crisi della Baia dei Porci. Tutti indossano guanti medici e sono stati trovati in possesso di sofisticate apparecchiature capaci di trasmettere conversazioni e telefonate, due telecamere da 35 mm, 40 rullini fotografici, un ricevitore a onde corte, sintonizzato sulle frequenze della polizia e quasi 2300 dollari in contante. Avrebbero voluto fotografare materiale tratto dagli archivi del Partito Democratico. Secondo la polizia si è trattato del terzo incidente del genere in venti giorni. La notizia è di scarsa importanza e passa inosservata.
Tuttavia un paio di giorni dopo si viene a sapere che uno dei cinque personaggi arrestati è il coordinatore della sicurezza del Comitato per la rielezione del presidente repubblicano Nixon, è un ex impiegato della CIA, il suo nome è James Mc Cord Jr. Secondo il responsabile del Comitato della rielezione di Nixon, è soltanto incaricato di "installare il sistema di sicurezza del Comitato. Non è entrato nel Watergate per conto dei repubblicani."
La Casa Bianca non rilascia dichiarazioni. Il primo agosto 1972 viene rinvenuto sul conto di uno dei cinque arrestati un assegno di 25000 dollari destinato al finanziamento della rielezione di Nixon. L'assegno proviene dalla tesoreria del Comitato di rielezione. Nessuno dei responsabili riesce a ricostruire come possa essere arrivato nelle mani di uno dei cinque. Secondo le indagini del Washington Post, tuttavia, altri quattro assegni per un ammontare di 89000 dollari sono stati depositati nella stessa banca di Miami. Un totale di 114000 dollari che arrivano sullo stesso conto il 20 aprile 1972 e vengono prelevati il 24 aprile, il 2 e l'8 maggio.
La macchina d'inchiesta si mette in moto, arrivano le prime reazioni politiche, il democratico Lawrence F. O'Brien dichiara "si delinea una chiara pista verso la Casa Bianca." Secondo una fonte del Post, il procuratore John Mitchell amministra personalmente un fondo repubblicano segreto, utilizzato per raccogliere informazioni sui democratici. "Secondo fonti coinvolte nel caso Watergate":
Irrompe con queste parole "gola profonda", l'informatore di Woodward e Bernstein, la cui identità rimane ad oggi un mistero. John Mitchell è il numero uno della campagna elettorale di Nixon. Secondo Gola Profonda Mitchell controlla per l'investigazione segreta un fondo che varia dai 350.000 ai 700.000 dollari. Quattro persone sarebbero autorizzate a utilizzare questi soldi, il capo delle finanze della campagna presidenziale, Maurice Stans, che tiene il fondo in contante nel proprio ufficio, Jeb Stuart Magruder, predecessore di Mitchell alla guida della campagna e due alti ufficiali della Casa Bianca. Mitchell, intervistato, nega tutto e aggiunge "Katie Graham (editore del Post,ndr) avrà un grosso problema se questa roba sarà pubblicata."
Malgrado l'unica prova dell'esistenza del fondo sia stata distrutta, gli investigatori sono in grado di ricostruire parzialmente la lista dei beneficiari, la maggior parte non è a libro paga della campagna di Nixon. L'FBI scopre che il tentativo di introdurre cimici nel Watergate fa parte di una massiccia campagna di spionaggio politico condotta per conto del presidente Nixon da ufficiali della Casa Bianca. Le attività iniziano nel 1971 e hanno come bersaglio tutti i potenziali candidati democratici alle prossime presidenziali. Viene confermata l'esistenza del fondo occulto denunciato dal Post, per finanziare attività di "intelligence" che, per quanto facciano parte della prassi, non sono mai state così massicce: seguire i famigliari dei candidati democratici, creare dei dossier su fatti privati, falsificare corrispondenze, falsificare le comunicazioni alla stampa, investigare sulla vita di coloro che lavorano alla campagna elettorale, infiltrarsi tra di loro per individuare i finanziatori indecisi prima che finanzino i democratici.
A queste informazioni riportate dal Washington Post la Casa Bianca tramite il suo portavoce dichiara: "La storia del Post non è solo una fiction, ma una collezione di assurdità." Tre avvocati hanno dichiarato al Post di essere stati contattati a metà 1971 per infiltrarsi nelle file democratiche per conto di Nixon, in cambio della promessa di "big jobs" (buone sistemazioni) una volta che Nixon fosse stato rieletto. Latore di queste offerte l'allora trentunenne Donald Segretti, che tuttavia nega qualunque addebito e rifiuta di rispondere alle domande dei giornalisti. Ma Segretti, malgrado sia conosciuto da tutti per le sue "indescrivibili" attività, secondo l'FBI è un pesce piccolo, ne esistono almeno altri 50 in giro per il Paese. È il 10 ottobre 1972, dopo meno di un mese, il 7 novembre, ci sono le Presidenziali. 'It's a typical deal.' dice Segretti, 'Don't-tell-me-anything-and-I-won't-know", un tipico affare, non dirmi nulla e nulla voglio sapere.
Nessun controllo, carta bianca, sotto falsa identità i reclutati, avvocati a conoscenza del limite ultimo che la legge impone, devono seminare il panico tra gli undici candidati democratici (mai così tanti), aizzandoli uno contro l'altro in un clima crescente di sospetto. Il 7 Novembre Nixon vince contro il candidato democratico McGovern. Chiave della campagna elettorale, il Vietnam. Nixon vince ovunque, i suoi elettori sono i cattolici, gli italoamericani, tanti che nel 1968 avevano votato per Wallace e il partito democratico. Si tratta delle prime elezioni in cui si vota a partire dai 18 anni. Nixon è entusiasta e dichiara: "Quattro anni fa questo Paese era demoralizzato fisicamente e moralmente. È cambiato improvvisamente ma in maniera definitiva. Quello di cui abbiamo bisogno ora è di una nuova missione, che ci dia fiducia e ci faccia riconoscere il significato della direzione che abbiamo intrapreso."
Ma solo due mesi dopo due membri del comitato per la rielezione del presidente, Gordon Liddy, ex agente dell'FBI, ex impiegato della Casa Bianca, e James Mc Cord, ex CIA e FBI, vengono incriminati per spionaggio nel Watergate. Dopo 16 giorni di processo, 60 testimoni e centinaia di prove, la giuria li ritiene colpevoli di tutte le accuse. Altri quattro accusati, Bernard Barker, Frank Sturgis, Virgilio Gonzalez e Eugenio Martinez saranno rei confessi. Il procedimento ha stabilito che Liddy aveva gestito un fondo occulto di 332.000 dollari per azioni di intelligence, sotto la direzione del deputato repubblicano Jeb Stuart Magruder.
Eccetto che per rare eccezioni comunque lo scandalo Waergate non ha molto spazio nella stampa americana, viene coperto dalle notizie dal fronte vietnamita, dove le forze USA hanno iniziato a lasciare il campo, e dalle elezioni presidenziali. La maggior parte dei cittadini non si accorge del Watergate, molti giornali lo ignorano, accettando le spiegazioni che di volta in volta l'amministrazione Nixon fornisce: "nessun contatto con la Casa Bianca, gli arrestati non hanno nulla a che vedere con l'apparato per la rielezione di Nixon, il loro capo è stato incaricato di installare i sistemi di sicurezza e nell'ambito della propria attività ha interessi e clienti di cui il Presidente non sa nulla. È possibile che una manovra politica carichi la faccenda oltre la sua reale portata."
A partire da ottobre il Post e i suoi collaboratori incominciano ad essere attaccati, le loro versioni dei fatti vengono messe in dubbio, definite "immondezza politica" (Bob Dole). Sei mesi dopo sarà lo stesso Dole a chiedere le dimissioni dei due più stretti collaboratori del presidente Nixon: Haldeman e Ehrlichman. Il 1 maggio 1973 il Presidente Nixon accetta le dimissioni di Haldeman e Ehrlichman, le due colonne portanti della politica del suo primo mandato e con un discorso alla nazione, dieci ore dopo, si "assume la piena responsabilità per le azioni dei propri subordinati nello scandalo Watergate."
Gelido annuncia inoltre di avere costretto alle dimissioni John Dean III che era stato incaricato di indagare sul caso e si è invece rivelato esserne coinvolto. Ma Dean non è disposto a fare il capro espiatorio e si dice pronto a coinvolgere Haldeman e Ehrlichman. Le notizie hanno un effetto devastante. Nixon incarica il Segretario della difesa Elliott Richardson di fare chiarezza sull'intera faccenda e gli conferisce "autorità assoluta" sulla nomina di un responsabile indipendente. Ma intanto continuano a cadere i luogotenenti di Nixon, Kleindienst, del Dipartimento di giustizia, Gordon Starchan capo della USIA (United States Information Agency), oltre a coloro che hanno abbandonato nei mesi precedenti, Dwight Chapin, segretario personale del Presidente, Mitchell, Charles Colson, Magruder e il direttore dell'FBI Patrick Gray III.
Intanto i democratici si riuniscono nell'Ohio e votano all'unanimità la richiesta di affidare l'inchiesta ad un personaggio estraneo all'Amministrazione, iniziando già a valutare l'ipotesi di impeachment nei confronti di Nixon. Il 18 Maggio Elliot Richardson affida al sessantunenne democratico Archibald Cox le indagini sul Watergate. Cox afferma subito: "l'eventuale coinvolgimento del Presidente Nixon verrà immediatamente segnalato." Cox viene scelto per ultimo, in una rosa di quattro candidati, dopo che i primi tre avranno declinato l'invito, la cosa avrà una certa importanza perchè rafforzerà l'autorità di Cox su Nixon, diminuendo invece il margine d'azione di Richardson che non sarà più considerato veramente indipendente. Neanche quindici giorni dopo, le accuse contro Nixon incominciano a farsi sempre più concrete: il silurato consigliere presidenziale John Dean III racconta che Nixon era al corrente dei soldi utilizzati per acquistare il silenzio dei personaggi coinvolti nel Watergate, le sue accuse si basano esclusivamente su 35 colloqui che Dean avrebbe avuto con il presidente Nixon e di cui pare non resti traccia, ma di cui sono in gran parte stati testimoni Ehrlichman e Haldeman.
In uno di questi colloqui, Nixon avrebbe chiesto a Dean, durante il processo svoltosi in gennaio, quanto fosse neccessario pagare ancora, oltre ai 460.000 dollari già pagati, per far tacere gli imputati. La Casa Bianca invece tenta di far ricadere ogni responsabilità dei depistaggi su Dean, affermando che ci sono le prove che Dean sia stato di più di un "riluttante esecutore". Il 26 Marzo, ovvero un mese prima di licenziarlo, Nixon telefona a Dean e gli conferma la fiducia, dicendo di avere "scherzato" quando aveva domandato quanto si sarebbe dovuto pagare il silenzio degli imputati. Dean comunica al Presidente che ha l'intenzione di collaborare con gli investigatori. Qualche giorno dopo Nixon prova a obbligare Dean a firmare una lettera di dimissioni in cui Dean si assume ogni responsabilità del depistaggio sul Watergate, senza averne informato né Haldeman e Ehrlichman, né tantomeno il Presidente. Al rifiuto di Dean, Nixon gli intima di tacere su tutta la linea. La maggior parte delle conversazioni ha avuto luogo nell'ufficio del Presidente. Dean ha provato invano a recuperare i rendiconto delle giornate, che dettava riassumendo le attività svolte.
Secondo "Gola Profonda" le accuse di Dean sono per Nixon le più difficili da confutare, visto che è stato il principale responsabile della gestione Watergate negli ultimi due mesi, la sua decisione di parlare sarebbe "piuttosto scomoda" ed avrebbe provocato sia il suo immediato siluramento sia la decisione presa a malincuore di chiedere le dimissioni di Ehrlichman e Haldeman. In seguito alla decisione di collaborare, avviene anche la visita di agenti della CIA presso lo psicologo di Daniel Ellsberg, uno specialista della difesa che aveva dato informazioni alla stampa. Insomma man mano che Dean fa le sue rivelazioni si scopre che il caso Watergate è sempre stato sottovalutato e soprattutto è stata sottovalutata le possibilità che i giornalisti avessero accesso a delle fonti così affidabili e prolifiche.
Di volta in volta si è cercato sempre di salvare il livello più basso dei cerchi concentrici, coinvolgendo anche nel depistaggio il livello successivo, che così oltre alla accusa di essere più o meno al corrente, cosa di per sé imperscrutabile, si vede invischiato nella responsabilità più facilmente appurabile, quella del depistaggio stesso. Si viene a sapere che, a partire dal primo gennaio, la maggior parte delle conversazioni tra Ehrlichman e John Dean sono state registrate. Sempre secondo Gola Profonda esisterebbero anche le registrazioni delle conversazioni telefoniche intercorse tra il dimissionario Direttore della CIA Patrick Gray e Ehrlichman riguardanti informazioni compromettenti, distrutte l'anno prima dalla Casa Bianca. La stessa fonte è poi a conoscenza della registrazione tra Segretti e Ehrlichman.
Il 17 luglio Alexander Butterfield, un ex addetto alla Casa Bianca, rende noto che, a partire dal 1971, tutte le conversazioni, telefoniche e non, avvenute alla Casa Bianca, sono state registrate per volere di Nixon, "per documentare per la posterità", per lo più all'insaputa di tutti. Samuel Dash, Capo del consiglio senatoriale che indaga sul caso Watergate, ha reso noto che richiederà tutte le registrazioni alla Casa Bianca. Secondo Butterfield erano stati installati microfoni e registratori automatici, che si mettevano in funzione alla percezione del minimo rumore. Il Presidente Nixon rifiuta di dare i nastri e commenta: "la speciale natura della registrazione di conversazioni private è tale che i privilegi presidenziali devono essere tutelati di più di quanto non succeda per documenti scritti. (...) I nastri sono assolutamente concordanti con quella che ritengo essere la verità e con quello che ho detto essere la verità. Tuttavia, come spesso succede nella comunicazione orale, contengono commenti su persone o fatti che inevitabilmente potrebbero essere interpretati in maniera diversa da chi non fosse stato presente alle conversazioni. Le registrazioni possono essere correttamente interpretate unicamente tramite riferimenti ad altri documenti, cosa che innescherebbe un circolo vizioso potenzialmente devastante. Sono l'esempio più lampante del perchè i documenti del Presidente debbano essere riservati."
Oviamente nessuno crede a Nixon, soprattutto perchè Archibald Cox ha domandato la registrazione di solo otto conversazioni, il cui contenuto è già stato riferito da Dean ed è estremamente compromettente per Nixon. Nixon, quando è messo alle strette, si è sempre dimostrato incapace di gestire la situazione. Il "massacro del sabato sera" è il più drammatico giorno della crisi Watergate. Il 20 Ottobre 1973 Nixon obbliga alle dimissioni il garante dell'indipendenza delle indagini: Pat Cox.
Contemporaneamente accetta le dimissioni di chi lo ha nominato, Elliot Richardson, e del procuratore generale Ruckelshaus. Nixon sopprime la commissione d'inchiesta e scarica tutta la responsabilità di ulteriori indagini sul Dipartimento di giustizia. Subito dopo questo annuncio agenti dell'FBI sigillano gli uffici di Richardson e Ruckelshaus e il quartier generale di Cox, il portavoce dell'FBI annuncia di avere agito su ordini della Casa Bianca. Richardson ha dato le dimissioni quando Nixon gli ha chiesto di silurare Cox, stessa cosa è successa per Ruckelshaus, alla fine è venuto il turno del sostituto di Ruckelshaus che, in seguito alle dimissioni dei primi due, ha potuto agire in veste di Procuratore generale ed eseguire gli ordini del Presidente. Anche Cox ha rifiutato di accettare i termini di un accordo propostogli da Nixon, in base al quale Cox avrebbe avuto accesso soltanto ad una versione "riassunta" dei nastri richiesti.
Nixon commenta: "È evidente che il Governo non può funzionare se gli impiegati dell'esecutivo sono liberi di ignorare in questa maniera le istruzioni del Presidente." Ma un mese dopo, il 17 novembre, è costretto, con un discorso alla nazione, a dichiararsi innocente "Non sono corrotto, ho guadagnato ogni centesimo di quel che posseggo e non mi sono mai arricchito per mezzo dei miei incarichi pubblici."
Sottoposto per un'ora alle domande dei giornalisti, Nixon ha detto che le registrazioni lo scagionerebbero da qualunque accusa di avere occultato prove o offerto protezione a colpevoli e che non ha saputo dell'esistenza di fondi neri fino al 21 marzo 1973. Purtroppo alcune registrazioni non sono state fatte e alcune si sono rovinate, cosa che ovviamente ha enormemente contrariato il Presidente. La notizia che queste registrazioni non esistono gli è giunta tre giorni dopo avere licenziato Cox, il 23 ottobre. Giovedì 6 dicembre il Capo del personale della Casa Bianca rivelerà alla Commissione d'inchiesta che una "qualche sinistra forza" ha cancellato uno dei nastri richiesti, quello relativo al 20 giugno 1972 in cui erano a colloquio Nixon e Haldeman. La Casa Bianca non riesce a dare nessuna spiegazione credibile.
Il primo maggio 1974 i documenti Nixon sul caso Watergate vengono resi pubblici: si tratta di 1254 pagine di trascrizioni di conversazioni registrate in segreto tra il settembre 1972 e l'aprile 1973. Secondo queste fonti, in uno degli incontri tra Nixon e Dean, Dean chiede a Nixon se sia possibile trovare un milione di dollari (dell'epoca), per far tacere dei testimoni e Nixon risponde: "Ci si potrebbe riuscire. Dei soldi, se ti servono soldi li potremmo trovare. Potremmo trovare un milione di dollari. In contanti. So come si potrebbero trovare. Non è semplice, ma si può fare. Ma la domanda è, a chi li affidi? Hai qualche idea?" Dean propone il nome di Mitchell. "Nixon, scrive il Post, è ora profondamente impegnato a combattere la battaglia politica della sua vita."
La Corte Suprema tuttavia non crede che le trascrizioni fornite dalla Casa Bianca siano sufficientemente fedeli. Il 24 luglio 1974 richiede all'unanimità che il Presidente Nixon consegni i nastri con le registrazioni. Nixon risponde di essere infastidito, ma di essere disposto a consegnare le registrazioni. Questa decisione della Corte innesca la procedura di impeachment. Intanto per il 9 settembre è prevista la prima udienza del processo a Mitchell, Ehrlichman e Haldeman.
La Corte distrettuale americana dichiara, in prima istanza, che il licenziamento di Archibald Cox da parte di Nixon è stato illegale. Nixon è con le spalle al muro, qualunque cosa faccia o dica "potrà essere utilizzata contro di lui." La sera del 27 luglio 1974, con 27 voti favorevoli e 11 contrari, i 17 repubblicani e i 21 democratici del "House Judiciary Committee" approvano l'impeachement di Nixon: "Richard M. Nixon si è comportato in maniera contraria al proprio mandato di Presidente (...) con grande pregiudizio della legge e della giustizia e con manifesta offesa del popolo degli Stati Uniti."
10 giorni dopo, giovedì 8 agosto, Nixon sarà il primo Presidente nella storia degli Stati Uniti a interrompere il proprio mandato con le dimissioni. Gli orizzonti storici in cui il Watergate si dipana sono immensi. Dal riavvicinamento americano alla Cina, al ritiro di contingenti dal Vietnam, dalla crisi petrolifera, attraverso guerra del Yom Kippur alla crisi di Cipro, gli Stati Uniti con Nixon e soprattutto con Kissinger sembrano voler compensare le cattive notizie dal Vietnam con una politica a tutto campo, sostituire la grande guerra seguita dai media con la gestione di situazioni brevi, di "quick wins", vittorie veloci, in cui riaffermare la propria supremazia.
Qualcosa però va storto e a questo punto entrano in gioco le speculazioni sull'identità di "Gola Profonda". La CIA, l'FBI, Kissinger stesso, le ipotesi che si sono fatte sono praticamente infinite, il problema è ovviamente determinare che interesse si possa esser celato dietro le sue rivelazioni. I democratici non hanno tratto un immediato vantaggio dall'impeachment, stessa cosa si può dire in generale per qualunque attore del palcoscenico americano.
I fatti in sé della crisi Watergate sono gravi, ma la loro gravità fa quasi parte del quotidiano vissuto politico delle democrazie occidentali, tanto che lo stesso Nixon sottovaluterà quasi fino alla fine l'impatto che può avere; il fatto nuovo, che li promuove a scandalo mediatizzato e politicamente ingestibile, è la presenza di "Gola Profonda", ovvero di una regia della mediatizzazione stessa, che riesce a rintuzzare sempre i tentativi di insabbiamento e a trasformarli in elementi per l'accusa. Certo, potrebbe trattarsi di un vendicativo cane sciolto, potrebbe però anche essere un personaggio finanziato dall'estero. In questo caso la crisi petrolifera sembra offrire una chiave interpretativa. Gli Stati colpiti fanno soprattutto parte della NATO e, di conoscenza in conoscenza, potrebbero operare dall'interno della struttura occidentale senza sollevare sospetti.
Secondo il Guardian, in un articolo di Owen Bowcott del primo gennaio di quest'anno, il capo del Governo britannico Ted Heath, nel 1973 in piena crisi petrolifera, temeva che la Casa Bianca stesse per invadere l'Arabia Saudita e il Golfo Persico per assicurarsi i rifornimenti petroliferi. Secondo la documentazione di Downing Street, resa pubblica quest'anno (in virtù dei trent'anni trascorsi), l'amministrazione Nixon avrebbe dichiarato un'allerta nucleare mondiale, il 25 ottobre 1973, senza informare l'Inghilterra, che verrà a sapere la notizia dalle agenzie stampa. In particolare gli USA erano molto scontenti del fatto che la Gran Bretagna non avesse concesso le proprie basi durante l'attacco a Israele del Yom Kippur.
La crisi diplomatica si spinse tanto oltre da far dichiarare all'ambasciatore a Washington Lord Cromer, che "una o due affermazioni rasentavano l'offesa". Ted Heath farà fare uno studio sull'eventualità che gli USA procedano all'occupazione del Golfo. Lo studio di ventidue pagine è pronto a dicembre e contiene una frase che sembra tratta da dichiarazioni americane dell'anno scorso: "gli Stati Uniti potrebbero non tollerare una situazione in cui l'America e i suoi alleati si trovino alla mercè di un piccolo gruppo di Paesi non ragionevoli. Si ritiene che gli USA possano optare per un'operazione rapida, con due brigate, per controllare alcune aree di produzione del petrolio, quest'azione potrebbe essere decisa in seguito alla ripresa delle ostilità arabo-israeliane e del perdurare del blocco petrolifero."
Un attacco del genere avrebbe ovviamente provocato una reazione sovietica, innescando imprevedibili reazioni a catena. Siamo in un periodo tardo rispetto al Watergate, "Gola Profonda" ha già impresso diverse accelerazioni al caso, ma il Watergate toglie energie contrattuali internazionali agli USA, non è escluso che colui che all'inizio era un cane sciolto si trasformi poi in cane foraggiato o venga addirittura sostituito strada facendo.
Di certo questi documenti mostrano che le tensioni nel mondo sono talmente forti e gli Stati Uniti talmente nervosi, che un problema di politica interna, che li tenga occupati per un po', avrebbe fatto comodo a molti, alleati e non.

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