Da Il mondo del 05/02/1999

Echelon e' una minaccia si muova il garante

Iil sistema di intercettazioni globali non e' un' invenzione da film, ma il rischio maggiore per la riservatezza. eppure nessuno reagisce. E' l' accusa del giudice piu' esperto in tema di privacy. Che ipotizza anche un intervento della magistratura.

di Alberto Sisto

In Italia tutti dicono di preoccuparsi della privacy ma nessuno si allarma per il sistema di intrusione piu' potente del mondo, la rete di spionaggio anglo americana la cui esistenza e pericolosita' sono state rivelate da uno studio del Parlamento europeo". Carlo Sarzana, capo dei giudici per le indagini preliminari della procura di Roma, punta il dito sul sistema planetario di intercettazioni a cui partecipano Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda in grado di captare ogni comunicazione: telefonate, fax, messaggi via Internet. Il nome in codice e' Echelon, ed e' una specie di grande orecchio in grado di ascoltare tutto, proprio come nel film Nemico Pubblico che ha fatto scandalizzare Francesco Cossiga. Per primo ne ha parlato il Mondo, nel marzo del 1998. E da allora le polemiche non si sono mai spente. Anche se alle parole, come ammette Sarzana, non sono seguiti i fatti. Il capo dei gip romani e' un' esperto di intercettazioni. E' lui il magistrato che da' il via libera alle richieste che arrivano dalla procura. Inoltre, siede in commissioni internazionali che si occupano dei problemi della privacy, presso l' Ocse e il Consiglio d' Europa. Ora, in questa intervista al Mondo denuncia il silenzio del governo, del Parlamento e anche del garante della privacy. Il caso Echelon e' scoppiato quasi un anno fa. Ma nemmeno l' intervento del commissario europeo Emma Bonino, che in una intervista al Mondo ha chiesto di fare chiarezza, e' servito a ottenere azioni efficaci. Perche' ? Nessuno vuole affrontare davvero la questione. Nel luglio scorso il Consiglio d' Europa affermo' di essere a conoscenza di notizie pubblicate dalla stampa, ma di non disporre di informazioni. E due mesi dopo approvo' una risoluzione molto morbida. Anche in Italia sembra che la cosa non riguardi nessuno. Il presidente del Comitato di controllo sui servizi di sicurezza, Franco Frattini, aveva promesso un suo interessamento: non si e' saputo piu' nulla. Come non si e' saputo nulla di prese di posizioni istituzionali italiane. Devo cosi' presumere che nemmeno il governo abbia fatto passi ufficiali. L' ex presidente del Consiglio Romano Prodi ha dichiarato in Parlamento che il governo italiano non ne sapeva nulla. L' ha sorpreso ? Mi ha sorpreso il fatto che questo sistema esiste da tempo e che non ci siano iniziative dei singoli Stati dell' Unione europea per avere almeno delle informazioni concrete su questa grave forma di violazione della vita privata. Da qualche anno in Italia abbiamo anche un Garante, eppure non succede nulla. Siamo al paradosso: in Italia parliamo continuamente e ossessivamente di tutela della privacy mentre tutte le nostre conversazioni sono a rischio di intercettazione da parte di qualcuno che e' fuori del Paese. Siamo come dei cavalieri con una corazza che protegge la parte anteriore del corpo ma che lascia scoperta quella posteriore. Credo che uno dei compiti principali del Garante della privacy debba essere quello di attivarsi fortemente per ottenere notizie dal governo. Ma questa non sarebbe un' estensione indebita dei compiti dell' Autorita' ? Niente affatto. Il Garante dovrebbe avere anche una funzione rappresentativa degli interessi del cittadino. E in tale veste Stefano Rodota' dovrebbe, o meglio avrebbe gia' dovuto, occuparsi a fondo di questo problema. Che e' molto piu' grave di quello degli schedari e delle banche dati. Del resto l' Autorita' sta gia' interessandosi di questioni che non rientrano strettamente nei suoi compiti, come la videosorveglianza. Un campo in cui siamo molto indietro rispetto a Paesi come la Francia che hanno gia' una legislazione. E anziche' commissionare inchieste per conoscere l' entita' del fenomeno, Rodota' farebbe meglio a sollecitare una legge. E i magistrati ? Con notizie piu' precise riguardanti l' Italia certamente la magistratura potrebbe intervenire. Si potrebbero per esempio configurare ipotesi di reato come quelle previste dalla legge sulla privacy, ma anche reati comuni come lo spionaggio politico ed economico o il traffico di notizie riservate. Anche se sarebbero prevedibili difficolta' a perseguire a livello internazionale i reati che si commettono via satellite. Non ci sono le leggi sovranazionali. Esistono delle convenzioni, come quella sottoscritta dal Consiglio d' Europa, o le due direttive dell' Unione europea sulla protezione dei dati personali. Che si traducono pero' in leggi nazionali, nel momento in cui i Parlamenti le recepiscono. Al Consiglio d' Europa stiamo ora preparando una convenzione internazionale per la lotta alla criminalita' via Internet e quindi ci stiamo occupando a fondo di questi problemi. Ma, sembra incredibile, nessuno vuol prendere di petto la questione. Come sarebbe a dire ? Faccio parte di una commissione dell' Ocse che si occupa di sicurezza e riservatezza. In occasione di una riunione ho sollevato il problema di Echelon. E sa che cosa mi hanno risposto ? Che ero andato fuori tema. Bisogna risolvere un' ipocrisia che avvolge tutta questa materia. Da un lato c' e' chi, come per esempio l' Ocse, sollecita la protezione assoluta dei dati, magari con l' uso della crittografia. Dall' altro lato c' e' chi ricorda che esiste anche l' esigenza di controllo delle forze di polizia: d' altra parte oggi attraverso Internet si possono comprare le armi, c' e' il riciclaggio del denaro sporco, il contrabbando, il traffico di droga. E' un conflitto insanabile. Quale esigenza dovrebbe prevalere ? E' la quadratura del cerchio. Non si riesce a trovare una soluzione. Pero' una scelta va fatta. Ecco perche' parlo di ipocrisia: occorre dire qual e' l' interesse preminente nei vari casi, con tutte le cautele e i controlli possibili da parte dei cittadini. Anche gli americani hanno gli stessi problemi ? Si' . Non a caso il presidente Bill Clinton avrebbe voluto che i sistemi crittografici pubblici contenessero in se' una chiave di decrittazione permanente da parte del National security agency (la stessa agenzia a cui fa capo la rete di Echelon, ndr) che avrebbe potuto utilizzarla, sia pure sotto il controllo della magistratura. Alla fine pero' il presidente ha dovuto ritirare la direttiva. Perche' i sistemi crittografici non avrebbero avuto piu' alcun mercato. I canadesi fecero capire subito che non avrebbero mai comprato un sistema che il governo Usa avrebbe potuto violare a suo piacimento. Problemi simili ci sono anche con l' Europa e rischiano di creare un blocco di tutto il sistema informatico internazionale. Per quale motivo ? L' Unione europea sta per approvare una normativa che vieta di trasferire dati in Paesi che non assicurino una tutela equivalente. Gli americani non ne vogliono sapere e non garantiscono un' eguale riservatezza. E stanno facendo pressioni enormi affinche' questa normativa non passi. Ma se la normativa europea verra' approvata le comunicazioni commerciali con gli Usa dovranno subire grosse limitazioni. Non sara' esagerato tanto allarmismo sulle intercettazioni ? A giudicare dalle reazioni sembra un tema che interessa piu' ai registi cinematografici che alla gente. E' la tecnica dello struzzo. Si minimizza per non vedere. E poi c' e' dell' altro. Il cittadino e' sempre piu' disposto a rinunciare a gran parte della sua privacy in cambio del bene sicurezza. Questa e' una situazione preoccupante, sembra che si sia diffusa la convinzione che lo Stato e' comunque il grande fratello a cui non si puo' sfuggire. Fra i cittadini si e' diffuso un sentimento di ineluttabilita' . Del resto tutti, ormai, lasciano scie elettroniche dappertutto. E ora c' e' anche un nuovo rischio. Di che si tratta ? Quello dell' incrocio dei dati pubblici. E' in preparazione un decreto che disciplina questa materia. Bisognera' fare molta attenzione perche' ci sia un controllo efficacissimo sull' uso di questi sistemi anche da parte del cittadino. Gia' , ma in che modo ? Io vedrei meglio un ombudsman, piuttosto che il Garante della privacy. Nel settore pubblico questo compito potrebbe essere anche affidato all' Autorita' per l' informatica nella pubblica amministrazione, che e' un organismo piu' indipendente del Garante. I componenti, infatti, sono stati individuati con una procedura che ha consentito di verificarne le capacita' attraverso la pubblicazione dei curriculum dei candidati. Una strada che non e' stata seguita per i membri dell' Autorita' per la tutela della privacy, i quali sono stati scelti a scatola chiusa dai partiti. "RODOTA' DEVE TUTELARE I CITTADINI. E QUESTO PROBLEMA E' MOLTO PIU' GRAVE DI QUELLO DEGLI SCHEDARI O DELLE BANCHE DATI" Rete planetaria 13 marzo 1998. Il Mondo rende pubblico in Italia un rapporto dello Stoa, la divisione scientifica del parlamento europeo, secondo la quale esiste un sistema di intercettazione di telefonate, fax e E mail basato su satelliti spia, basi di intercettazione terrestre e supercomputer denominato Ukusa e gestito da Stati Uniti, Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Australia e Canada. 24 aprile 1998. Rispondendo a un' interpellanza parlamentare, l' allora presidente del Consiglio Romano Prodi dichiara che il governo non conosce il sistema Echelon, e che comunque lo ritiene "di non facile praticabilita' ". 14 settembre 1998. Il Parlamento europeo conferma in un suo atto ufficiale le allarmate conclusioni dello Stoa. Che intanto avvia nuove indagini i cui risultati dovrebbero essere resi noti nei prossimi mesi. 11 dicembre 1998. Il commissario europeo Emma Bonino, in un' intervista al Mondo, chiede che sulla rete Echelon sia fatta piena chiarezza.

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