Da War News del 09/09/2005
Originale su http://www.warnews.it/index.php/content/view/1943/29/

Il governo provvisorio raduna migliaia di soldati: nuove tensioni tra Jowhar e Mogadiscio

di Ottavio Pirelli

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Il mondo in guerra: ieri, oggi, domaniOggiI conflitti dimenticatiSomalia
Migliaia di uomini armati si sono radunati in questi giorni nei dintorni della sede provvisoria del governo, Jowhar. Sale la tensione a Mogadiscio, dove i signori della guerra accusano il Presidente Ahmed Yusuf Ahmed e il Primo Ministro Mohammed Ghedi di prepararsi ad attaccare la città.

Più di 5000 combattenti, secondo le stime tratte da fonti diplomatiche dall'agenzia Reuters, si sono accampati nelle vicinanze della sede temporanea del governo. Un numero che l'esecutivo somalo cerca di ridimensionare: di 1500-2000 uomini parlano le dichiarazioni diffuse dalle autorità.

Nessuna certezza neppure sulla provenienza delle nuove milizie. Voci riferiscono di forze giunte direttamente da Puntland, regione somala che da tempo rivendica la propria autonomia e patria politica dell'attuale Capo dello stato. Altre informazioni indicano la presenza massiccia di militari etiopi, giunti, secondo alcuni signori della guerra, a Jowhar per preparare la presa di Mogadiscio.

La notizia della concentrazione di soldati appare comunque da più parti confermata, e questo non fa che arroventare ulteriormente il clima politico nel paese.

Un'invasione pianificata?

E' stato lo stesso Sharif Hassan Sheikh Aden, portavoce del parlamento somalo, ha sostenere in queste ore la tesi secondo la quale si starebbe preparando un assalto in piena regola a Mogadiscio.

Versione, smentita tempestivamente da fonti interne all'esecutivo, che però non ha cessato di circolare, creando forti tensioni tra i signori della guerra che dalla caduta di Siad Barre, nel 1991, cavalcano l'onda dell'anarchia istituzionale all'interno dell'ex-colonia italiana.

Per il Ministro dell'Informazione, le manovre di reclutamento in atto riguardano il normale processo di riorganizzazione delle forze armate. Le proteste dei signori della guerra, sempre secondo il membro dell'esecutivo, cercano di ostacolare la nascita di un esercito nazionale funzionante e temibile per ogni milizia irregolare.

Le autorità negano, comunque, che i militari in questione possano essere stranieri, anche se la Reuters fa sapere di aver raccolto testimonianze di viaggiatori in transito nella zona che riferiscono di ever notato soldati etiopi dislocati in difesa delle strutture governative a Jowhar.

Già mercoledì, l'Onu ha deciso di spostare in luoghi più sicuri i suoi 13 rappresentanti presenti nella capitale provvisoria. Un segnale abbastanza evidente dell'instabilità che vive in queste ore il paese.

Le Nazioni Unite prendono sul serio la gravità della situazione: non nasconde preoccupazione per la crescente tensione in Somalia neppure Lonseny Fall, rappresentante Onu nel paese. Il suo invito alla calma, rivolto a tutte le fazioni interessate, di cui riferisce la Misna, lascia trapelare una forte apprensione per i possibili sviluppi della vicenda.

Le dispute politiche e le minacce dei signori della guerra

La questione su cui in questi mesi le forze politiche si sono divise riguarda la scelta della sede delle nuove istituzioni somale.

Il portavoce del parlamento, Sharif Hassan Sheikh Aden, e alcuni ministri premono da tempo per riportare gli organi di governo nella capitale storica. Almeno un centinaio di parlamentari guidati da Aden si sono stabiliti proprio a Mogadiscio per ribadire con la forza dei fatti la propria convinzione.

A questa possibilità si oppongono, però, gli altri membri del governo e del parlamento, oltre al Capo dello stato e al Primo Ministro. Bollata come troppo insicura per stabilirvi la centrale del nascente potere, a Mogadiscio è stata preferita una seconda opzione, quella di Jowhar, città a 90 km dalla vecchia capitale.

Al dissidio, non ancora sopito, si aggiungono i continui proclami di guerra provenienti dei signori della guerra. Mohammed Olad Hassan, un corrispondente del network BBC, conferma lo stato di cresciente tensione in cui versa Mogadiscio. Gli stessi capi delle milizie avrebbero consigliato all'Onu di evacuare i suoi rappresentanti da Jowhar.

Secondo la Misna, che cita media locali, Sheik Hassan Dahir Aweys, influente capo religioso e militare, si sarebbe detto pronto ad attaccare il governo nella sua sede provvisoria, dove si troverebbero, sempre per Aweys, anche truppe etiopi.

La possibilità che militari stranieri siano dislocati nel paese non fa che esacerbare ulteriormente gli animi dei combattenti, i quali ora fanno anche sapere di essere pronti a rintuzzare quello che considerano un atto di guerra, che coinvolge, oltre tutto, un paese tradizionalmente ostile alla Somalia, l'Etiopia appunto, che invece è in stretti rapporti di alleanza con Yussuf.

L'esperto dell'International Crisis Group Matt Bryden sostiene che lo stallo istituzionale in Somalia è dipeso in questo ultimo anno dalle scelte autoritarie di Yussuf, spesso pronto a prendere decisioni ben al di là dei poteri concessigli dalla costituzione. Per Bryden, le cui parole sono state diffuse oggi da Irinnews, i piani militari di Yussuf e della sua fazione vanno contro le richieste pressanti della comunità internazionale per la ripresa del dialogo. Un dialogo che a questo punto rischia di naufragare definitivamente, aprendo la strada a una nuova ondata di violenze.

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