Da Tibereide del 02/01/2002

A colloquio con Nino Arconte: i segreti della "Gladio delle Centurie"

di Maria Lina Veca

Antonino Arconte, 47 anni, nome in codice G-71: arruolato personalmente dal Generale Miceli nel SID, fece parte di quella Gladio militare chiamata "Gladio delle Centurie".
Depositario di molti segreti che tracciano un filo rosso che corre attraverso il mondo e collega terrorismo internazionale, fondamentalismi, guerre, un filo rosso che unisce e racconta anche molte morti misteriose...Arconte ha forse molte risposte a grandi interrogativi irrisolti della storia di questi ultimi venti anni, e molte di queste risposte sono contenute nel dossier che lui stesso ha preparato e consegnato nel 1998 alla C.I.A. e al F.B.I.
Arconte è stato intervistato da Marco Gregoretti su G.Q. con due servizi su "le guerre segrete".
Alcune domande ho voluto porgliele di persona e lui, Nino Arconte, disponibilissimo e gentile, ha risposto senza esitazione.

"Nino Arconte, che cosa è stata e cosa ha rappresentato la Gladio delle Centurie? Ed esiste ancora una Gladio delle Centurie?"
"La Gladio delle Centurie non era niente di più che una delle 32 branche in cui era stato suddiviso il Servizio Informazioni Difesa (SID) - per volontà del nostro legittimo Governo - per ciò che mi è dato di sapere- dal 1970.
Un corpo di volontari, super addestrati e con compiti istituzionali, agli ordini del Governo Italiano. Come lo stesso Generale Vito Miceli, sotto giuramento, in un aula di Tribunale, testimoniava il 14 Dicembre 1977, durante un’udienza del processo per il presunto Golpe Borghese.
Non credo che esista ancora, altrimenti, perché avrebbero dovuto "trattarci" così?"






"Chi era Ulisse? Il Generale Miceli o l'Ammiraglio Martini?"
"Come ho scritto nel mio sito, già dal 1996, per ciò che ne so io, Ulisse era il nome in codice del nostro comandante, il Generale Miceli.
Fu proprio il Generale Miceli ad arruolarmi personalmente un giorno di Novembre del 1970, nella palazzina comando della Scuola SAS di Viterbo, alla presenza del comandante Colonnello Fabrizio Antonelli, di mio padre Augusto, per la patria potestà (ero minorenne) e del Generale Renzo Zambonini, della Polizia di Stato, vecchio amico di famiglia di mio padre Augusto, ex Carabiniere a Cavallo e Polizia Imperiale in Africa Italiana.
Questo può rilevarlo dal fatto che la Home Page del mio sito è dedicata ad Ulisse.
Ho saputo dall'Ammiraglio Accame, circa due anni or sono, che un certo Ammiraglio Martini ha scritto un libro intitolato: "Nome in codice: Ulisse", nel quale accennava ad una operazione in Nord Africa, alla quale avrebbe partecipato, chiamando "Golpe morbido" quello attuato contro Ben Bourghiba (a noi noto col nomignolo di "Alì Ben Tentenna").
Se questo nome in codice fosse stato ereditato dal suo predecessore …non mi è dato di saperlo.
Dopo il 30 settembre 1977, molta confusione regnò tra i servizi di cui facevo parte.
Una cosa è certa, che pur non avendo avuto la possibilità di leggere il libro "Nome in codice: Ulisse", da quel poco che ho potuto sapere esservi dichiarato dell'operazione in Nord Africa, (a me nota col nome di Operazione A. M. (Akbar Maghreb e Guerra del pane), dal capodanno 1984 alla fine del 1985 - che tra gli altri risultati ebbe la deposizione del Presidente a vita, Alì Ben Bourghiba, nel Novembre 1987- sono troppe le cose non dette perché io possa trovare interessante leggerlo.
Peraltro, uno degli ordini da me ricevuti, per la precisione il 10 ottobre 1985, relativi alla "Operazione Akbar Maghreb" risulta essere controfirmato dall'Amm. Fulvio Martini. Che, però, non ricordo di avere mai conosciuto personalmente.



"Con chi teneva i contatti la "Gladio delle Centurie" per l’"Operazione Magreb"?"
"Una risposta, questa, troppo articolata per poterla riassumere brevemente in un intervista senza dare luogo ad incomprensioni ed equivoci.
Sul mio libro intitolato "L'Ultima Missione", da pochi giorni ultimato e che sarà, presumibilmente per il momento, pubblicato solo in Spagna, riferisco passo passo ogni fase dell'intera operazione, non nascondendo nulla che non sia dovuto a comprensibili ragioni di brevità.
Il libro è composto di 500 pagine in formato A4 che, presumibilmente, diverranno molte di più nel formato solito dei libri.
In formato ebook, che forse sarà possibile reperire anche in Italia a cura del sito www.contentreserve.com ha raggiunto le mille pagine."



"La base dei Gladiatori di Trapani (il Centro Scorpione, di cui era a capo Vincenzo Li Causi) aveva a che fare con voi?"
"Come sopra, posso solo aggiungere che la base di Trapani era solitamente utilizzata per logistica, supporto e spionaggio durante tutta quell'operazione."



"Lei ha conosciuto Vincenzo Li Causi? Cosa pensa della sua morte in Somalia?"
"Se, come si dichiara altrove - cosa che conferma anche il Ministro Mattarella nella risposta che dette alla interrogazione del Senatore Russo Spena, nel Novembre 2000 - il maresciallo Licausi faceva parte della nostra stazione di Trapani, la risposta è si, lo conoscevo sicuramente, ma non certo per nome e cognome.
Cosa penso della sua morte in Somalia? Quello che ho dichiarato anche all'Amm. Accame, quando mi fece la stessa domanda: "Una pallottola vagante che ha chiuso un’inchiesta per destinazione di fondi per operazioni inesistenti. Un tipo di reato che certo non poteva esser commesso da un semplice Maresciallo, non le pare? Ma quando l'imputato muore …l'inchiesta che lo riguarda viene chiusa per "morte del Reo" …e tutti vissero felici e contenti. Ho potuto verificare che è un modo molto solito, in Italia, di chiudere inchieste che potrebbero portare in direzioni sgradite …"



"Sa che al Maresciallo Licausi è stata conferita post-mortem la medaglia d'oro? (il che starebbe a significare che la versione della pallottola vagante non è vera, dal momento che essere uccisi da una pallottola che vaga non è azione da medaglia d'oro...) Lei che ne pensa?"
"Lei saprà che il Ministro Mattarella, rispondendo all'interrogazione preparata da Falco Accame con il Senatore Russo Spena, disse che Licausi era stato messo ufficialmente a riposo, e poi inviato a dirigere il Centro Scorpione a Trapani. Nello stesso tempo dichiarò che non gli risultava che uomini delle Forze Armate italiane fossero stati messi in congedo "fittizio", perché inseriti nei ruoli di Gladio...non gli risultava nemmeno che Nuclei Speciali della Marina Militare, inseriti in Gladio, fossero stati "iscritti d'autorità" nelle liste della Gente di Mare della Marina Mercantile, dove avrebbero svolto incarichi di copertura di (come nel mio caso) macchinista navale, e altro...Dunque, chi mente? Io no, di certo, visto che quello che dico è ampiamente documentato...D'altronde Mattarella, evidentemente, non conosceva neanche la storia, visto che nella II guerra Mondiale esistevano i Nuclei Speciali Gamma...
Io, all'epoca in cui si doveva entrare in servizio sotto copertura, dopo i fatti dello Yom Kippur, a fine '73, avevo 19 anni. Sicuramente non si poteva fingere un pensionamento, come fecero per Licausi.



"E' comunque da Trapani che partirono gli uomini per l’"Operazione Magreb"?"
"Molto spesso sì, almeno per ciò che mi riguarda. A Tunisi ci arrivai diverse volte, (non ricordo quante, quattro, cinque o più) sempre da Trapani, altre dalla Ceuta Spagnola. Ma, sicuramente, rientravo sempre a Trapani, da Tunisi, quando mi recavo in licenza a casa, in Sardegna."



"Lei ha ricevuto varie "cartoline" di "richiamo in servizio" da parte di Comsubin La Spezia, tramite la locale Capitaneria di Porto. Dunque, le Capitanerie erano informate dell'esistenza di questa Gladio? E' stato ascoltato dalla Procura Militare su questa questione?"
"Questa volta devo correggerla...non si trattava di "richiami in servizio" ma in sistemi di comunicazione per rimanere in contatto con il comando nel caso di operazioni urgenti da svolgere. Non credo, comunque, di poterle essere utile, riguardo a questa domanda. Gladio era il nome in codice di questa particolare organizzazione, militare e civile, e non credo che le Capitanerie, in quanto tali, ne fossero informate...ricordo però un episodio per lo meno strano, accadutomi nel 1989, e che descrivo e documento nel mio libro ("L'ultima missione", in uscita fra breve. N.d.R.): avevo già protestato ufficialmente per il trattamento subito, e dalla Capitaneria mi venne richiesta la restituzione di una di quelle "cartoline"...Una, e non tutte: quella datata 26 febbraio 1978. Nessuna spiegazione ma mi fu detto che, dopo che l'avessi riconsegnata, sarebbe stata rinviata all'ufficio emittente: il Ministero della Difesa a Roma. Naturalmente mi guardai bene dall'eseguire quella richiesta, chiesi spiegazioni che non ebbi mai..."



"Quale ruolo aveva Comsubin La Spezia nell'addestramento dei "Gladiatori"?
"Alla Spezia c'erano, parlo degli anni 70, per quanto mi riguarda, dal 70 al 73, basi militari dove si andava per utilizzarne le attrezzature. La base di Varignano e quella di Aulla erano tra queste. Poi le Scuole CEMM, per imparare il lavoro di copertura, la sala macchine dei mercantili, e a Capo Marrangiu i corsi di sopravvivenza, che mi furono utilissimi in Africa. Utilizzai però anche la Cecchignola a Roma, e un paese vicino Roma, non ricordo il nome, dove si svolgeva il "Corso di ardimento".



"Anche le basi della Sardegna, dove si addestravano gli altri "Gladiatori", erano utilizzate da questa Gladio?"
"L'organizzazione Gladio non era un corpo separato delle nostre Forze ARmate. Per questo mi indignavo a sentir parlare di armi, che "sarebbero appartenute all'organizzazione Gladio: io ho sempre avuto pronte a disposizione le mie armi, che venivano custodite nelle armerie ufficiali delle FF.AA. Quali depositi clandestini..."



"Se un Gladiatore finiva in prigione, lo Stato Italiano interveniva in qualche modo per tirarlo fuori dai guai?"
"Mai, ed era previsto così! Tutta questa situazione, di cui sono stato oggetto e testimone durante l'operazione A.M. è ben descritta nel sito http://www.geocities.com/Pentagon/4031 e, più in particolare, nel mio libro, dove in appendice allego documentazione probatoria e inconfutabile dei fatti narrati."



"Avete avuto degli scontri in Magreb, oppure è stata un'operazione "sul velluto"?"
"Proprio perché è stata descritta così, nel libro "nome in codice Ulisse", quella che passò alla storia come "Guerra del pane Maghrebina", non mi sono interessato di reperirlo per leggerlo. Morirono sette dei miei commilitoni in quei tumulti, e ci furono migliaia di morti in tutto il Maghreb, in seguito a quello che fu il nostro capolavoro, la famosa (negli ambienti dei servizi segreti) "tripletta" che tutti ci invidiarono, ma che rimase inimitabile. Il tradimento, da parte occidentale, non solo Italiana, delle promesse fatte agli uomini di Akbar Maghreb, in cambio del loro impegno, è alla base dell'odio, nutrito nei nostri confronti, da parte di quei reduci che dopo la guerra d'Afghanistan contro i Russi, si sono rivolti contro l'Occidente Democratico. Ho ragione di ritenere che avesse ragione G-65, il mio commilitone morto al Capo Verde, in circostante misteriose e mai chiarite (un "incidente") nel maggio 1998 (si riferisce a Tano Giacomina - n.d.R.). G-65, questo era il suo nome in codice, aveva finalmente deciso di unirsi a me nel denunciare tutto all'opinione pubblica, recandoci in USA a chiedere Asilo, quando mi confidò di essere scampato per un caso fortuito alla strage del Lucina, nel quale furono sgozzati i membri dell'equipaggio, a Djen Djen, in Algeria, nel luglio 1994. Tuttavia definire in un libro "Golpe morbido" quello che altrove fu chiamata "Guerra del pane" mi sembra perlomeno improprio, non trova?"



"In operazioni del tipo di quelle che si svolgono attualmente in Afghanistan, che ruolo avrebbero potuto giocare "i Gladiatori"?"
"Se non avessimo tradito (non noi personalmente, ma i governi occidentali coinvolti nell'Operazione A.M.) le aspirazioni dei ribelli Maghrebini che poi composero le fila dei Mujaheddhin, prima antisovietici e, poi, Talebani, tutta quella situazione non si sarebbe mai venuta a creare. Una cosa che descrissi ampiamente a fine maggio '98 alle autorità Americane, documentando anche tutto ciò che raccontavo di aver subito, e tutto ciò che si preparava, tra il Nord Africa ed il Medioriente. Ma per questo vi devo rimandare al libro, in questa sede non è possibile addentrarci di più in situazioni troppo complesse. Tuttavia posso rispondere così alla sua domanda...poniamo il caso che lei, o i suoi lettori, vi trovaste nella situazione di dover agire nei confronti di qualcuno che ha commesso dei fatti illeciti, per esempio atti terroristici, e voleste, com'è giusto, assicurarlo alla giustizia, quindi prendendolo possibilmente vivo, cosa pensereste di fare per prima: mandargli i Carabinieri, dopo averlo, in gran segreto, individuato, oppure una decina di portaerei con stormi di bombardieri e le armate degli eserciti più potenti del mondo a distruggere tutto e -…mi sembra logico- far fuggire la preda? Sarebbe come dire che i cacciatori, per prendere le lepri, nascosti nei cespugli su un prato, lo bombardassero con "Bombe intelligenti, pezzi da mortaio, ecc." …il paragone è lo stesso! All'epoca della guerra fredda, certe cose non si potevano fare, perché i paesi del cosiddetto Terzo Mondo o erano protetti dall'ombrello atomico Americano, o da quello Sovietico e nessuno si è mai potuto sognare di agire così. Questo naturalmente se ci si ostina a definire terroristi i confratelli di Bin Laden. Ma, se invece li si considera come loro stessi si definiscono: combattenti. Allora il discorso cambia, ma si dovrebbe mettere in campo forze adeguate … Ecco, all'epoca della guerra fredda, l'Organizzazione Gladio era quella forza adeguata a situazioni di questo genere e le operazioni militari che svolgemmo in mezzo mondo, erano del tutto simili a quelle verificatesi in Afghanistan, ma anche in Bosnia ed in Kosovo … Forse, oggi, non sarebbe possibile ricostituire forze così …manca il materiale umano …gente che ci crede davvero alla sua Patria ed all'Occidente per i valori che rappresenta. Ma li rappresenta ancora?



"Cosa può dirmi su Tano Giacomina, e sulla sua morte?"
"Niente di più di quanto ho già detto. Aggiungo solo che, essendo Tano, alias G-65, tra coloro che scelsero di dimenticare e tentare di essere dimenticati, per rispettare la sua scelta, non feci mai cenno a lui, neanche nel sito internet che già avevo pubblicato su internet (anche se ai primi del '98 mi manifestò la sua "forse" decisione di unirsi a me). Se il suo nome è venuto fuori ciò è dovuto alla pubblicazione da parte del Tempo di Roma, in un articolo di Stefano Mannucci del Novembre 2000, e della Nuova Sardegna da parte di Piero Mannironi, che pubblicarono lettere autografe di Bettino Craxi, il quale faceva il nome di Tano, chiedendoci di tacere, alla fine del 1986, nell'interesse del Paese …"



"Lei è un "esperto di terrorismo", uno specialista...Come viene utilizzata la sua esperienza, in questo momento in cui tutti parlano di "lotta al terrorismo"?"
"Preciso che è un termine, questo di "terrorismo", che non ho mai utilizzato, ma sentito (e letto) pronunciato da altri. Nessuno di noi lo ha mai utilizzato perché come militari, addestrati per "guerre di tipo particolare"- "guerre particolari" molto usate durante la guerra fredda nello scacchiere internazionale - non ci serviva disprezzare l'avversario, definendolo "terrorista", bensì capirlo per combatterlo meglio. Il termine "terrorista" può essere applicato a tutti, non solo agli "avversari", perché in un qualsiasi conflitto, tutti sono avversari di qualcuno o di qualcosa. Lo stesso Generale Garibaldi, poteva essere definito un terrorista dai Borbone o dagli Austriaci, perché combatteva per l'Italia unita. Si può ribattere che lui non metteva bombe per colpire la popolazione civile, ma la risposta ovvia è che, in quel tempo, nessuno lo usava. Rimane il fatto che, quando i Garibaldini usavano il cannone per entrare nelle roccaforti Borboniche, nel sud Italia, mi pare inverosimile pensare che nessuna casa di civile abitazione venisse colpita e che nessun civile sia morto a causa di queste azioni, "terroristiche" per i Borboni, "eroiche" per i patrioti Italiani. La mia esperienza, in questo momento, in cui tutti si riempiono la bocca di parole come "lotta al terrorismo" e "difesa dei valori dell'occidente democratico", non viene utilizzata da nessuno! Anzi, continuo ad essere perseguitato, come Le ho già accennato, da una banda di lazzaroni e traditori che nel mio libro descrivo con dovizia di particolari e documentazioni probatorie. La stessa banda di lazzaroni e traditori che ha ridotto la nostra Patria in queste condizioni di degrado profondo e, all'apparenza, irrimediabile! Irrimediabile, perché finché i traditori resteranno al loro posto …nulla potrà essere fatto, di veramente serio, per recuperare la Patria del Diritto alla sua vera natura!



"In questi ultimi tempi si parla molto di "terrorismo internazionale"... Lei, per "motivi di lavoro", si è dovuto muovere, per molti anni, in questo mondo...ha avuto anche contatti con Carlos. Sappiamo anche che, del suo caso, è stata interessata la Procura Militare di Roma. E' stato mai interrogato circa le sue "conoscenze"?"
"Cosa penso delle "inchieste della magistratura" lo descrivo e documento nel libro, oltre che nel mio sito...d'altronde Le ho già dato un cenno di quello che penso delle "inchieste" in quella risposta che riguarda la morte del maresciallo Licausi in Somalia, a proposito di quella "'pallottola vagante" che servì proprio a fermare l'inchiesta riguardante Licausi. Maggiori dettagli sul pensiero che mi sono formato riguardo una categoria che ha ridotto lo Stato del Diritto in Italia in questo degrado profondo, li ho documentati nei ricorsi "Arconte contro lo Stato italiano": Io ho vinto ben quattro volte davanti alla Commissione Europea, anche se la stessa si è dichiarata incompetente a giudicare i giudici Italiani. Eppure la stessa Commissione Europea mi ha dato atto, con una sua lettera ufficiale, di essere perfettamente a conoscenza della persecuzione che subivo da chi voleva e vuole impedirmi di denunciare ciò di cui sono testimone (una giustizia monca, anche quella Europea!). Comunque la risposta è sì, sono stato sentito più volte dalla Magistratura, l'ultima volta nel corso dell'inchiesta cosiddetta "Moro quinquer", nel novembre 2000 …Spero di non essere sentito anche per quelle Moro sester e settimer … Credo che la cosa migliore sia smettere di perdere tempo con la Magistratura ed informare in modo diretto e trasparente l'opinione pubblica di quello che è accaduto e che ancora sta accadendo... E' questa l'Ultima Missione! Riguardo "lo Sciacallo" (Carlos - n.d.R.) avrei molto da dirle, tipo per esempio che ero l'unico, in tutti i servizi segreti occidentali, in grado di riconoscerlo sotto qualsiasi travestimento che,da abile trasformista, escogitava …avevo un mio metodo, ed era infallibile. Ma lo conoscevo come uomo di fiducia ed abile agente del KGB Sovietico, non per il "terrorista" mercenario che dichiara di essere … In ogni caso, avendo inviato via e-mail, tempo addietro, a Marco Gregoretti (autore di due servizi sulle "guerre segrete", che riportano importanti dichiarazioni di Arconte, sul periodico "GQ"- n.d.R.) un documento riservatissimo riguardante proprio "lo Sciacallo" e non essendogli mai arrivata quella e-mail, ho presunto che chi controlla la mia posta elettronica, come il mio telefono, l'abbia già in suo possesso, così gliela invio in allegato …si tratta di un ordine M.R. (Massima riservatezza) diretto alle nostre stazioni Mediorientali e Nord Africane, il 2 marzo 1978, riguardante lo Sciacallo, nome in codice di Carlos. Penso che lei possa trovarlo interessante, sempre che le arrivi: Marco Gregoretti dovette venire a prenderselo di persona!



"Lei afferma che, già prima del rapimento Moro, circolavano delle voci su questa vicenda , e che si cercavano notizie in Medioriente...ci può dire qualcosa di più preciso in merito?"
"No, perché non ne so di più. Io, all'epoca, nemmeno sapevo chi fosse l'Onorevole Moro, ma è indubbio che gli ordini che fui inviato a portare in Medioriente, ed in particolare a Beirut, riguardavano quell'atto terroristico. Seppi del sequestro e della strage di Via Fani, attraverso un fonogramma di Roma-radio (all'epoca non c'erano i telefonini)durante la navigazione verso Alexandria d'Egitto, già partito da Beiruth, dove avevo consegnato a G-129 ( G-129 era il codice con il quale, su quei documenti, veniva indicato l'allora capitano Mario Ferraro, suicidatosi nell'estate del 95, impiccandosi alla maniglia del suo bagno...non era un nano, mi superava di vari centimetri, cioè era un uomo di 1,90 mt., ed aveva appena deciso di unirsi ad altri in una denuncia pubblica...almeno così ci aveva detto...all'epoca Tano era ancora vivo) l'ordine di attivarsi per reperire informazioni utili alla liberazione dell'On.Moro...Questi sono fatti, e i documenti relativi, già sono inseriti nell'appendice del mio libro, intitolato, come già detto, "L'ultima missione". Questa è la mia ultima missione, rendere noto l'accaduto con ogni mezzo..."



"La ringrazio della Sua disponibilità..."
"Prego, dovere!"






Qui termina il colloquio con Antonino Arconte, G-71-VO-155-M... Un colloquio, per certi versi, inquietante, perché gli scenari e gli interrogativi aperti sono molti...Alcune domande sull'agente super-segreto G-71 se le è poste Falco Accame, ex-Presidente della Commissione Difesa della Camera, in una lettera aperta al Presidente del Consiglio. Scrive Accame, prendendo lo spunto dal sito Internet dell'ex "gladiatore" sardo (www.geocities.com/pentagon/4031): "Scorrendo il sito, realizzato alcuni anni fa, si legge che "Gladio era composto da tre centurie. La prima era chiamata "Aquile", ed era composta da aviatori e parà della Folgore; la seconda "Lupi", ed era composta da personale della Marina e dell'Esercito; la terza era invece chiamata "Colombe", ed era composta da civili, donne comprese".
E Accame sottolinea anche che il nome del "gladiatore" G-71, Antonino Arconte, non figura nella lista dei 622 resa nota in Parlamento, lista risultata, comunque, "del tutto inattendibile". L'Ammiraglio Accame parla poi delle "modalità di reclutamento", che, "se vere, sarebbero del tutto inedite!"
G-71, infatti, "sarebbe stato arruolato, nel 1970, in un concorso di militari per il passaggio nel SID, tenutosi a Viterbo."
"Ora Arconte lamenta - aggiunge Accame - che, pur essendo a libro-paga dal 1970, non percepisce la pensione, né ha potuto riscuotere i due terzi del suo stipendio, accantonato in titoli di Stato."
Inoltre, sta emergendo un'ipotesi clamorosa: quando Giulio Andreotti parlò per la prima volta di Gladio, forse voleva, in qualche modo, "gettare un osso all'opinione pubblica, per coprire qualcosa di più segreto, di più occulto, e, probabilmente, di più antico, rispetto alla stessa Gladio."
E' questo uno dei passaggi del libro "Segreto di Stato", che sarà nelle librerie nelle prossime settimane, e che raccoglie una lunga intervista a Giovanni Pellegrino, Presidente della Commissione Parlamentare d'inchiesta sulle stragi. Pellegrino non aggiunge altri elementi, ma colloca questo suo accenno nel capitolo dedicato a "Gladio e le altre".
"Io non posso dire se sia esistita una Gladio parallela, quello che posso dire con certezza - dice Pellegrino in un'altra risposta dello stesso capitolo - è che la Gladio che conosciamo non esaurisce questo mondo segreto, sotterraneo. Anzi, più siamo andati avanti nelle indagini, più quello di Gladio ci è apparso come un ruolo minore."
Allora, cosa c'è oltre Gladio?
Siamo ancora nel campo delle notizie riservate, anzi riservatissime, documenti secretati, dei Segreti di Stato…
Quante volte abbiamo sentito queste parole cadere come una cortina di piombo, a chiudere l'accesso alle verità possibili, alle spiegazioni documentate, alle ricostruzioni reali di fatti, di tragedie, di morti. Il segreto di Stato... un segreto indefinito che comprende tutto e il contrario di tutto, impiegato ieri ed oggi per ostacolare ogni processo di verità, sulle stragi, sul traffico di armi e di scorie tossiche, sull'uso di uranio impoverito nelle "missioni di pace", sulle deviazioni di istituzioni che agiscono come corpi separati dello Stato.
A 24 anni dall'emanazione della legge 801/77 - che introduceva il concetto di "segreto di Stato" e rimandava, con l'art.18, "all'emanazione di una nuova legge organica relativa alla materia del segreto", abrogando contemporaneamente norme, prassi, regolamenti contraddittori e confusi - il controllo del "segreto" continua ad essere demandato a due figure giuridiche inesistenti: l'A.N.S. ( Autorità Nazionale di Sicurezza) e all'U.C.SI (Ufficio Centrale di Sicurezza), che agiscono grazie ad una serie di circolari segrete emanate da alcuni Presidenti del Consiglio e rimaste sconosciute al Parlamento.
Così norme e procedure continuano a confondersi in un gran calderone, in cui si mescolano segreti politici e militari.
Risultato?
La classificazione di segretezza "riservato", largamente usata, non trova cittadinanza nell'ordinamento penale italiano, ma compare unicamente nelle norme abusivamente emanate dall'A.N.S., che opera al di fuori dell'assetto istituzionale e normativo in materia di segretezza, in contrasto aperto con l'ordinamento giuridico in termini di sovranità nazionale e delle prerogative dei paesi membri dell'alleanza in materia di difesa e sicurezza interna.
Questa "amministrazione parallela del segreto", infiltrata capillarmente in tutta la pubblica amministrazione, ha portato alla gestione abituale di una sorta di cortina fumogena che si stende su tutta la vita di questo Paese, in contrasto con ogni riforma e legge sulla trasparenza, tutto viene gestito in maniera spesso discrezionale, insindacabile, discriminatoria, e senza uno straccio di fondamento giuridico.
Questa è la situazione attuale: ma, poiché al peggio non c'è mai fine, ecco arrivare -sempre sulla scia dell'"Enduring Freedom" e del conseguente "cambiamento di tutta la nostra vita" di cui parlava l'11 settembre il Ministro degli Interni Scajola - la proposta del Ministro Frattini e del Governo di riforma dei servizi segreti.
Un piano di riforma che renderebbe i nostri 007 sempre più liberi e i cittadini normali sempre meno liberi...
Eh, sì, perché i servizi, se passerà questo progetto, non subiranno alcun controllo del Parlamento e della Magistratura ma risponderanno solo all'Esecutivo.
Non solo: avranno ampia licenza di violare la privacy dei cittadino, se compiranno degli abusi godranno praticamente dell'impunità assoluta, un'impunità concessa a discrezione del Presidente del Consiglio, entreranno nelle nostre case, effettueranno intercettazioni ambientali e telefoniche, stravolgeranno le relazioni sociali, le libertà civili, l'integrità e l'intimità dei domicili privati...d'altronde Bush "docet", basta vedere come è riuscito a ridurre in "carta straccia" il Bill of Rights...
Vediamo più precisamente cosa potrebbe accadere, se il piano Frattini dovesse andare in porto.
Ne parliamo con Falco Accame, che ha presieduto la Commissione Difesa e che, dei servizi e delle loro "deviazioni", si occupa da anni:
"Il Governo detta legge ai servizi, oppure i servizi dettano legge al Governo? -si chiede l'Ammiraglio Accame.
E, immediatamente risponde:" ...leggendo le anticipazioni sul piano Frattini, pare non vi siano dubbi sulla risposta.
Il Governo diventa, di fatto, il semplice portavoce dei servizi. D'altronde, quando apprendiamo che, nel Paese dei cinque colpi di Stato (come affermò uno che se ne intende, il Generale Gianadelio Maletti, già capo del SID a Paolo Meli, in una celebre intervista degli anni Ottanta su L'Espresso) si vuole dare ancora più potere ai servizi...allora è chiaro chi dirige l'orchestra."
E Accame ricorda anche, citando solo alcuni nomi, il lungo elenco delle morti misteriose che da sempre accompagnano la storia dei servizi , dal Colonnello Renzo Rocca, caporicerche economiche e industriali del SIFAR, trovato cadavere nel suo studio in V. Barberini, al Generale Ciglieri (incidente stradale), al Generale Manes che chiese un caffè, durante un'audizione, e morì bevendolo, fino a Borreo, Grandi, Schiavone, Bernardini, al generale di corpo d'armata Anzà - il generale che aveva annunciato la volontà di compiere una grande opera di "pulizia" all'interno dei servizi... e, ancora, il colonnello Ferraro del SISMI, il Maresciallo Vecchioni e il Maresciallo Li Causi (in Somalia), fino al Maresciallo Dettori, implicato nella storia di Ustica, e tanti, tanti altri...
Dice Accame:"Ancora loro, i servizi deviati, quelli delle stragi, che hanno goduto e godono di assoluta impunità, e chiedono ora carta bianca! Sembra incredibile, ci accingiamo a legalizzare operazioni come quelle che hanno consentito il "PIANO SOLO" (il comandante dei carabinieri che aveva sommato anche i poteri del capo del servizio). Si tratta dei servizi della Falange Armata (quei nomi che l'ambasciatore Paolo Fulci, quando era a capo del CESIS , aveva nascosto nelle pagine di un vocabolario con l'avviso: "se mi uccidono, sapete che è colpa loro")...e questo sta per avvenire con un "inciucio" Polo-Ulivo.
Si vuole legalizzare quella raccolta di informazioni su cittadini italiani (una raccolta illegale, contro la costituzione) che ha permesso di costruire i 300.000 fascicoli custoditi presso l'U.C.SI) un ufficio che non esiste per la legge italiana!
E non dimentichiamo che i 300.000 fascicoli sono gli eredi di quei 157.000 fascicoli che avrebbero dovuto essere distrutti in seguito alle disposizioni della commissione parlamentare sui fatti eversivi del '64.
Si vuole legalizzare l'U.C.SI. che è stato definito nella relazione dei servizi segreti al Parlamento firmata dal Senatore Brutti, come "operante fuori dalla legge e contro la legge."
Si legalizzano gli O.a.s.i., gli operatori armati dei servizi segreti creati illegalmente, che la seconda corte di Assise di Roma definì "eversivi dell'ordine costituzionale".
Si vogliono legalizzare i N.O.S. (nulla osta di sicurezza) , che la stessa relazione Brutti sopra citata, aveva condannato senza appello.
Si fanno entrare ( per impedire la circolazione delle informazioni) nel codice penale delle classifiche che non vi hanno diritto di accesso, come la classifica di "riservato", che è una semplice qualifica amministrativa."
In sostanza si mira a tornare, per quanto possibile, ai servizi della P2. Sarà utile ricordare che tutti il gruppo di consulenti governativi per il caso Moro era composto da iscritti alla P2...
Si vogliono rendere ancora più incontrollabili dunque i servizi già sfuggiti in passato ad ogni controllo.
"Una proposta che si cerca di far passare - dice ancora Accame - contando sul silenzio dei vivi, sapendo che i morti di Aurisina, di Piazza Fontana, della Stazione di Bologna, di Ustica, e quanti altri, non possono più parlare. Forse avrebbero qualcosa da dire sulla indecente proposta!"
Di ben diverso segno era stata anni fa la proposta di legge di iniziativa popolare per la riforma dei servizi segreti, studiata ed elaborata dall'On. Accame: lì si partiva da questa premessa "L'incredibile quantità e gravità delle deviazioni dai compiti istituzionali che si sono verificate nei servizi segreti e nella gestione del segreto ha ormai creato il generale convincimento che queste deviazioni costituiscano la condizione normale, cioè che non siano un fatto patologico, ma un fatto fisiologico, e che l'unica cosa che si possa fare sia quella di procedere all'abolizione dei servizi e delle normative che regolano il segreto. Basti pensare che i giudici di Bologna Libero Mancuso e Antonio Dardani in una loro ordinanza di rinvio a giudizio indicano i servizi segreti come veicolo di limitazione alla nostra sovranità nazionale oltre che territorio di ricatto e condizionamento politico interno. Diceva Giovanni Cocco:"E' storicamente dimostrato che il rischio che comporta una attività statale di informazione e di sicurezza, più che probabile è fatale. E' il rischio di deviazioni, drammaticamente pericolose per la legalità e la democrazia. Ma una attività di questo tipo è d'altra parte sentita, drammaticamente anch'essa, come necessaria per la tutela stessa dello stato democratico." Non v'è bisogno infatti di grande impegno per comprendere che una attività che coinvolge la sicurezza e l'attività dello Stato, affonda le sue radici nella concezione stessa dello Stato e dei suoi principi essenziali. Se escludiamo l'ipotesi di abolizione dei servizi e delle strutture di gestione del segreto, occorre addentrarsi nella non facile strada del radicale cambiamento intervenendo in tutti i settori dove si sono manifestate carenze a partire da quella che è stata la pratica esclusione del Parlamento da ogni possibilità di controllo."
Dice ancora Falco Accame:"Per i rappresentanti dei servizi il segreto è -come ci ricorda il Generale Serravalle nel suo libro su Gladio- irrinunciabile, ma spesso è fatto di deviazioni, perché la deviazione nell'orbita delle strutture occulte, "serve meglio gli interessi del Paese".
Annotazioni − Per consentire la lettura del testo del documento allegato all’articolo, tenuto conto della scarsa nitidezza, dovuta ad aspetti tecnici di trasferimento, si riporta, in rosso, tutto quanto in esso contenuto:



Rif. G-71



Stemma della Repubblica
MINISTERO DELLA DIFESA
Direzione Generale S.B. – Personale Militare della Marina



OGGETTO: ORDINI M.R. A TUTTE LE NOSTRE STAZIONI DI MERSINA,TERTUS, BEIRUT, SIDONE, ALEXANDRIA, BENGASI, SIRTE, TRIPOLI, TUNISI, ALGERI, TANGERI,MALTA.



Segnalati movimenti insoliti intorno alla sede del Governo di Arafat a Tunisi.
Lo Sciacallo ha lasciato la sua tana di Tripoli. Si ordina a tutto il personale O.G. Militare e civile di attivarsi per conoscerne gli spostamenti e riferire.
Si autorizza intercettazione e conclusione, se possibile il prelievo.



- ORDINE A DISTRUZIONE IMMEDIATA -



Roma, li 2 marzo 1978



Per il DIRETTORE GENERALE
Il Capo della 10° Divisione
Capitano di Vascello
Gaetano Schiavo



Bollo Tondo

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