Da La Repubblica del 27/02/2007

Rossin era il custode dell'arsenale del gruppo: ha deciso di collaborare. I sindacati: altri due indagati

Parla il postino delle nuove Br. L'inchiesta arriva a una svolta

Stella a cinque punte sotto casa di Rossella. Il direttore del Tg5: "Non mi faccio intimidire"

di Marco Tosatti

MILANO - Entro la fine della settimana o all'inizio della prossima parlerà il primo collaboratore di giustizia delle nuove Br: Valentino Rossin, il postino di Abano Terme considerato come il custode dell'arsenale di Bovolenta, dov'erano nascoste le armi dei terroristi, dovrà essere sentito dal pubblico ministero Ilda Boccassini. La svolta nelle indagini sul Partito comunista politico militare trova conferme proprio nel giorno in cui la stella a cinque punte torna a intimidire. Il simbolo storico delle Brigate rosse è stato disegnato accanto al citofono dell'abitazione di Carlo Rossella, il direttore del Tg5, a Pavia.

È stata un'amica della famiglia, ieri mattina alle 7,30, ad accorgersi delle scritte accanto al citofono. Un po' prima, verso le 6 del mattino, qualcuno aveva suonato al citofono di Rossella, che però non è andato a rispondere. "Non sono cose che mi spaventano, continuerò a fare l'informazione libera che ho sempre fatto e a vivere come ho sempre vissuto, non mi faccio certo intimidire", ha detto il giornalista.

Unanime la condanna dell'episodio da parte del mondo politico e gli attestati di solidarietà a Rossella. Anche il premier Prodi gli ha telefonato per esprimere "sconcerto e preoccupazione". Vicinanza a Rossella è stata espressa anche dal presidente del Senato Franco Marini e dal presidente della Camera, Fausto Bertinotti. Altri messaggi sono arrivati dal sindaco di Milano, Letizia Moratti, dal portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, e dal vicepremier Francesco Rutelli.

Intanto, le indagini vanno avanti. Oggi la polizia postale comincerà, alla presenza degli avvocati difensori, ad analizzare i computer, i cd e il resto del materiale informatico sequestrato agli esponenti della banda armata. A Padova, inoltre, si diffonde in ambienti sindacali la notizia - che per il momento non trova conferme ufficiali - di due nuove iscrizioni nel registro degli indagati, che diventerebbero così 25.

Ma quel che potrebbe realmente fare la differenza è la decisione di collaborare presa da Rossin. "Sta maturando una scelta - si limita a dire, prudentissimo, il suo avvocato, Gianmario Balduin - al momento, però, non c'è nulla di formalizzato, voglio prima leggere nel dettaglio l'ordinanza di custodia cautelare e presentare comunque la richiesta di riesame. Quindi valuteremo eventuali strade alternative".

Se insomma dal punto di vista del legale "è un po' prematuro parlare di collaborazione", la disponibilità a parlare da parte del postino è data come quasi acquisita tra gli investigatori. Già all'indomani dell'arresto, d'altronde, l'interrogatorio di Rossin è durato più degli altri: un'ora e mezza, contro i pochi minuti degli altri arrestati, che nella maggior parte dei casi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

Ieri mattina, a Padova, un migliaio di delegati sindacali veneti si è riunito intorno ai leader nazionali di Cgil, Cisl e Uil in una manifestazione anti-terrorista e a sostegno della Camera del Lavoro padovana infiltrata dai presunti brigatisti rossi. "La stragrande maggioranza dei lavoratori è contro la violenza ma dobbiamo guardare di più ai giovani", ha detto Guglielmo Epifani. Il capo della Cgil si è dichiarato contrario alla chiusura dei centri sociali, come il Gramigna, coinvolti dall'inchiesta: "Vorrei piuttosto che diventassero un luogo di socialità così da prevenire gli estremismi".

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