Da Corriere della Sera del 11/03/2007

I presunti terroristi e i fiancheggiatori, le nuove indagini. «Un piano per rapinare la Cgil»

«Da Torino a Trieste, la rete delle Br»

Il rapporto della Digos di Milano: segnalati ai pm altri quindici nomi

di Paolo Biondani, Cristina Marrone

MILANO — Sono almeno 30 le persone identificate dalla polizia come «soggetti investigati» nell'inchiesta sulla nuova banda armata («Partito comunista politico-militare») che si ispira alla «seconda posizione», cosiddetta «movimentista», delle vecchie Brigate rosse. Nella relazione finale del 15 gennaio, depositata ai difensori, la Digos di Milano ha segnalato al pm Ilda Boccassini 29 nomi di possibili terroristi o semplici fiancheggiatori: solo 14 sono stati arrestati il 12 febbraio insieme a Salvatore Scivoli, l'armiere siciliano smascherato solo dalle successive intercettazioni. Per gli altri 15, tra cui spicca l'attivista svizzera Andrea Stauffacher, proseguono le indagini, che puntano a chiarire anche il ruolo di altri «contatti», solo in parte già identificati, soprattutto a Padova, oltre che a Torino e Milano, ma anche in altre città come Trieste e Verona. Il rapporto investigativo indica anche una mezza dozzina di possibili «contatti» all'estero, in particolare in Svizzera, Francia e Belgio.
L'inchiesta è doppiamente delicata. Da un lato, magistrati e polizia scrivono di considerare ormai smascherato il «nucleo essenziale» dell'organizzazione, composto dagli stessi 15 arrestati, tra cui tutti i capi: due anni d'indagini confermano che la direzione strategica era «compartimentata», cioè rigorosamente chiusa, e composta solo dal brigatista storico Davanzo e dai dirigenti dei tre «nuclei territoriali già operativi», ossia il milanese Latino, il torinese Sisi e il padovano Bortolato. D'altra parte, anche il tribunale del riesame, d'accordo con l'accusa, spiega che «certamente non sono state individuate tutte le persone che a vario titolo fanno già parte o stanno facendo ingresso» nella banda armata, tanto più pericolose vista la «sicura presenza di armi non ancora sequestrate», ma le indagini non devono mai «criminalizzare la semplice manifestazione di idee», per quanto «sovversive» o «criticabili».
In questo quadro reso ancora più difficile dalla precisa volontà degli arrestati di tenere «a livello clandestino», cioè «non pubblico, non politico, non sindacale», i loro «rapporti di organizzazione», il dossier nomina decine di «contatti» eversivi solo potenziali, ma come «soggetti investigati» ne segnala solo altri 15. Sei sono familiari conviventi degli arrestati. Altrettanti sono «compagni del centro occupato Gramigna», dove il gruppo di Padova è cresciuto e dove si sospetta che continuasse a «cercare proseliti». Tre sono veronesi e le intercettazioni fanno temere che fossero «in fase di costituzione di un nuovo nucleo, territorialmente radicato nella città scaligera». E altri «investigati» sono una sorpresa ideologica: erano schedati come presunti anarco-insurrezionalisti. Il tramite con il gruppo marxista potrebbe passare dall'estero: due contatti di Davanzo nella latitanza a Parigi, la svizzera Stauffacher e due misteriosi «rapinatori anarchici» elvetici indicati dal brigatista storico Marcello Ghiringhelli.
A Torino la polizia cita come sospette «frequentazioni» di Sisi (il delegato Cgil con il kalashnikov nell'orto) sei nominativi, tra cui un altro sindacalista «con precedenti per atti dinamitardi» e alcuni «giovani del Politecnico vicini all'Autonomia». Altri contatti sono ancora sconosciuti, come «tre compagni pulitissimi di Trieste», il «ventenne dell'ala ferrandiana di Rifondazione che sa ricaricare le munizioni» o i due «delegati» da cui Sisi spera di ricavare informazioni per un incredibile «progetto di autofinanziamento» concretizzato in almeno due sopralluoghi di fine 2006: rapinare la Cgil.

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