Da Articolo 21 del 01/08/2007

Da Trapani a Mogadiscio per la pericolosa via dell'archiviazione

di Rino Giacalone

Il «tam tam», ma non solo quello, va avanti da tempo. È quello che collega tra loro i delitti dei giornalisti Mauro Rostagno (26 settembre 1988) e Ilaria Alpi (20 marzo 1994) e di Vincenzo Li Causi (12 novembre 1993), agente del Sismi, ex capocentro di Gladio a Trapani. Tante coincidenze, tanti particolari che si incrociano e si sovrappongono, L’Italia e la Somalia, Trapani e Mogadiscio, l’ultimo dei comuni denominatori si chiama “archiviazione”, quelli precedenti erano i traffici di armi e delle scorie radioattive, delle commistioni strane tra apparati dello Stato e soggetti criminali, di servizi oltremodo segreti e impenetrabili, e poi una città, Trapani, dove tutti i misteri finiscono
con lo scomparire dentro le stanze di una potente massoneria, stanza di compensazione tra mafia e poteri pubblici, tra mafia, politica e imprenditoria, tra mafia e banche. Pochi giorni addietro ha suscitato scandalo, a ben vedere, la notizia dell’archiviazione sulla uccisione a Mogadiscio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. I titoloni dedicati a questa notizia non ci sono stati appena pochi giorni prima quando a Palermo è maturata un’altra archiviazione, l’ennesima, per il delitto di Mauro Rostagno. Poi sembra essere scomparso dalle cronache il caso di Vincenzo Li Causi il maresciallo del Sismi vittima di uno strano incidente militare in Somalia mentre in Italia diverse procure, Trapani compresa, stavano cercando di capirci qualcosa su Gladio e in particolare sul centro
Scorpione di Trapani che era affidato a Li Causi e che era rimasto attivo, quando risultava già sciolto, aveva a disposizione un aereo ultraleggero e una pista per atterrare senza essere visto dai radar, dalle parti di Castelluzzo, territorio di San Vito Lo Capo. La magistratura ha tentato di far celebrare un processo per Ilaria Alpi, Miran Hrovatin e Mauro Rostagno, ma non c’è riuscita, per Li Causi non c’è stato nemmeno il tentativo di capire qualcosa di più sulla sua morte: il super agente Sismi, insignito della medaglia d’oro, arrivò in Italia già chiuso nella sua bara, è sepolto oggi a Partanna, nel Belice, suo paese d’origine, non fu nemmeno fatta l’autopsia. Il comune denominatore più pesante tra questi delitti è quello del traffico di armi coperto dalla «cooperazione internazionale». Rostagno lo avrebbe filmato, nascondendosi dalle parti di un aeroporto militare ufficialmente dimesso, quello di Kinisia, alle porte di Trapani, provò a svelarlo ma venne ucciso
prima di riuscire a parlare di uomini in tuta mimetica che scaricavano dal ventre di un Hercules C 130 casse con medicinali, per caricare casse con armi che venivano anche provate prima di imbarcarle: realizzò un filmato, una cassetta che teneva sulla scrivania nella tv locale dove lavorava a Trapani, Rtc, e che sparì dopo il delitto, forse c’è qualche copia, per qualcuno può essere diventata una “assicurazione sulla vita”, Rostagno voleva mandarla in onda, ma non gli fu permesso. Vincenzo Li Causi forse conosceva questo traffico e quando si rese conto che con le armi viaggiava qualcos’altro, scorie nucleari, rifiuti tossici, lo avrebbe svelato a Ilaria Alpi la giornalista che sulla strada della somala Bosaso avrebbe toccato materialmente l’affare. Ma i comuni denominatori sono
anche altri, ci sono per esempio i depistaggi: un investigatore che a Trapani si occupò delle indagini sul delitto Rostagno racconta che da quando cominciò ad occuparsi dell’indagine, non passava giorno che un agente del Sismi con scuse qualsiasi finiva con l’andarlo a trovare, c’è poi un rapporto dell’allora procuratore Gianfranco Garofano che indicò depistaggi e fascicoli spariti, come una serie di brogliacci sulle intercettazioni compiute a ridosso del delitto, ci sono poi i nastri che si
sono smagnetizzati. Ci fu poi un teste che il giorno in cui entrò nella stanza di un magistrato palermitano che si occupava del delitto di colpo disse di non sapere nulla dell’omicidio Rostagno sebbene fino a poco prima aveva garantito notizie clamorose, in quell’ufficio c’era un investigatore che tempo dopo, nella indagine sulle talpe a Palazzo di Giustizia di Palermo, si scoprirà essere fonte dei mafiosi. La presenza di agenti, stavolta del Sisde, venne accertata invece dalla magistratura
trapanese, durante le indagini sulla Gladio trapanese, furono visti aggirarsi spesso nei pressi del Palazzo di Giustizia, in particolare nelle giornate in cui erano programmate alcune audizioni di testi. Per il caso Alpi Hrovatin l’ultimo depistaggio porta la firma della commissione parlamentare d’inchiesta che ha provato a far passare il lavoro giornalistico di Ilaria e Mirian in Somalia come una vacanza. Elementi che si sovrappongono: Giancarlo Marocchino, l'imprenditore italiano trapiantato in Somalia, figura dubbia comparsa sullo scenario dell'omicidio della giornalista della Rai, parebbe sia stato «intercettato» a parlare anche dell'omicidio Ristagno; Giuseppe Cammisa, detto “Jupiter”, uomo vicino alle cosche della mafia belicina, finito nel 1988 a disintossicarsi dentro la Saman di Rostagno, anche lui tra i presunti killer (prosciolti) del delitto Rostagno, diventato braccio destro del guru Francesco Cardella e finito a trattare imprecisati affari tra Malta e la Somalia, fu l'ultimo a parlare con Ilaria Alpi. Tanti elementi, tante piste, una sola conclusione, archiviazione!

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