Da La Repubblica del 02/06/2006

Roma, in Appello confermati 3 ergastoli. La vedova: grave non riconoscere collegamenti, colpa della

D´Antona, assolti gli irriducibili br "Dal carcere nessun ordine d´uccidere"

di Claudia Fusani

ROMA - Non esiste legame "operativo" tra le vecchie Br, gli irriducibili in carcere, e le Br-pcc che hanno ucciso Massimo D´Antona e Marco Biagi. Confermata, invece, la condanna per banda armata per Federica Saraceni, Paolo Broccatelli, Simone Boccaccini e Bruno Di Giovannangelo, i "comprimari" del gruppo di fuoco che la mattina del 20 maggio 1999 e la sera del 19 marzo 2002 uccisero i due giuslavoristi. Confermati anche i tre ergastoli per Nadia Lioce, Marco Mezzasalma e Roberto Morandi.
Sono i passaggi chiave della sentenza della prima Corte d´Appello di Roma letta ieri pomeriggio dal presidente Antonio Cappiello. Per l´accusa «il verdetto smonta alcune certezze importanti come quella della continuità operativa tra irriducibili in carcere e nuovi militanti all´esterno ma ne consegna altre altrettanto pesanti». Come la conferma delle condanne per banda armata che in primo grado avevano vacillato. Per Olga D´Antona è «gravissima» l´assoluzione degli irriducibili che sono «i detentori dell´esperienza dell´organizzazione».
Il pg Antonio Marini, «soddisfatto perché abbiamo affermato verità e giustizia» non vuole dare troppo peso all´assoluzione di Antonino Fosso, Francesco Donati, Franco Galloni e Michele Mazzei, le vecchie Br-pcc smantellate negli anni ottanta, più ergastoli per altri delitti e condannate in primo grado per banda armata. Contro di loro la procura di Roma e gli investigatori della Digos avevano prodotto documenti e perizie che dimostravano che il via libera ai due omicidi, alla ripresa della lotta armata e "all´attacco al cuore dello Stato" era arrivato proprio dagli irriducibili detenuti nel supercarcere di Trani. Nelle celle erano stati trovato appunti che, secondo le perizie, «contenevano lo schema della rivendicazione dell´omicidio D´Antona». Addirittura la stessa rivendicazione, pur con blocchi di frasi diverse, dove al posto del nome della vittima per esteso c´erano le iniziali "Md´A".
La corte d´Appello ha giudicato quegli indizi «non sufficienti» per dimostrare il legame operativo tra irriducibili in carcere e nuovi militanti. «E´ la novità di questa sentenza che comunque conferma l´impianto accusatorio» osserva Luca Petrucci, avvocato della famiglia D´Antona. Anche se manca la conferma processuale, non c´è dubbio - spiegano gli investigatori dell´antiterrorismo - «che in carcere sapevano e che dal carcere è arrivato il via libera. Altrimenti non si spiega quando le Br scrivono nella rivendicazione D´Antona che "gli Ncc hanno agito raccogliendo l´eredità e nella continuità oggettiva delle Br-pcc"». Verità storica e verità processuale spesso non vanno insieme e lasciano salti logici da spiegare.
Il pg Marini è «soddisfatto» anche per la conferma della condanna per banda armata per Federica Saraceni e gli altri. Va detto che resta ancora da celebrare - congelata per l´applicazione della legge sulla inappellabilità su cui si dovrà pronunciare la Consulta, «uno smacco» per la vedova - la parte del processo per cui Saraceni e Broccatelli sono stati assolti dall´accusa di omicidio. «E´ andata male, ci aspettavamo piena giustizia ma faremo ricorso» promette Luigi Misiani, legale di Federica Saraceni. La donna si è sempre dichiarata innocente e ha cercato di spiegare i numerosi indizi contro di lei. Era l´unico imputato in aula ieri pomeriggio. Gli altri avevano chiesto di essere allontanati dalle gabbie perché «ci può giudicare solo il proletariato o le Br».

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