Da Affari Italiani del 06/07/2006
Originale su http://canali.libero.it/affaritaliani/cronache/banellisacconi0507.html

Brigate Rosse

La pentita Banelli: "Avevamo nel mirino il sottosegretario Sacconi"

E' un Maurizio Sacconi scosso quello che risponde al telefono per commentare con Affari le dichirazioni spontanee della brigatista Cinzia Banelli. La pentita ha appena dichiarato che se le Br non avessero ucciso Marco Biagi avrebbero ammazzato proprio lui.

L'ex sottosegretario al lavoro del governo Berlusconi spiega quasi in lacrime le sensazioni da brividi sulla schiena che sta vivendo in queste ore e il primo pensiero va all'amico Marco, falciato dalle Br in una sera di marzo di quattro anni fa sotto la sua casa di Bologna: "Inevitabilemente ho ripensato a quello strano fenomeno del film Sliding Doors. E soprattutto ho pensato al mio amico Marco che poteva essere salvato e a questo strano destino per cui io sono qui e lui non c'è".

Poi l'esponente di Fi si sofferma sulle dichiarazioni della Banelli che a suo avviso "hanno anche un risvolto più generale quando dice che i terroristi si muovevano in parallelo alle dinamiche politiche e sociali. Non si muovevano cioè secondo un proprio autonomo progetto, ma cercavano di deviare il corso delle vicende politiche e sociali".

Per Sacconi la battaglia contro il terrorismo non è ancora vinta: "Bisogna mantenere la guardia alta perché abbiamo sconfitto una colonna, ma il fenomeno non è estirpato del tutto. I brigatisti - spiega - sono dormienti e spaventati dai successi delle indagini che hanno individuato i responsabili degli omicidi Biagi e D'Antona".

"Questo terrorismo è ancora un fenomeno carsico che ogni tanto riemerge e lo fa colpendo persone inermi come era Marco Biagi". Per sconfiggerlo definivamente - avverte Sacconi - è necessario "isolare tutti i radicalismi che sono il brodo culturale che tiene in vita questi germi negativi".
Ma leggiamo le testuali parole dell'ex brigatista Banelli scritte nelle sue dichirazioni spontanee: "Nella progettualità delle Br, in quel momento l'unica alternativa credibile, di ripiego all'uccisione del professor Biagi, sarebbe stata l'uccisione del sottosegretario (Maurizio) Sacconi, in quanto coordinatore del lavoro sul libro bianco".

La Banelli, che attualmente si trova sotto protezione in una località segreta, ha consegnato alla corte sette pagine dattiloscritte di dichiarazioni, divise in due parti. Nella prima, la donna spiega perchá è stato scelto come obiettivo Biagi, mentre nella seconda precisa la natura della sua dissociazione dalle Br. "Biagi diviene l'obiettivo principale dell'attacco al cuore dello stato nell'otttore del 2001, con la presentazione da parte del governo della libro bianco sulla riforma del lavoro", si legge nella dichiarazione.

"Non fu, quindi, una scelta casuale o estemporanea ma quasi inevitabile per ciò che Biagi rappresentava in quel preciso passaggio storico".

Nella seconda parte, la pentita affronta i motivi della dissociazione dall'organizzazione. "Mi è stato contestato in primo grado di aver avviato una collaborazione di tipo opportunistico, non mi riconosco in questa immagine - precisa ancora - Personalmente ritengo la collaborazione un passo avanti rispetto alla dissociazione, che concretizza la volontà di contribuire a combattere una forma di lotta politica che non ha più senso di esistere. Per quanto mi riguarda la considero anche un modo per riconciliarmi con la società in cui vivo".

"Il bilancio autocritico dell'intera esperienza nelle Br mi aveva ormai presentato il quadro desolante della nostra follia, tutte le giustificazioni ideologiche politiche, con le quali avevamo assolto la nostra violenza, dimostravano la loro falsità. La nostra azione non aveva infatti modificato e neanche scalfito l'ingiustizia sociale. Al contrario, la nostra violenza aveva aggiunto un altro tipo di ingiustizia, la morte prematura e violenta, il dolore. Questo, insieme alla mia nuova responsabilità di madre, mi spinse verso la decisione di collaborare con la giustizia".

La Banelli conclude spiegando che collaborazione continuerà nel tempo, perché c'è l"'interesse collettivo di fare la maggiore chiarezza possibile intorno alla nuove Br Pcc, in modo tale da non dover consegnare al futuro uno strascico di incertezze e di sospetti che potrebbero inutilmente e dannosamente protrarsi per i decenni a venire".

Nel frattempo la corte d'assise d'appello di Bologna ha condannato la "pentita" delle nuove Br Cinzia Banelli a 15 anni e 4 mesi, riducendo la pena di 16 anni di reclusione inflittale in primo grado per l'omicidio del giuslavorista Marco Biagi, avvenuto nel marzo 2002.

La corte, presieduta dal giudice Paolo Angeli, ha concesso alla Banelli l'attenuante speciale prevista per i collaboratori di giustizia solo per "il possesso delle armi" escludendola invece per l'assassinio di Biagi. Il procuratore generale Vito Zincani aveva chiesto una condanna a 14 anni e otto mesi con applicazione della speciale attenuante prevista per i collaboratori di giustizia.

Daniele Riosa

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