Da Corriere della Sera del 30/01/2007

Pena di morte, da Addis Abeba il premier spinge per la moratoria

L'Italia all'Unione Africana: «Siamo pronti a ospitare un summit sulla Somalia»

Prodi: nei negoziati anche i moderati delle Corti islamiche

di Francesco Alberti

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Il mondo in guerra: ieri, oggi, domaniOggiI conflitti dimenticatiSomalia
ADDIS ABEBA — Torna il Romano Prodi in versione «Facilitatore», come lui stesso si definì l'estate scorsa durante la guerra in Libano tra Hezbollah e Israele. Stavolta il premier gioca su un altro tavolo, quello della crisi tra Etiopia e Somalia. Dalla tribuna dell'assemblea generale dell'Unione Africana, riunita ad Addis Abeba, il capo del governo ha offerto la disponibilità italiana «ad organizzare, ed eventualmente ospitare, una Conferenza di pace per la Somalia che getti le basi per la ricostruzione del Paese». Un appuntamento da preparare «non appena le condizioni lo consentiranno» e che, nelle speranze di Palazzo Chigi, dovrebbe essere preceduto dal «completamento del ritiro delle truppe etiopi, dal parallelo dispiegamento di una forza di stabilizzazione africana, che l'Italia è pronta a sostenere, e dall'avvio di un processo di riconciliazione tra le varie componenti religiose». Nell'agenda del Professore sono poi entrate anche altre pratiche: la proposta, illustrata al nuovo segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, di una Conferenza di pace per l'Afghanistan; il rilancio del «multilateralismo» come indispensabile chiave di approccio per la risoluzione di crisi tipo Somalia e Darfur; un'azione di lobbing a favore della moratoria della pena di morte, tema di cui l'Italia si è fatta locomotiva in Europa e che, parole di Prodi, «si sta facendo spazio tra i Paesi africani».
Ma è stata soprattutto la Somalia, e più in generale la pacificazione d Corno d'Africa, che «sta molto a cuore all'Italia», a fare da perno alla girandola di incontri avuti da Prodi nel Palazzo delle Nazioni Unite di Addis Abeba. Con il primo ministro etiope Zenawi e, a ruota, con il presidente somalo Yussuf Ahmed e il segretario generale dell'Onu (presto in visita a Roma), il Professore ha rilanciato con forza la necessità «di chiudere in fretta questo conflitto prima che diventi endemico».
E l'unica chiave, ha aggiunto con indiretto riferimento critico ai recenti bombardamenti americani in Somalia, «non sono le bombe, ma soluzioni negoziali». Un approccio «multilaterale», ha insistito, sull'esempio di quello che sta alla base della missione Unifil in Libano. In questo senso, il presidente del Consiglio, dopo aver rilanciato la necessità di «una triangolazione tra Unione Africana, Nazioni Unite e Ue» e aver assicurato che le tensioni innescate tra Italia ed Etiopia dai bombardamenti Usa «sono completamente superate», non ha escluso la possibilità di un coinvolgimento nel processo negoziale anche «della componente più moderata delle Corti islamiche»: sia attraverso una diretta partecipazione alla Conferenza di pace che nell'eventualità si creassero le condizioni per «un ampio governo» aMogadiscio.
È un Prodi «for Africa» quello che, al vertice dell'Ua e poi di fronte alla comunità italiana del circolo «Juventus» (sì, proprio i bianconeri di Torino) ha garantito «il proprio impegno personale in sede europea» per far sì che il Continente Nero balzi ai primi posti dell'agenda mondiale. «È un partner irrinunciabile» che sta dando «segni di risveglio politico ed economico» e verso il quale Roma intende spendersi sia sul fronte della lotta all'Aids (l'Italia, finora inadempiente, aggiungerà la propria quota al Fondo di 260 milioni di euro) che su quello della formazione («I nostri centri di sapere sono a disposizione dei Paesi africani»).
Chiusura tra gli applausi per il Professore. Che si è così congedato dalla platea: «Navashukuru kua kunisikiliza». Colpo di sole? No, solo un ringraziamento in lingua swahili.

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