Da L'Ora del 04/11/1972

L'uccisione di Giovanni Spampinato. Si sentiva in pericolo

Nell'aprile di quest'anno il nostro corrispondente aveva ritenuto necessario compilare una "memoria" riservata sulle trame dei fascisti nel Ragusano che sarà consegnata alla magistratura. Aveva notato molte significative coincidenze, sapeva che il suo telefono era controllato dalla polizia. "Potrebbe significare, ma questo sembra azzardato, che si sta costruendo non so quale provocazione sulla mia persona, dato che negli ultimi tempi sono venuto a conoscenza di fatti gravi, e forse si sopetta che sappia molto più di quanto non dica" scriveva riferendosi al delitto Tumino e alle manovre fasciste.

di Mario Genco

"Potrebbe significare, ma questo sembra azzardato, che si sta costruendo non so quale provocazione sulla mia persona, dato che negli ultimi tempi sono venuto a conoscenza di fatti gravi, e forse si sopetta che sappia molto più di quanto non dica".

Così Giovanni Spampinato - il nostro corrispondente ragusano, assassinato dal figlio del presidente del Tribunale di Ragusa, Roberto Campria, venerdì scorso - concludevaun rapporto sulle attività neofasciste nel Ragusano, consegnato alla Federazione di Ragusa del PCI il 7 aprile, un mese esatto prima delle elezioni di maggio.

Scriveva della sua morte, quasi sorridendoci sopra con la serena modestia che distingueva la sua attività di giornalista attento ed intellettuale consapevole del suo ruolo in una città come Ragusa.

Sono anche, queste parole e tutte le altre che stanno scritte sulle cinque facciate manoscritte del rapporto, il più bello elogio funebre che possa esser detto di un cronista.

Ma quel cronista se l'è scritto da solo, a noi tocca leggere.

Le conclusioni del piccolo dossier - del quale pubblichiamo oggi ampi stralci, quelli diffusi dalla fedrazione ragusana del PCI che rivelerà l'esistenza del documento questa sera in un comizio e, nei primi giorni della settimana prossima, lo consegnerà al sostituto procuratore generale dr. Auletta - sono di una lucidità terrificante.

Al di là della commozione che suscitano (ma è difficile far finta che questo confine non ci sia: e perché, poi?), è impressionante la esattezza con la quale si prevedono i termini reali con cui la "provocazione" - come Giovanni la chiamò - è stata attuata, e i motivi che l'hanno mossa, i modi che l'hanno compiuta.

Ci sono infatti tutti, in quelle cinque paginette, i personaggi dei quali (ciascuno a suo modo e alcuni con ruoliancora ambiguamente sfumati) si è parlato in relazione ai due omicidi-incastro dell'ing. Angelo Tumino e di Giovanni Spampinato: e ci sono anche tutte le compromissioni, le connivenze e le omertà che hanno ammagliato Ragusa nella trama e nelle sue sconcertanti diramazioni delinquenziali.

Molte delle cose scritte da Spampinato nel rapporto non potranno essere pubblicate - non adesso almeno; è bene che su esse indaghino a fondo polizia e magistratura. Più di quanto non abbiano fatto fino ad oggi, e tanto poco indagarono da giustificare ampiamente il grave sospetto che, avessero voluto lavorare solo un po' più seriamente, Giovanni Spampinato non sarebbe stato assassinato.

Proprio con considerazioni analoghe Giovanni apriva la sua relazione.

"Una serie di considerazioni su alcuni recenti fatti avvenuti nelle province di Ragusa e Siracusa, fatti che ben s'inquadrano in una ripresa, se mai c'è stata interruzione, della strategia della tensione e della provocazione ... mi fa ritenere che nella Sicilia Sud-orientale elementi neofascisti stanno preparando le condizioni per una grossa provocazione. Tali elementi, fra cui fanno spicco alcuni come Delle Chiaie o Quintavalle, si muovono in modo tale da scaricare sistematicamente le responsabilità delle loro azioni terroristiche sui militanti della cosiddetta sinistra extraparlamentare, nel chiaro intento di coinvolgere l'intera sinistra di classe. In questo senso va vista la bottiglia incendiaria posta dagli stessi fascisti vicino alla sede della CISNAL, che ne ha annerito semplicemente la porta, in questo senso va vista la sapiente distribuzione delle bombe di Siracusa".

La polizia rimane a guardare o, al massimo, controlla i movimenti e i telefoni dei militanti di sinistra: ne darà più avanti una testimonianza lo stesso Spampinato quando, parlando di un convegno tenuto a Siracusa, riferisce che alla riunione era presente, goffamente camuffato da "persona normale", anche un poliziotto della squadra politica di Ragusa.

Scrive:

"La polizia era a conoscenza del mio spostamento a SR, essendomi inequivocabilmente accorto, per un inconveniente tecnico, che mentre parlavo con SR il mio telefono era controllato. questo fatto a mio avviso dimostra che la polizia si muove nelle direzione giusta per costruire (il verbo costruire è usato qui evidentemente, in senso traslato, per indicare come la polizia non vada tanto per il sottile, quando si tratti di 'incastrare' elementi della sinistra. N.d.R.) gli attentati su misura agli extraparlamentari".

Se dipendesse solo dagli investigatori di Ragusa, peraltro, noi non sapremmo nulla di Stefano Delle Chiaie.

"La squadra politica di Ragusa - scriveva Spampinato - ha dichiarato di non conoscerlo, di non sapere se è anarchico o fascista, di non aver mai avuto sue foto".

Invece, aggiungeva il nostro corrispondente, che già ne aveva scritto nell'inchiesta sul neofascismo ragusano e siracusano pubblicata su questo giornale nell'inverno scorso:

"A gennaio è stato segnalato a Ragusa Stefano Delle Chiaie, uno dei principali esponenti del neofascismo terroristico, implicato fino al collo negli attentati del dicembre 1969, imputato latitante al processo Valpreda ... E' stato visto in compagnia di Cilia (deputato del MSI al Parlamento regionale, spregiudicato ricercatore di voti negli ambienti meno raccomandabili del sottobosco delinquenziale di Vittoria, e anch'egli, singolarmente, appassionato di antiquariato e archeologia, come tutti gli altri protagonisti delle sanguinose vicende ragusane di quest'anno. Di costui Spampinato delinea un ritratto abbastanza ampio, con implicazioni tanto gravi da rendere necessaria l'omissione di gran parte delle notizie contenute nel rapporto, la cui valutazione tocca ai magistrati che stanno conducendo l'inchiesta. N.d.R.), oltre che di Vittorio Quintavalle, già appartenente alla X Mas di Valerio Borghese".

Su questo inquietante personaggio, e sulle sue fulminee apparizioni ed eclissi, Giovanni Spampinato si sofferma a lungo, rivelando particolari sui quali è, ancora, compito della magistratura indagare.

Quello che si può riferire, della parte che lo riguarda nel rapporto è già abbastanza significativo:

"Il Quintavalle, che è stato a Ragusa per diverse settimane, a partire da Natale (e c'era stato già prima, in occasione di diverse campagne elettorali) è ripartito precipitosamente per Roma in seguito alla pubblicazione di notizie che lo riguardano su L'ORA ... Il Quintavalle ... ha detto a volte di essere pittore, altre volte laureato in pedagogia, altre volte costruttore. Sembra invece che sia coinvolto ... (in) traffici a cui sono interessato molti fascisti ... E' stato subito interrogato dai carabinieri in merito al delitto Tumino la sua abitazione è stata perquisita".

Neanche per Quintavalle, potremmo sapere granché dalla polizia di Ragusa che, enigmaticamente, si limita a definirlo, scrive Spampinato, "una guardia del corpo".

Del corpo di chi? Chi aveva bisogno a Ragusa di un guardiaspalle, e perché? La polizia ragusana è piena di buona creanza, non mette mai il naso negli affari che non la riguardino.

E si arriva al delitto Tumino.

"In merito al delitto Tumino si impongono alcune considerazioni, prima fra tutte quella che ad oltre cinque settimane dal crimine (ma quante ne sono passate ancora, fino a venerdì scorso! - N.d.R.) le indagini condotte dai carabinieri per conto della Procura della Repubblica sono insabbiate. Il Tumino era coinvolto in traffici non chiari di oggetti d'arte ... Ancora oggi, pesano gravi sospetti su Roberto Campria, figlio del giudice".

Su quel delitto non c'è altro, tranne qualche riga che abbiamo saltato per i motivi che più volte abbiamo spiegato: e ciò dà corpo all'ipotesi, già avanzata su queste cronache, che Giovanni Spampinato non stesse dietro al "colpo" giornalistico che intuiva probabile dal caso Tumino, quanto piuttosto alle prospettive che quella vicenda sembrava promettere sull'estensione e l'attività dei gruppi neofascisti operanti a Ragusa e Siracusa.

Lo dimostra la la stessa attenzione scrupolosa, quasi pignola, con la quale tentava di riportare - con la sintesi tipica più di un promemoria che di un documento conclusivo - ad un unico gomitolo i fili che riusciva a mettere insieme giorno per giorno.

Anche perciò il rapporto assume le dimensioni quasi di una "ipotesi di lavoro" da sviluppare ulteriormente, con la collaborazione e l'impegno connettivo, per irrobustirne gli elementi, metterne in chiaro i collegamenti, farne uno strumento operativo.

Giovanni Spampinato aveva continuato a lavorare in questo senso, ed è tragicamente significativo che poche settimane dopo la stesura del rapporto - il 5 aprile: il 16 aprile il tribunale di Palermo gli darà causa vinta nel processo per diffamazione intentatogli da Campria - cominci a prender corpo la provocazione.

Campria cerca i primi contatti, chiede insistentemente di parlargli. Va anche più in là: tenta - lo ha rivelato al sostituto procuratore generale Auletta l'onorevole comunista Giorgio Chessari - perfino di iscriversi al partito comunista.

La richiesta viene seccamente respinta, ma fornisce un'altra prova delle oscure direttive tramate dalla "centrale" che ha organizzato l'assassinio di Giovanni Spampinato ed ha fatto scattare i grilletti nelle mani di Roberto Campria.

In questo senso sì, costui ha ragione quando "confessa" di avere sparato meccanicamente.

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