Da Archivio '900 del 04/02/2012

Se la stampa soffre l'assenza del Cavaliere

di Gavino Pala

Finalmente un governo sobrio. Ma abituati alla politica italiana di questa seconda repubblica forse non ne capiamo ancora la portata. Passare, in pochi mesi, dal Bunga Bunga alla cena di capodanno di Monti e signora a Palazzo Chigi, con lenticchie e cotechino comprate dalla signora stessa, forse quasi ci disturba. Siamo stati abituati, negli ultimi 17 anni, alla politica urlata nei talk show, a politici pronti a mostrare il dito medio a telecamere e manifestanti, ai conflitti di interesse e ai magistrati “antropologicamente diversi”, c’era anche chi si preoccupava di dare del comunista all’avversario e chi del mafioso e delinquente.

Da qualche mese non è più così. Naturalmente anche il governo tecnico, composto da professori di primissimo piano, è fatto di uomini, e come tali pronti a mostrare le loro debolezze. Il ministro dell’istruzione, il professor Profumo ha impiegato molto tempo prima di lasciare la carica di presidente del CNR che il ministero controlla (lo ricordava Libero praticamente tutti i giorni).

Poi c’è stato lo scandalo Malinconico, sottosegretario alla presidenza del consiglio abituato a farsi pagare le vacanze dalla cricca, a sua insaputa il ministro Patroni Griffi cha ha pagato il suo appartamento con vista Colosseo molto al di sotto del suo reale valore o Martone, sottosegretario del Welfare, che prima da dello sfigato a chi non si è laureato entro i 28 anni e poi si scopre, lo scrivono Libero e il Fatto quotidiano, che la sua abilitazione all’insegnamento universitario e il suo curriculum ha almeno qualche pecca.

Ma sembra, dopo un primo amore di quasi tutta la stampa per Monti e il suo sobrio governo, che a molti giornalisti quasi manca la politica urlata e che sia più importante fare congetture che dare notizie, così leggiamo articoli che, mettendo in fila solo alcune notizie, cercano di arrivare ad una conclusione ben definita e prestabilita.

In fondo il giornalismo italiano, negli ultimi anni, ha faticato a sentirsi totalmente libero (e l’ultima classifica sulla libertà di stampa l’Italia è scesa al 61° posto). Negli anni abbiamo sentito di parlare di regime o almeno di una stampa soggetta ai poteri forti. Se da una parte è cosi però c’è da aggiungere che spesso chi dovrebbe informare non lo fa e i giornalisti preferiscono non fare domande scomode per non scontentare il potente di turno, limitandosi ad ascoltare qualche conferenza stampa senza approfondire nessun argomento.

Poi è arrivato il “caso Boffo”, si scrive una notizia falsa, senza aver fatto le dovute verifiche per screditare l’oggetto della notizia stessa, come diceva nel suo celebre film Quarto Potere Orwel, la notizia è vera se la si scrive più grande.

Oggi la stampa sembra soffrire l’assenza del Cavaliere e di un modo di fare politica che ha quasi sempre criticato. Si sente stretta nel dover affrontare un governo di professori che parlano un italiano impeccabile, che non urlano nelle trasmissioni, che lavorano. La stampa sembra ormai orfana di B. e si consola, quando non attacca i costi della politica e la Casta, ma parliamo sempre dei vecchi politici, scrivendo articoli senza un vero approfondimento, o, alle volte, mentendo.

Proviamo a fare solo qualche esempio per dare un’idea.

Il “Giornale” diretto da Sallusti apre in prima pagina il 27 gennaio (giorno della memoria) con un titolo alquanto discutibile: A NOI SCHETTINO, A VOI AUSCHWITZ. Non si possono, o comunque non si dovrebbero, criticare le scelte editoriali di una testata e anche qui lo eviteremo. Non on c’è bisogno di farlo, basta leggere le prime righe del lungo editoriale del direttore: “Una nota di protesta del nostro ambasciatore a Berlino e nulla di più. Così sta passando di fatto sotto silenzio l’aggressione all’Italia messa in atto da Der Spiegel, il più importante settimanale tedesco: copertina sul caso Concordia e un titolo che non lascia spazio a equivoci: Italiani mordi e fuggi letteralmente, ma traducibile come italiani codardi.” Con tanto di copertina del settimanale incriminato. Kreuzfahrt in die Katastrophe, si può leggere chiaramente. Non credo ci serva un germanista, basta andare su un qualsiasi traduttore tedesco su internet e scoprire che la traduzione esatta del titolo è un altro “Crociera nella catastrofe”. Non sappiamo se Sallusti abbia sbagliato in buona fede oppure no, ma come potremmo prendere per buono il resto dell’articolo con un incipit così errato?

Non avendo padroni ne sovvenzioni dallo stato, come ci ricordano ogni volta che possono (e lo scrivono anche in tutte le copertine) i giornalisti del Fatto Quotidiano attaccano ogni politico, di destra e sinistra, e anche molti tecnici. Spesso lo fanno dando al lettore ampia documentazione di quello che dicono, ma vorrei segnalare un articolo, per meglio dire un commento, firmato da Bruno Tinti. Il titolo è “Ius soli, le ragioni di Grillo”. Prima di prendere le parti di Grillo e del Ministro Cancellieri, attaccati, soprattutto sul web, per le loro dichiarazioni sulla cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri, Tinti fa una lunga premessa spiegando che, negli anni, il suo criticare Berlusconi e il precedente governo, non aveva nulla di pregiudizievole, ma era dettato da una critica onesta e obbiettiva. E prosegue: “Poi è arrivato il governo dei tecnici; e io ho capito che era vero, che ero stato obiettivo. Perché nei confronti di Monti e dei suoi professori ho assentito (molto) e dissentito (poco). Che abbia avuto ragione o torto nei miei giudizi, non ho avuto pregiudizialmente amici o nemici. Li ho giudicati per come mi sembrava giusto. Dovrebbe essere ovvio; e invece così non è.”
Fino a qui il ragionamento dell’ex magistrato sembra ineccepibile, ma basta leggere qualche riga dopo e troviamo qualcosa che sembra stonare: “Lo si è visto nelle reazioni alle dichiarazioni di Grillo e della ministra Cancellieri… E si è scatenato l’attacco: incivili, razzisti, non solidali, leghisti; insomma tutto l’arsenale a suo tempo riservato al Pdl e alla Lega. Come se fosse necessario trovare a tutti i costi qualcosa su cui dissentire, qualcosa per poter sparare.” Quindi, le critiche contro B. fatte da Tinti erano senza pregiudizi, quelle del mondo del web contro le dichiarazioni di Grillo invece erano, per forza, dettate dalla voglia di trovare un nemico. La sensazione, leggendo il resto dell’articolo, è che Tinti abbia le stesse posizioni di Grillo, legittime ma non per forza condivisibili. Viene un sospetto, se condividiamo le idee di Tinti possiamo assentire e dissentire, altrimenti avremo sempre dei pregiudizi. Anche sulle parole usate per difendere il ragionamento di Grillo poi, ci sarebbe da ridire: spiega che se fosse data la cittadinanza a tutti i bambini nati in Italia “Aerei charter, treni, pullman, navi intere scaricherebbero signore incinte all’ottavo mese che, con pieno diritto (turiste sono) partorirebbero i loro bambini nei nostri ospedali e cliniche per poi tornarsene a casa (forse) con il loro piccolo cittadino italiano.” In Parlamento, Tinti lo dovrebbe sapere, ma basta andare su internet per scoprirlo, ci sono diverse proposte di legge che affrontano il problema, tra le tante Tinti avrebbe potuto studiare meglio quella presentata dal deputato del PD Sarubbi e dal finiano Granata. Che cosa dice la proposta? Passare dallo ius sanguinis (in vigore in Italia) allo ius soli per i bambini nati da genitori che risiedono stabilmente qui da cinque anni. Già mi vedo “Aerei charter, treni, pullman, navi intere” che trasportano donne che sono disposte a vivere in Italia con un permesso di soggiorno per 4 anni tre mesi per poi rimanere incinte e partorire un bambino italiano.

Continuando a pensare all’integrazione potremmo fare un ultimo esempio. Nel numero dell’Espresso della scorsa settimana, Marco Damilano firma, insieme a Denise Pardo, un lungo articolo, circa quattro pagine piene, dove prende in esame la figura del ministro della Cooperazione e dell’Integrazione, il Professor Andrea Riccardi. L’articolo sembra un commento, anche se è nella sezione Attualità, e cerca di fare un quadro su come si stia muovendo il professor Riccardi. Damilano individua alcuni punti per criticare il ministro, lo fa però aggiungendo spesso voci di corridoio (“si disperano da Palazzo Chigi” “Assicurano” “per alcuni e per altri) non facendo nomi il lettore non è in grado di capire effettivamente se le voci che i giornalisti riportano sono affidabili e soprattutto da tenere in considerazione, bisogna fidarsi cecamente del duo dell’Espresso. Tra le tante cose, alcune sembrano un po’ forzate, come sostenere che il dicastero senza portafoglio della Cooperazione sia più importante di quello dell’Istruzione, c’è un passaggio che lascia perplessi: il rapporto che Riccardi ha, o meglio dovrebbe avere, con il Ministro Cancellieri e con il Ministro Terzi di Sant’Agata. Secondo Damilano e Pardo infatti i rapporti sono tesi perché Riccardi vorrebbe avere, tra le sue deleghe, quella della Cooperazione (di solito assegnata agli Esteri) e quella dell’Integrazione (di solito assegnata agli Interni), rapporti così tesi da essere addirittura un rompicapo per Monti e il suo esecutivo. La posizione dell’articolo sembra pregiudizievole nei confronti di Riccardi e fa capire come la lettura parziale di un avvenimento potrebbe portare a confondere il lettore. La domanda che non fa Damilano , o forse preferisce non fare, è come mai il ministro della Cooperazione e dell’Integrazione non ha ancora le deleghe che dovrebbero spettare a questo punto al ministero?

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