14. Il caso di Ronald Stark

Documento aggiornato al 27/12/2004
Diverso è il caso del cittadino americano Ronald Stark, presunto agente di un servizio segreto americano, il quale tentò con successo di stabilire rapporti con Renato Curcio, Maurice Bignami, Vincenzo Bertolazzi, Enrico Paghera; ma tale tentativo operò presentandosi come palestinese. In tal caso, quindi, si sarebbe trattato di un tentativo di infiltrazione, peraltro rapidamente naufragato, operato da un servizio americano.
Insieme a Stark furono arrestati a Bologna, nel corso di un'operazione antidroga, l'ingegner Roberto Adolfo Fiorenzi e Franco Buda.
Quest'ultimo, evidentemente temendo di trovarsi coinvolto in un gioco troppo grosso, al quale si riteneva estraneo, fece pervenire al giudice istruttore un suo memoriale. In esso Buda rivela di essere stato informato da Stark che uno degli organizzatori della strage di Fiumicino era stato ospitato da Fiorenzi in una casa sul mare che lo stesso aveva locato in contrada Isola di Siracusa.
In stretti rapporti con ambienti palestinesi era poi - sempre secondo Buda - Emanuela Orso, proprietaria di un albergo a Sanremo, allora sentimentalmente legata a Fiorenzi.
Fiorenzi risultava inoltre in contatto epistolare con Sante Notarnicola, detenuto nel carcere di Favignana, al quale si recò anche a far visita.
Anche il rapporto con Notarnicola era stato iniziato da Emanuela Orso che si dichiarava innamorata del noto criminale politicizzatosi in carcere.
Il memoriale Buda fu trasmesso, per competenza, al giudice Priore di Roma, che allora indagava sulla strage di Fiumicino. Il magistrato romano provvide ad interrogare Buda il quale, confermando il memoriale, aggiunse che Fiorenzi aveva ospitato l'uomo implicato nella strage di Fiumicino aderendo all'invito rivoltogli da un italiano, di origine siciliana, che ricopriva un alto incarico nelle forze armate.
Il dottor Rosario Priore ne dedusse potesse trattarsi del generale Vito Miceli, sicché, recatosi a Ferrara per interrogare in carcere Fiorenzi, gli rivolse domande su eventuali rapporti stabiliti col generale e, quindi, con i servizi.
Fiorenzi negò però ogni addebito e l'indagine non ebbe quindi alcun seguito.
Non risulta che sia mai stata interrogata Emanuela Orso che oggi, dopo l'avvenuto decesso di Fiorenzi, risulta essere l'unica persona che potrebbe contribuire a far luce su questi oscuri episodi.
Recentemente è emerso un altro elemento sul quale sarà necessario indagare più approfonditamente.
Nel corso del processo sulla strage dell'Italicus un teste ha fatto riferimento ad una riunione svoltasi, alla vigilia della strage, nei locali dell'hotel Locarno di Roma e che potrebbe risultare collegata al criminale attentato. Nel corso degli accertamenti ordinati dalla Corte è stato appurato che, in quell periodo, alloggiava all'hotel Locarno anche l'ingegner Fiorenzi.
La circostanza potrebbe certo essere del tutto casuale, ma potrebbe anche risultare come conferma dell'appartenenza di Fiorenzi ad unservizio segreto.
Tornando a Stark, questi, mentre stava per finire di scontare la pena inflittagli per traffico di droga, fu raggiunto da un nuovo mandato di cattura per appartenenza a banda armata.
Infatti Enrico Paghera, che durante un suo precedente soggiorno in carcere aveva conosciuto Stark, fu nuovamente arrestato a Roma e trovato in possesso di una cartina relativa ad un campo palestinese in Libano di cui era indicato il nome del responsabile e che risultò fornitagli dall'americano.
Paghera risultò anche in possesso delle istruzioni necessarie per mettersi in contatto, a Roma, con un presunto funzionario libico che avrebbe potuto aiutarlo a raggiungere il Libano.
In effetti Paghera riuscì ad incontrarsi con il presunto libico dopo avergli telefonato di sera (come da istruzioni ricevute) ad un numero fornitogli da Stark e che Paghera scoprì corrispondente ad una scuola di Roma sita nel quartiene Alessandrino o Centocelle.
E' incomprensibile che malgrado le ripetute richieste di notizie avanzate dalla Commissione e le interrogazioni presentate in Parlamento, il governo ed il SISMI non abbiano chiarito se l'individuo col quale Paghera si incontrò a Roma, su indicazione di Stark, e del quale si ha una minuziosa descrizione, fosse effettivamente un funzionario dell'ambasciata libica.
Tale carenza non permette di stabilire se Stark era uno di quegli agenti della CIA che furono successivamente accusati dal presidente Carter di aver svolto, all'insaputa del governo americano, attività eversive in Europa in collaborazione con i servizi libici o, piuttosto, un agente incaricato di seminare false tracce "libiche" al fine di screditare il governo di Tripoli.
Stark spiegò che aveva inteso semplicemente indicare un rifugio per il caso di necessità. Tuttavia è presumibile che egli volesse creare un diretto collegamento, al tempo inesistente, tra terroristi italiani e guerriglieri palestinesi, secondo una richiesta che egli stesso ha detto di aver ricevuto da Curcio e Bertolazzi con i quali aveva collaborato in carcere all'elaborazione di documenti brigatisti e perfino ad un sistema crittografico di comunicazioni.
Va sottolineato che Paghera era esponente di Azione Rivoluzionaria, un'organizzazione caratterizzata dalla partecipazione di elementi di diverse nazionalità fra questi Piroch e Hartwig e il cileno Paillacar - che sosteneva l'esigenza di internazionalizzare la guerriglia.
Stark fu messo in libertà provvisoria dal giudice Giorgio Floridia di Bologna che, sulla base di convincenti elementi scrupolosamente elencati nell'ordinanza, ritenne provata la sua appartenenza ad un servizio segreto americano.
Non appena scarcerato, Stark, contravvenendo all'ordine del giudice di non lasciare l'Italia, scomparve definitivamente, sicché il nuovo ordine di cattura emesso dalla magistratura bolognese insieme alla revoca dell'ordinanza Floridia, non ha avuto seguito. Il nome di Stark è stato collegato indirettamente al rapimento Moro in due volantini anonimi trovati a Firenze il 15 maggio 1979, una decina di giorni dopo la scomparsa dello stesso. I volantini attribuivano alla agenzia americana un ruolo non secondario nella strage di via Fani: "Il vero uomo che organizzò la strage di via Fani e il rapimento di Aldo Moro è un italo-americano molto intimo di Ronald Stark... il nome è David... ex marine in Vietnam col grado di capitano. Ultimamente era consigliere militare della Central Intelligence Defence della Germania Ovest... David comunque non ha partecipato alla eliminazione di Moro ... ".
Il documento fu acquisito al procedimento penale per i fatti di via Fani e l'omicidio dell'onorevole Moro, ma non ha dato luogo ad alcun concreto seguito.
Va notato, però, che nei giorni del sequestro Moro Stark era in carcere a Bologna.
Nell'interrogatorio reso ai giudici, Stark negò di essere in rapporto con i servizi americani o di qualsiasi altro Paese, ma non tralasciò di ricordare al giudice una legge americana che punisce con pene severe l'agente segreto che sveli la sua qualifica.
Le autorità statunitensi hanno sempre fermamente smentito che Stark fosse un agente americano ed hanno anche affermato che lo stesso era anzi ricercato dalla giustizia americana. Nessuna richiesta di estradizione fu però mai avanzata, mentre risultano documentati i cordiali rapporti intrattenuti da Stark con alti funzionari americani sia durante la sua carcerazione, sia in epoca precedente al suo arresto.
Recentemente Stark è stato di nuovo arrestato in Olanda per traffico di droga e per uso illegale di una radio trasmittente.
 
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