14 luglio 1970

01. La Rivolta di Reggio Calabria

A cura di Roberto Bortone

Documento aggiornato al 24/02/2006
14 Luglio 1970. Esplode a Reggio Calabria una violenta rivolta popolare. A innescarla è la scelta di Catanzaro a sede dell'Assemblea Regionale, ma i moti hanno radici lontane, in mali antichi e in nuove vistose contraddizioni: la disoccupazione, la precarietà, l'esodo verso il Nord industrializzato. Il giorno precedente il sindaco, appoggiato da tutte le forze politiche con l'esclusione di PCI e PSI, aveva proclamato lo sciopero in città contro la penalizzante decisione. Il giorno 15 succede qualcosa: un gruppo di giovani reggini va alla stazione per occupare i binari. La polizia carica con decisione, con violenza, ci sono parecchi feriti e una decina di arresti. Intanto nascono le prime barricate nel centro storico e viene bloccata l’autostrada. Una folla enorme si riversa in Piazza Italia, la piazza principale di Reggio, e chiede l’immediato rilascio degli arrestati. La polizia carica nuovamente, anche in maniera più decisa e la città esplode. La sera si conteranno circa 45 feriti, quasi tutti frale forze dell’ordine, poiché i Reggini non andranno in ospedale per paura di essere identificati. Nella drammatica giornata successiva c’è il primo morto: Bruno Labate, ferroviere e iscritto alla CGIL, viene trovato agonizzante nei pressi di corso Garibaldi dopo una carica della polizia. La situazione sta degenerando, ai funerali del Labate partecipano migliaia di persone che sfilano in corteo passando sotto la questura, che viene attaccata da un migliaio di giovani; la celere, presente in forze e armata di mitra, è pronta ad intervenire, ma il questore Santillo riesce a bloccarli evitando sicuramente una strage. Nella via vengono date alle fiamme decine di auto civili e due mezzi della polizia. La rivolta si estende anche in periferia e sembra ormai sfuggire di mano dal comitato politico unitario formato dalla Dc e dal Sindaco Battaglia.

La destra, all'inizio, chiama gli sciperanti teppisti e cialtroni, ma quando il comitato di azione locale finisce sotto il controllo del segretario provinciale della Cisnal, Francesco Franco detto Ciccio, si schiera con la sollevazione. Nasce lo slogan "boia chi molla". Ordine Nuovo attribuisce a Reggio un ruolo pressoché storico: "è la nostra rivolta, dice, è il primo passo della rivolusione nazionale in cui si brucia questa oscena democrazia".

Il 22 luglio una traversina della ferrovia provoca il deragliamento della Freccia del Sud a Gioia Tauro, causando la morte di sei passeggeri e il ferimento di altri cinquanta.

Barricate,occupazioni,nei giorni successivi la violenza aumenta, bombe molotov,attentati dinamitardi,incendi,cariche della polizia,pestaggi e 5 morti e centinaia di feriti. Il comitato di lotta inasprisce la rivolta proclamando la lotta con le armi,esplosivi e finanziamenti,alcuni industriali Reggini vengono sospettati di favoreggiamento verso i rivoltosi.

La rivolta di Reggio durerà fino al Febbraio del 1971 quando il presidente del Consiglio Emilio Colombo annuncia che a Reggio Calabraia sorgerà il 5 centro siderurgico nazionale con un investimento di 3 mila miliardi e oltre 10 mila posti di lavoro. La città e i Reggini accettano la proposta, e dopo pochi giorni l’esercito entra in città con i carri armati che sgomberano le strade dalle barricate diventate in alcuni casi veri e propri muri innalzati dai rivoltosi.

Il processo a carico dell'animatore della rivolta, diventato nel frattempo senatore missino, e dei suoi seguaci, si terrà nel 1975. Franco, ritenuto colpevole di istigazione a delinquere, apologia di reato e diffamazione a mezzo stampa, verrà condannato a un anno e quattro mesi di reclusione.

Nell'ottobre 1972, a due anni dai fatti di Reggio, su uno dei treni pieni di operai e di sindacalisti diretti nel capoluogo calabrese per la Conferenza del Mezzogiorno, esploderà una bomba: cinque i feriti. Due ordigni scoppieranno sulle rotaie in vicinanza di Lamezia Terme. Altre bombe inesplose verranno rinvenute lungo la stessa linea ferroviaria.

Pierre Carniti, in un affollatissimo comizio, dice: "Quel treno che portava via gli emigranti...non volevano consentire che tornasse per farli partecipare a questa grande manifestazione. Siamo in presenza, amici e compagni, e non la sottovalutiamo affatto, siamo in presenza di una criminalità organizzata, che è anche indicativa, però, del suo isolamento. Si tratta di gente disperata, perché ha capito che l'iniziativa di lotta dei lavoratori, di questa stessa manifestazione sindacale, rappresenta un colpo durissimo. Ecco perché reagiscono con rabbia, reagiscono con disperazione. E oggi, come cinquant'anni fa, questa reazione conferma che il fascismo con il manganello e il tritolo è al servizio dei padroni e degli agrari contro i lavoratori e contro il proletariato. Ma dunque compagni, debbono sapere che non siamo nel '22 e che la classe operaial, le masse popolari, le forze politiche democratiche hanno la forza ed i mezzi per difendere le istituzioni democratiche dall'attacco e dall'aggressione fascista. E ciascuno farà la sua parte in questa direzione. Oggi non sono calati a Reggio, amici e compagni di Reggio, i barbari del Nord, ma con gli impiegati e con gli operai del Nord sono tornati a Reggio i meridionali!"
 
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