2. Gladio e i Nuclei di Difesa dello Stato

2. I Nuclei di Difesa dello Stato

Documento aggiornato al 30/11/2005
Nel corso delle indagini sugli attentati fascisti degli anni Sessanta e Settanta, nonché delle istruttorie per la strage di Brescia e quella cd. Italicus bis, da alcune testimonianze – prima di tutte quella del colonnello Amos Spiazzi, recentemente condannato in primo grado all’ergastolo per la strage di via Fatebenefratelli – è emersa, come già accennato, l’esistenza di un’altra organizzazione paramilitare clandestina.

L’esistenza di questa struttura, chiamata Nuclei di Difesa dello Stato o Legioni, è evidenziata solo attraverso diverse testimonianze, mentre non risulta una chiara documentazione che ne dimostri l’esistenza.

Ciò vuol dire che non si è trattato di un’organizzazione, ma di un’operazione militare, ideata per potenziare il dispositivo anticomunista nella fase più acuta dello scontro che va dal 1964 (piano Solo) al 1974 (stragi fasciste propedeutiche ad un colpo di Stato o ad una svolta autoritaria).

Con i Nds, come detto, si è in una prima fase cercato un "alibi" per Gladio, inserendo strumentalmente una differenziazione tra struttura "buona" e struttura "cattiva". In realtà Gladio e Nds, su piani diversi, rientravano negli schemi della Guerra rivoluzionaria e seguivano i precetti della "Guerra non ortodossa". Si trattava di iniziative illegittime e illegali, possibili solo attraverso la protezione di apparati militari dello Stato e strutture della Nato.

Ma veniamo alla testimonianza di Amos Spiazzi (già arrestato nel corso dell’istruttoria sulla Rosa dei Venti) il quale, in più occasioni, ha però tentato di minimizzare il ruolo dell’organizzazione e/o operazione:

Secondo Spiazzi a partire dal 1966/1967 e sino al 1973, contestualmente all'acuirsi dei conflitti a livello europeo, si affiancò a GLADIO una seconda struttura denominata Nuclei di Difesa dello Stato, anch'essa addestrata al Piano di Sopravvivenza e i cui componenti erano suddivisi secondo funzioni specifiche analoghe a quelle di Gladio. Anche questa struttura contava ragionevolmente un considerevole numero di aderenti, forse intorno ai 1500, dal momento che l’ordinovista veronese Giampaolo Stimamiglio, il quale era membro di uno dei gruppi, ha fatto riferimento a 36 "Legioni" territoriali e la sola Legione di Verona era formata da 50 elementi;

- Gladio e Nds erano integrati nel dispositivo di sicurezza della Nato, tanto che alcuni dei suoi componenti erano stati inviati in Germania Federale per un seminario di aggiornamento;

L'Organizzazione di Sicurezza o Nuclei di Difesa dello Stato non era, tuttavia, l'unico livello di intervento, ma esisteva un livello "inferiore" destinato alla promozione e alla propaganda delle idee-base di tale realtà, denominata Organizzazione di Supporto e di Propaganda.

Ha raccontato Spiazzi in un memoriale consegnato all’autorità giudiziaria:

"Con l'aumentare della propaganda marxista extraparlamentare e dopo la dura contestazione al sistema avvenuta nel 1968 (…) l'attacco contro le Forze Armate divenne capillare e insieme plateale (…).

In seguito a tali attacchi, l'intera struttura militare venne messa in discussione.

I soldati furono disarmati, le sentinelle tolte dalle garritte, l'uniforme, da abito sacro, ridotta a tuta da lavoro (…)

Nelle riunioni Sios degli ufficiali "I" fu sollecitata una collaborazione sempre più stretta con le associazioni d'Arma, con associazioni politiche esistenti quali gli Amici delle Forze Armate, l'Istituto Pollio, il Combattentismo attivo ecc., per unificare le forze in una attiva opera di difesa, di sostegno e di propaganda in favore delle Forze Armate e dei valori da esse rappresentate.

Forse uno degli elementi aggreganti più valido per attuare tale organizzazione fu, proprio a Verona, il Movimento Nazionale di Opinione Pubblica, retto dal generale Nardella, con disponibile un giornale a discreta tiratura e una notevole capacità aggregante.

Divenuto il braccio destro del generale Nardella, collaborai con i miei scritti al giornale "L'Opinione Pubblica", organizzai o partecipai a conferenze e dibattiti, tentai aggregazioni, unitamente al generale, contattando Adamo Degli Occhi della Maggioranza Silenziosa di Milano, il giornalista Sangiorgi, direttore di "Primalinea" [confidente dell’ufficio Affari riservati del Viminale con il nome in codice Drago], associazioni combattentistiche e d'Arma, il Fronte Nazionale del principe Borghese, mentre il generale Nardella non volle la collaborazione del Centro Studi Ordine Nuovo, benché io conoscessi personalmente molto bene Besutti e Massagrande.

Lo scopo della Organizzazione di Supporto e di Propaganda era quello di creare nel Paese una capillare rete di appoggio e di sostegno morale alle Forze Armate e di riaffermazione di quei valori patriottici di cui ogni Esercito, in ogni Regime, è il depositario (…).

Ogni mia attività esercitata fuori servizio in seno a tale organizzazione era nota ai superiori Uffici "I" e al Centro C.S. di Verona al quale inviavo il giornale L'Opinione Pubblica".

Di tale Organizzazione di Supporto e di Propaganda facevano parte, oltre allo stesso Spiazzi, l’ordinovista Giampaolo Stimamiglio, nella sua veste di "teorico" organizzatore di conferenze e seminari, e Roberto Cavallaro, il finto magistrato militare che aveva la funzione di raccordo fra gruppi di varie regioni d'Italia e di procacciatore di finanziamenti, diventato poi il principale teste d’accusa nel processo sulla Rosa dei Venti.

Infatti, non a caso, l'area investita da tali iniziative coincide in buona parte con quella coinvolta nelle indagini sulla Rosa dei Venti (dal generale Nardella fuggiasco dopo il mandato di cattura emesso dal G.I. Tamburino e nascosto in un appartamento del capo del Mar, Carlo Fumagalli al Fronte Nazionale del principe Borghese) o comunque con l'area contigua ai gruppi oggetto di tale indagine (la "Maggioranza silenziosa" dell'avvocato Adamo Degli Occhi, alle cui manifestazioni partecipavano iscritti al Msi, quali Ignazio La Russa e persone che erano parte integrante di organizzazioni eversive, quali Giancarlo Rognoni e Nico Azzi).

Francesco Baia, già alle dipendenze del colonnello Spiazzi durante il servizio militare, ha ammesso di aver fatto parte dal 1971, anche dopo la fine del servizio militare, di una cellula della Legione di Verona - di cui era capo cellula Ezio Zampini - e di essere stato messo al corrente del Piano di Sopravvivenza. Ha ricordato di aver partecipato, nella cantina dell'abitazione del colonnello Spiazzi con i cinque componenti della sua cellula, ad una lezione tenuta da un sergente dei paracadutisti sull'uso di trappole esplosive e sul loro disinnesco, lezione comunque finalizzata, secondo la sua versione, solo ad apprendere tecniche difensive. Ha poi aggiunto che la struttura delle Legioni era seria ed estremamente compartimentata, tanto da avergli consentito di conoscere solo l'identità dei componenti della sua cellula, e che l'organizzazione era probabilmente inquadrata in un ambito Nato, elementi che confermano quindi il quadro complessivo dei Nuclei delineato con maggiore ampiezza dagli altri testimoni.

Dei Nuclei ha parlato anche Enzo Ferro: l'organizzazione doveva istruire civili e militari ad un "piano di sopravvivenza" dai contorni e dalle finalità assai equivoche vista anche la presenza di elementi ordinovisti. Le dichiarazioni di Ferro sono state giudicate dalla magistratura molto attendibili in quanto corroborate, nelle loro linee essenziali, prima dal veronese Roberto Cavallaro e poi, con qualche reticenza, dall'ordinovista veronese Giampaolo Stimamiglio.

Ha raccontato Ferro di una riunione di poco precedente all’8 dicembre 1970, quando il gruppo di Spiazzi (o, meglio, il Nds di Verona) era pronto ad intervenire se il golpe Borghese fosse entrato nella fase operativa:

"[…] Posso aggiungere che c'erano tre civili che si occupavano di trasmissioni, che era considerato un settore importante, e ci si lamentava della carenza di militari in quel settore.

Si diceva che bisognava guardarsi dalla Polizia, ma soprattutto dalla Guardia di Finanza perché era fedele alle Istituzioni, mentre tutti i Carabinieri erano stati contattati in modo capillare. Questi discorsi venivano fatti mentre a noi presenti si spiegava anche se in modo teorico l'uso dei vari esplosivi. Ricordo, ad esempio, che ci venne spiegato che il fulmicotone doveva stare sempre in soluzione per non esplodere. A questa riunione c'era anche Baia Francesco, che aveva una villa fuori Verona; ricordo che una volta recuperò un Mab, penso un residuato di guerra, al quale mancava l'otturatore e glielo fece mettere dall'officina di Spiazzi. Giravano nel gruppo casse di cartucce non residuati di esercitazioni militari, ma proprio casse di cartucce calibro 9 parabellum nuove, di dotazione Nato.

Venivano da Vicenza dove c'era la base dalla Nato.

Posso meglio spiegare la mobilitazione che ci doveva essere quella notte di sabato, poche settimane prima del mio congedo, nel Natale del 1970.

Il Maggiore ci disse di tenerci pronti in camerata, con gli abiti borghesi, e che poi avremmo dovuto essere portati nella zona di Porta Bra a Verona, nella sede dell'Associazione Mutilati e Invalidi di guerra, dove si stampava il giornaletto del Movimento di opinione pubblica.

Io ero molto agitato e preoccupato; Baia era con me ed era eccitato per quanto stava per acccadere. Ci fu detto chiaramente che dovevamo intervenire e che non potevamo tirarci indietro e che, giunti al punto di raccolta, saremmo stati armati e portati nella zona dove dovevamo operare come supporto al colpo di stato.

Tutte le cellule di civili e militari avrebbero dovuto intervenire. Tuttavia nella notte vi fu il contrordine, era verso l'una e trenta e ce lo comunicò direttamente il maggiore Spiazzi, dicendoci che il contrordine veniva direttamente da Milano. Non ne ho mai saputo il motivo, anche se all'epoca, se glielo avessi chiesto, forse lo avrei saputo.

[…] A Trento c'era una cellula parallela a quella di Verona di civili e militari che preferisco non indicare e la cui attività è proseguita dopo il 1970. Continuavano a cercare di coinvolgermi anche se io avevo già rifiutato la proposta di Spiazzi di essere reclutato con una paga governativa di 300.000 al mese per continuare a far parte di una organizzazione che era un settore del Sid che operava al di fuori delle regole. Io avevo rifiutato, ma almeno fino alla fine del 1973 fu assai difficile sganciarmi del tutto e vivevo in una grande preoccupazione perché in una città piccola come Trento si è sempre sotto controllo. Io venivo contattato da persone che non intendo nominare, alcune delle quali, ma non tutte, sono quelle nominate nei vari processi svoltisi per le bombe di Trento.

Però c'erano anche dei personaggi più grossi dei quali non mi è proprio possibile fare i nomi, comunque sempre personaggi di Trento".
 
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