13 novembre 1975

Delitto Graneris, quando i figli uccidono

A cura di Gavino Pala

Documento aggiornato al 16/03/2007

Approfondimenti / DOSSIER


 
Violenza, potere, affari, sesso
I grandi casi di cronaca nera
Dagli anni '50 ad oggi, un percorso ai margini della storia tra le vicende più oscure e intricate che il nostro Paese ha conosciuto

Dal caso di Arnaldo Graziosi, accusato di aver ucciso la moglie, fino all'omicidio dell'Olgiata, in questo dossier troverete delitti eccellenti e altri meno noti, quasi tutti ancora irrisolti, che hanno occupato molte pagine dei giornali e hanno toccato da vicino e in vario modo l'opinione pubblica italiana. Donne uccise dai mariti, uomini vittime della criminalità, o essi stessi criminali, storie passionali che si concludono tragicamente, episodi di pedofilia e omosessualità, misteriosi incidenti che sfociano in affaire, fino al vero e proprio delitto politico. E' a questo punto che l'intreccio con la storia si fa più stretto, che le luci si spengono ed i misteri, quasi sempre, si infittiscono.
DATA: 13 novembre 1975

LUOGO: Vercelli

ViITTIME: Sergio Gremeris, Itala Zambon Gremeris, Romolo Zamzon, Margherita Bucero, Paolo Romolo gremeris

CAUSE DEL DEDCESSO: colpi da arma da fuoco

COLPEVOLI: Doretta Gremeris, Guido Baldini, Antonio D’Elia

MOVENTE: denaro

I FATTI: Doretta Graneris è nata a Vercelli nel 1957. Cresce in una provincia che le sta stretta. A scuola non si è mai impegnata più di tanto. La famiglia non è ricca, ma cerca di non farle mancare niente. Il padre, Sergio, che da qualche anno ha rilevato l’attività dei suoceri, guadagna abbastanza bene da far avere una vita agiata a tutta la famiglia. Il padre è riuscito a mettere da parte un po’ di soldi, ha costruito una bella villa dove vivono anche i nonni di Doretta e il piccolo Paolo che ha 5 anni meno di Doretta.
Il 31 dicembre del 1972 ha appena 15 anni quando conosce Guido Badini, un giovane poco più grande di lei. Un tipo introverso che, nonostante un diploma, non riesce a trovarsi un lavoro.
Il ragazzo non piace affatto alla famiglia, e a Sergio in particolare,ma Doretta se ne innamora.
Doretta continua a crescere inquieta e arrivata ai 18 anni scappa di casa per andare a vivere con Guido a Novara. Non ci sono i soldi, e non vedono un futuro davanti a loro. Ma il padre, che in un primo tempo non accetta per nulla l’idea che i due ragazzi si possano sposare, inizia a cambiare idea e compra loro dei mobili per la casa.
Ma per i ragazzi non basta, iniziano a covare tanta rabbia verso quei genitori che non vogliono permettere di vivere felici. Cresce un’idea, quella di uccidere i genitori di Doretta per prendere i soldi di famiglia ed essere finalmente felici.
Ma da soli non ce la fanno. Hanno bisogno di qualcuno che li aiuti, che procuri loro delle armi. Trovano un pregiudicato, un balordo, un certo Antonio D’Elia. Con lui comprano due pistole e si procurano due macchine.
Il 13 novembre, verso sera, arrivano a casa. Suonano alla porta ed entrano. Iniziano a sparare. Uccidono il padre e la madre di Doretta. E anche i nonni. E poi il fratellino più piccolo, Paolo di 13 anni.
Uscendo dalla casa sparano anche al cane della famiglia.

I corpi saranno trovati la mattina dopo da Maria, la nonna paterna di Doretta, che era andata a controllare se fosse successo qualcosa al figlio, visto che non si era presentato al lavoro.

I carabinieri cercano Doretta per comunicarle la notizia, ma anche per vedere che tipo di reazione avrà la ragazza sentendo che i genitori sono morti. Lei è fredda, distaccata. Poi gli inquirenti troveranno nella macchina di Guido un bossolo compatibile con quelli sparati la sera prima.

Dopo 8 ore di interrogatorio la ragazza confessa il delitto.

Le perizie psichiatriche disposte dal tribunale non evidenzieranno nessun danno che limiti la loro capacità di intendere.
Lei sarà condannata all’ergastolo insieme a Guido, Antonio d’Elia a 25 anni di carcere.

Durante la detenzione Doretta ha sempre rivendicato il fatto che a fare fuoco era stata solo lei. L’affetto che lei aveva nei confronti di Guido però iniziava a scemare.
Massimo Picozzi scriverà, commentando nel libro “La Nera” edito da Mondadori, “Pian piano qualcosa s’incrina, secondo una costante propria delle coppie criminali. Si sono tanto isolati a progettare un delitto e, rimossi gli ostacoli, un roseo futuro, per scoprire alla fine che non sono realmente una cosa sola, un’anima sola. Tutto il male che ha proiettato all’esterno, la rabbia nei confronti di chi gli impediva loro la realizzazione di un sogno, adesso viene rivolto verso il partner. Si sospetta, si dubita, e alla fine si è certi che l’atro tradisca. Partono le accuse reciproche, lo scarico della responsabilità.
 
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