Da mondoacolori.org del 08/11/2005

Dal governo cinque milioni e mezzo per la mancata scorta

Omicidio Biagi: maxi risarcimento alla famiglia

L´indennizzo per la protezione tolta e mai restituita al professore ucciso dalle Br

BOLOGNA - L´Avvocatura dello Stato aveva cominciato a lavorarci prima ancora che Marina Orlandi, la moglie del professor Biagi, avanzasse una richiesta. Ora ha concluso il suo lavoro. La famiglia del giuslavorista assassinato dalla Brigate Rosse verrà risarcita dallo Stato per la mancata scorta con cinque milioni e mezzo di euro. E la vedova Biagi devolverà la parte che le compete, come ha sempre ripetuto di voler fare, alle persone che soffrono e soffrono più di lei.
Tutto è cominciato poco più di un anno fa. Un anno e un mese. Era il 5 ottobre: quella mattina la gip Rita Zaccariello aveva bocciato la richiesta di costituzione di parte civile della Presidenza del Consiglio e dei ministeri del Welfare e degli Interni nel processo contro i brigatisti accusati dell´omicidio di Marco Biagi. Motivi tecnici, scrisse la giudice, ma nei fatti una terribile umiliazione per lo Stato già colpevole, di fronte all´opinione pubblica, di aver lasciato solo il giuslavorista davanti ai suoi assassini. Quello stesso pomeriggio l´Avvocatura dello Stato cominciò la sua "istruttoria", un parere giuridico, la valutazione di un eventuale risarcimento. Qualche mese fa ha concluso: nessuna colpa grave da parte dei funzionari ministeriali. A suo giudizio non c´erano ragioni evidenti che motivassero una riparazione da parte dello Stato. Il governo però ha deciso ugualmente di concederla, per evitare di portare davanti a un tribunale un contenzioso che avrebbe rinfocolato le polemiche sulla protezione tolta al professore: probabilissimo bersaglio delle Br a causa del suo ruolo di primissimo piano nella riforma del mercato del lavoro. E´ questione di giorni e la moglie Marina e i figli Francesco e Lorenzo, il secondo è ancora minorenne, riceveranno cinque milioni e mezzo di euro. La richiesta iniziale avanzata a Roma dagli avvocati Guido Magnisi e Stefano Graziosi, era stata decisamente più alta.
Il governo ha dunque preferito la via della trattativa, seguita direttamente dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta e dal ministro degli Interni Giuseppe Pisanu, ma la decisione era stata presa qualche mese fa con orientamento unanime dall´intero Consiglio dei ministri. Logica conseguenza, secondo il Viminale, del desiderio comune a tutti di evitare alla famiglia la mortificazione di un ricorso al giudice civile, la quantificazione di un lutto che non si può quantificare. Ma che si sarebbe potuto evitare, come hanno ammesso gli stessi brigatisti perché, ha detto in udienza la pentita Cinzia Banelli, «se Biagi avesse avuto la scorta avremmo dovuto rinunciare all´omicidio. Non avevamo le capacità militari per farlo».
Del giudice civile certamente Marina Orlandi avrebbe chiesto l´intervento se lo Stato avesse rifiutato ogni confronto. Anche se il risarcimento pattuito non vuol rappresentare, secondo il governo, un´ammissione di responsabilità. In linea con quanto accertato dall´inchiesta penale sulla mancata scorta, che si è conclusa con una generale archiviazione, e col parere dell´Avvocatura dello Stato. In questi ultimi mesi lo stesso Pisanu è stato a Bologna in visita alla tomba del professore ucciso dalle Br (lo aveva già fatto anche in passato) e ha incontrato Marina Orlandi e i suoi figli, a conferma della distensione che contraddistingue i rapporti tra l´attuale inquilino del ministero degli Interni e la famiglia Biagi. Al Viminale ci si augura che il gesto del governo, il riconoscimento del risarcimento, serva a superare anche gli imbarazzi creati dalle dure critiche contenute nelle motivazioni della sentenza di condanna dei brigatisti. «Va ricordato che l´ex titolare del dicastero degli Interni (Claudio Scajola, ndr) - ha scritto il presidente della Corte d´Assise Libero Mancuso - si lasciò andare a sprezzanti giudizi verso la vittima ("Biagi, un rompicoglioni, ndr"), cui il suo successore (Giuseppe Pisanu, ndr) avrebbe potuto pubblicamente porre riparo. Cosa che non ha ritenuto di dover fare, nonostante l´occasione offertagli da questo processo». Parole, quelle di Mancuso, che sono state segnalate da Pisanu al Consiglio superiore della magistratura.

Fonte: Paola Cascella, La Mescolanza

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