Da mondoacolori.org del 17/09/2005

La Memoria

23 anni fa i miliziani libanesi assaltavano i campi profughi di Sabra e Chatila

Il commando era capeggiato da Saad Haddad. Morirono più di 1000 palestinesi

La guerra civile libanese fino al massacro di Sabra e Chatila

La guerra civile libanese (1975-1990) influì anche sul conflitto palestinese: infatti Israele sostenne militarmente con armi e addestramenti speciali la setta cristiana dei Maroniti e l'Esercito cristiano del Libano del Sud di Saad Haddad contro l'OLP.

Chatila è un campo costruito nel 1949 per i cittadini rifugiati dalla guerra civile, che si trova vicino al sobborgo Sabra di Beirut. Il sud del Libano era infatti diventato lo scenario in cui continuava il conflitto israeliano-palestinese. La guerra aggravò dopo l'attentato (per opera del gruppo anti-OLP Abu Nidal) all'Ambasciatore israeliano Shlomo Argov il 4 giugno 1982, che fu interpretato come un attacco palestinese. In risposta, dopo due giorni Israele invase il Libano con 60.000 uomini.

Poiché la situazione si stava aggravando, una coalizione internazionale facente capo agli Stati Uniti promosse un accordo tra le due parti, che prevedeva il ritiro totale dal territorio libanese dell'OLP e l'arresto dell'avanzata militare israeliana e il divieto di invadere Beirut Ovest, e l'intento comune di entrambe le parte di difendere i palestinesi rifugiati in Libano. L'accordo fu firmato il 19 agosto, ma la situazione stava di nuovo per cambiare: il 23 agosto del 1982 viene eletto a capo del Libano Bachir Gemayel, che gode del favore dei Maroniti e dunque di Israele.

Il primo giorno di settembre, l'evacuazione dell'OLP dal Libano era terminata. Due giorni dopo, le armate israeliane avanzarono e assediarono i campi palestinesi, venendo meno al patto siglato con gli eserciti cosiddetti "supervisori", che però non fecero nulla per fermarle. Al contrario, l'11 settembre l'esercito americano si ritirò dal Libano, lasciando di fatto campo libero a Israele. Il giorno dopo, l'allora Ministro della Difesa Ariel Sharon contestò la presenza di 2000 guerriglieri dell'OLP rimasti in territorio libanese; i palestinesi negarono il fatto.

Il premier israeliano Menachem Begin convocò il neopresidente Gemayel a Nahariya per fargli firmare un trattato di pace con Israele, anche se alcune fonti sostengono che Begin chiese anche a Gemayel di permettere la presenza delle truppe israeliane nel sud Libano, con a capo Saad Haddad, ex capo dell'Esercito Cristiano; in più Gemayel fu costretto a dare la caccia ai 2000 guerriglieri palestinesi la cui presenza era stata denunciata da Sharon. Gemayel, anche a causa dei crescenti rapporti di alleanza con la Siria, dovette rifiutare di schierarsi dalla parte di una sola fazione, e non firmò il trattato.

Il 14 settembre 1982, Gemayel fu ucciso in un attentato; e nonostante i leader palestinesi negassero ogni responsabilità nell'accaduto, Ariel Sharon accusò pubblicamente i palestinesi, facendo sollevare i Falangisti (il partito di Gemayel) contro la Palestina.

Il 15 settembre 1982, le truppe israeliane invasero Beirut Ovest. Con quest'azione, Israele ruppe l'accordo con gli USA di non entrare a Beirut Ovest, gli accordi di pace con le forze musulmane intervenute a Beirut e quelli con la Siria. Nei giorni successivi il premier Begin giustificò l'accaduto come una contromisura per "proteggere i rifugiati palestinesi da eventuali ritorsioni da parte dei gruppi cristiani"; tuttavia pochi giorni dopo Sharon affermò al parlamento che "l'attacco aveva lo scopo di distruggere l'infrastruttura stabilita in Libano dai terroristi".

Il giorno dopo, nel campo di Chatila, vicino a Sabri, un gruppo di stampo filo-israeliano ucciderà 2000 persone, tra abitanti libanesi e palestinesi rifugiatisi nel campo dopo la Nakba.

Ricavato da "http://it.wikipedia.org/wiki/Sabra_e_Chatila"

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