Mario Tuti

Militante politico − Italia

Il nome, fino ad allora sconosciuto, di Mario Tuti, che ora ha 57 anni, esce alla ribalta della cronaca il 24 gennaio 1975. Il geometra Tuti, impiegato comunale di Empoli, dove e' nato e vissuto, uccide il brigadiere di polizia Leonardo Falco (52 anni) e l' appuntato Giovanni Ceravolo, e ferisce gravemente l' appuntato Arturo Rocca, che si erano presentati a casa sua per compiere una perquisizione nell' ambito dell' inchiesta sul Fronte nazionale rivoluzionario, una delle sigle del terrorismo neofascista.
Dopo il duplice omicidio Tuti riesce a fuggire e il 16 maggio 1975 viene condannato all' ergastolo in contumacia. La condanna diventera' poi definitiva il 30 novembre 1976.
La sua latitanza dura ancora poco. Il 27 luglio, a Saint Raphael, in Francia, Tuti, che e' in compagnia di una donna, viene arrestato. Durante l' arresto e' ferito al collo. La Francia concede l' estradizione e Tuti arriva in Italia il 13 dicembre 1975. L' anno successivo, al termine del processo contro il "Fronte nazionale rivoluzionario" Tuti e' condannato anche a 20 anni per strage (per gli attentati compiuti il 31 dicembre 1974 e nel gennaio 1975 sulla ferrovia Firenze-Roma), detenzione illegale di esplosivi e di armi da guerra, promozione, organizzazione e ricostruzione del disciolto Partito fascista.
Il 13 aprile 1981, nel carcere di Novara, Tuti e Pierluigi Concutelli uccidono un altro ergastolano, Ermanno Buzzi, condannato per la strage di Brescia. Anche per quell' omicidio Tuti sara' condannato all' ergastolo.
Per la strage dell' attentato al treno Italicus Tuti e' assolto in primo grado e condannato all' ergastolo in appello. La Cassazione annulla poi la sentenza d' appello e nel nuovo processo Tuti sara' assolto e sara' assolto anche dall' accusa di aver ispirato l' uccisione di Mauro Mennucci (1982), un ex estremista di destra che avrebbe svelato il suo rifugio francese.
Nell' agosto 1987, Mario Tuti e' uno dei capi della lunga rivolta dei detenuti del carcere di Porto Azzurro, all' isola d' Elba e questo gli costera' un' ennesima condanna a 14 anni e due mesi.
Negli anni Novanta, Tuti cambia atteggiamento e in carcere comincia un' attivita' di produzione artistica e multimediale. Riesce anche ad uscire in permesso un paio di volte (l' ultima nel 1993) per visitare l' anziana madre ad Empoli. Nella sezione di massima sicurezza del carcere delle Sughere, a Livorno, ha realizzato il video "Dead can dance" ("Il morto puo' ballare") contro la pena di morte grazie a un progetto voluto dall' Arci di Livorno e, con l'ex esponente di Prima linea Francesco Gorla, ha lavorato alla scenografia multimediale di un concerto di canzoni dei Beatles.
Il 20 gennaio 2000 il tribunale di sorveglianza di Milano aveva dichiarato inammissibile l' istanza di semiliberta' presentata dal terrorista di destra. L' 1 dicembre 2001, di nuovo, il tribunale di sorveglianza di Firenze respinge la richiesta di semiliberta', ritenendo necessario sperimentare prima la strada della concessione di permessi.
Il 28 dicembre 2002, Tuti esce di nuovo, in permesso di 4 ore, e visita il museo "Fattori" di Livorno accompagnato dall' ex di Prima Linea Marco Solimano, presidente della sezione livornese dell' Arci.

 
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