Da Rivista di Intelligence del 04/12/2006

Seconda posizione

di Gianni Cipriani

Dopo il ritorno in azione delle Brigate Rosse - per la costruzione del Partito comunista combattente, che il 20 maggio del 1999 assassinarono a Roma il professor Massimo D’Antona, molte indagini e inchieste giudiziarie sono state aperte nei confronti dei Carc, i Comitati di appoggio alla resistenza comunista, nonché sui militanti del (n)Pci , sospettati di contiguità con il gruppo brigatista, se non parte integrante della nuova offensiva eversiva che era ripresa sotto l’ispirazione dell’impianto politico-ideologico delle Br-Pcc, nella sua versione cosiddetta “militarista”, ovvero prima posizione. In realtà, pur nell’ambito di una inequivoca solidarietà rivoluzionaria e nel comune intento di abbattere il dominio della borghesia imperialista e instaurare la dittatura del proletariato, Br-Pcc da un lato e Carc e (n)Pci dall’altro sono gruppi in contrasto tra di loro, con linee e metodi assolutamente divergenti ed era impensabile ipotizzare una continuità e perfino contiguità politica e organizzativa, se non nei termini assolutamente generici della “solidarietà” ai rivoluzionari prigionieri, indipendentemente dai dissensi e dai contrasti interni al mondo della sovversione.
Le indagini, inizialmente, risentirono del comprensibile sbandamento degli organismi investigativi, i quali avevano nel tempo disperso le conoscenze maturate nei cosiddetti “anni di piombo”, mentre successivamente - a mio avviso – non sono mancati errori di prospettiva e di analisi dei progetti politici dei vari gruppi sovversivi. Errori talora alimentati da quella sorta di “caccia” scatenata nel nome della (condivisibile) lotta al terrorismo, che ha portato a concentrare l’attenzione soprattutto sugli aspetti molto visibili del mondo comunista rivoluzionario. In tal maniera, però, si sono perse di vista o sottovalutate questioni ben più decisive e centrali per prevenire e fronteggiare un possibile ritorno delle Brigate Rosse, ovvero di gruppi armati che teorizzano l’unione del politico al militare, che nella prospettiva rivoluzionaria rappresenta un discrimine netto tra gruppi sovversivi e gruppi armati .
In questa ottica, mentre l’attenzione è stata prevalentemente rivolta verso i Carc e il (n)Pci, molto meno si è parlato di quello che è uno dei possibili fronti sul quale è assai probabile che si stia riorganizzando, su basi “movimentiste”, un’organizzazione comunista combattente, che veicola il proprio programma attraverso “L’Aurora”, un opuscolo clandestino che viene diffuso circa una volta l’anno fin dal 2003 e che è portatore di un progetto finalizzato alla “costruzione del partito comunista politico-militare” secondo il modello maoista della “guerra popolare prolungata ”. Un impianto politico che segue lo schema della cosiddetta “seconda posizione” brigatista ed è per moltissimi aspetti concomitante con il progetto rivoluzionario dei Carc e del (n)Pci, talché era possibile ipotizzare in passato che l’Aurora potesse essere una costola della cosiddetta “area carchiana”, ovvero il suo livello militare. Tuttavia l’analisi dell’ultimo opuscolo divulgato nella primavera del 2006 evidenzia una netta divergenza tra l’Aurora da un lato e Carc e (n)Pci dall’altro, fino alla “scomunica” rivoluzionaria comminata a queste due ultime organizzazioni accusate, pur non venendo direttamente nominate, di essere seguaci “dei tradimenti di Togliatti” , nonché “neo-revisionisti” .
Gli elementi di contrasto evidenziati nel 2006 sono essenzialmente due: anzitutto la scelta dei Carc, auspicata dallo stesso (n)Pci di partecipare con le proprie liste alle elezioni; ovvero di dare indicazioni di voto, là dove non era stato possibile organizzare “liste comuniste” e - comunque - di non boicottare la “fiera elettorale”, come sostenuto da l’Aurora.
Nel documento datato primavera 2006 la critica è feroce, tanto che si parla di:

[…] incredibile iscrizione a concorso, elettorale, di alcuni gruppi sedicenti rivoluzionari […]

E poi:

[…] essi sfruttano l’immagine che si sono dati nel corso del tempo (a suo tempo contribuendo un minimo alla causa comune) […] Questi neo-revisionisti utilizzano furbescamente la solidarietà che eventualmente danno ad alcuni prigionieri rivoluzionari per alimentare appunto un credito riflesso, per abusare del prestigio di cui i prigionieri beneficiano tra le masse […] vogliamo limitarci ad indicare al movimento rivoluzionario ed ai proletari il fatto che questi gruppi si sono posti al di fuori del campo rivoluzionario; che è inaccettabile una tale deriva elettoralista

L’altra profonda divergenza, inoltre, riguarda il nodo della lotta armata. Secondo l’Aurora è necessaria la fondazione di un “Partito comunista basato sull’unità politico-militare. Cioè un partito che sappia assumersi i compiti propri di avanguardia: trasformare la semplice resistenza in capacità di attacco” . Al contrario, la linea tradizionale dei Carc e del (n)Pci è quella secondo la quale è necessario prima costruire un solido Partito comunista attraverso il quale, una volta terminata la fase di accumulazione delle forze rivoluzionarie, passare all’offensiva scatenando la guerra popolare di lunga durata . Tuttavia, al di là dello schema teorico generale, da un punto di vista squisitamente organizzativo, Carc e (n)Pci non hanno mai elaborato un piano preciso di preparazione armata alla fase propriamente insurrezionale. Da qui l’accusa da parte de l’Aurora, di “tacere ostinatamente” sulla lotta armata.

Questi elementi sono molto indicativi circa le differenze e le divergenze tra la cosiddetta “area carchiana” e la sigla che vuole organizzare la “costruzione del Partito Comunista Politico-Militare”. Entrambe sono di derivazione movimentista, si rifanno al marxismo-leninismo-maoismo. Teorizzano la guerra popolare di lunga durata quale mezzo di conquista del potere; hanno come modello di riferimento gli “eserciti popolari” come quelli esistenti in Nepal, nelle Filippine e in Perù, tuttavia diversi sono i mezzi per arrivare a questi obiettivi. I Carc sono molto più orientati a condurre un’attività “legale” per approfittare degli spazi di agibilità politica e sociale e condurre la lotta con le masse popolari e tra le masse popolari. In altri termini, vogliono “portare le masse popolari a intervenire nella vita politica borghese per portare fino all’estremo, fino alla rottura del regime, il contrasto tra gli interessi delle masse popolari e gli interessi della borghesia imperialista” . Ossia, per riassumere un po’ schematicamente, portare fin dentro le istituzioni borghesi gli interessi del proletariato, fino a provocare un collasso delle istituzioni stesse e far partire il vero e proprio inizio di un processo rivoluzionario.
C’è da aggiungere che, da un punto di vista squisitamente politico, anche se non organizzativo , i Carc sono a tutti gli effetti l’interfaccia pubblica del (n)Pci, che è il partito clandestino il quale ha il compito di guidare, attraverso la classe operaia, le masse popolari alla rivoluzione. Un obiettivo, come detto, che è ancora lungi dall’essere raggiunto. Ecco perché, almeno fino a quando non sopraggiungeranno mutamenti di rotta, mentre è corretto inquadrare Carc e (n)Pci nel novero delle formazioni rivoluzionarie e sovversive, difficilmente possono essere attualmente definite sigle terroriste, nonostante la loro teorizzazione di una fase di lotta armata, che però nei programmi è rimandata ad una fase rivoluzionaria che è ancora lungi dal presentarsi.
Al contrario, l’Aurora punta al Partito comunista politico-militare, anche se ritiene che al momento l’unico livello sostenibile sia quello della “propaganda armata”, ossia tutte quelle attività militari - come attentati dimostrativi o altro - che servono non tanto all’insurrezione, ma a incidere nello scontro e negli “orientamenti di classe”, ossia a portare il maggior numero di persone possibile sul terreno rivoluzionario.
Ciò significa, come cercherò di dimostrare nel seguito di questo saggio, che esiste un’area potenzialmente eversiva - che deriva dalla vecchia seconda posizione brigatista - che è politicamente contigua ai Carc e al (n)Pci, ma che non può essere identificata con queste due sigle rispetto alle quali, invece, c’è una evidente polemica e una diversa concezione della tattica da seguire. Contrasti che, ovviamente, non possono non riprodursi a livello organizzativo.


Esame comparato del documento Aurora del 2004 e di quello Nuclei comunisti rivoluzionari – per il partito (Ncr-p)

Molte circostanze inducono a ritenere che l’autore - o gli autori - de l’Aurora possano identificarsi in coloro che hanno realizzato il documento firmato dai Nuclei comunisti rivoluzionari - per il partito, formazione che ha realizzato un attentato contro una sede di Forza Italia a Milano nella notte tra l’11 e il 12 marzo 2003.
Le analogie stilistico/contenutistiche sono piuttosto evidenti: nel documento de l’Aurora del 2004 (d’ora in poi per brevità A04) l’organizzazione si dichiarava “per la costruzione del partito comunista politico-militare”; mentre negli slogan finali del volantino di rivendicazione dei Nuclei comunisti rivoluzionari (d’ora in poi Ncr-p) si affermava: “10, 100, 1000 nuclei per la costruzione del partito comunista politico-militare”.
In entrambe i casi l’identità ideologica va ricondotta nell’alveo del marxismo-leninismo-maoismo, a differenza delle Br-Pcc, che si rifanno al solo marxismo-leninismo; tutte e due le sigle sostenevano la validità della strategia della “guerra popolare di lunga durata” quale strumento idoneo per la presa del potere. Ciò in contrapposizione con la teoria delle Br-Pcc della “guerra di classe di lunga durata”. Era scritto in Ncr-p sulla prospettiva rivoluzionaria: “La rivoluzione la fanno le masse popolari e la Classe operaia la dirige tramite il suo partito d’avanguardia”. Stesso concetto in l’Aurora; “Va cioè ribadito che la rivoluzione proletaria non la fa l’organizzazione comunista ma la fanno le masse dirette dal partito”.
Sia in A04 che in Ncr-p c’è una critica alla cosiddetta teoria del super-imperialismo, secondo la quale la guerra inter-imperialista (ad esempio tra Usa e Ue) sarebbe impossibile. “Si è aperta una fase di contesa globale che ha come posta in gioco una nuova divisione del mondo. Questa smentisce i teorici del superimperialismo e tutti coloro che subendone l’influenza sottovalutano la portata delle contraddizioni interimperialiste” (Ncr-P); “La concezione del superimperialismo […] è la concezione di un’unità imperialista mondiale. Essa è sempre stata sempre propagandata dagli imperialisti e dai loro servi riformisti […]. E’ una concezione che stende la sua influenza negativa anche all’interno del movimento rivoluzionario”.
In A04 che in Ncr-p si fa poi riferimento al modello di guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata che viene concretamente portato avanti in Perù, Nepal, Filippine, India, Afghanistan, Turchia, Iraq e Palestina e si sottolinea, in maniera comune, il sostanziale isolamento degli Stati Uniti sulla scelta della guerra all’Afghanistan e all’Iraq, come segno delle contraddizioni inter-imperialiste. “Questa politica ha vacillato con la guerra in Afghanistan ed è entrata in crisi definitiva con la guerra contro l’Iraq. La guerra è divenuta guerra degli Usa e della ristretta cerchia di potenze loro subalterne (Gran Bretagna, Spagna, Italia, Israele)” (Ncr-p); “Gli imperialisti americani sono stati costretti a condurre la guerra praticamente da soli, con l’ausilio di un ristrettissimo numero di alleati (Gran Bretagna, Israele, Turchia, Polonia, Italia)” A04.

Sia l’Aurora che Ncr-p avevano un’impostazione decisamente operaista ed esaltavano le capacità delle “masse popolari” di resistere e lottare. In tutti e due i testi si punta l’indice contro il revisionismo e la mancanza di una direzione rivoluzionaria in grado di trasformare le lotte operaie e sindacali in lotta per il potere. “La classe operaia ha di nuovo preso forza con grandi scioperi (articolo 18, nda). Pesa la direzione dei revisionisti che per sviluppare la loro linea di finta opposizione […] sono costretti a favorire la mobilitazione operaia e delle masse ma si guardano bene dallo svilupparla” (Ncr-p). “Il raggiungimento di risultati è faticoso” (nonostante la forza della classe operaia, ndc) a causa della “direzione riformista che, lungi dal mettere in discussione il sistema economico, si limita a supplicare i padroni di essere più buoni […] dimostrando che non serve la rivoluzione” (A04).
Infine, A04 e Ncr-p hanno il loro riferimento nelle “masse popolari” e teorizzano la propaganda armata. Alla base un partito comunista dotato di una linea rivoluzionaria con natura clandestina, concepito nell’unità politico-militare .
Alla luce di queste considerazioni, sembra evidente che i Nuclei comunisti rivoluzionari - per il Partito, altro non siano stati che una sigla operativa interna a l’Aurora.


L’Aurora (n)Pci e Carc: le similitudini

Nel documento de l’Aurora febbraio/marzo 2003 gli autori affermano di far riferimento alla “seconda posizione” brigatista. Quindi il costituendo “partito comunista politico-militare” potrebbe essere una derivazione della “cellula per la Costituzione del partito comunista combattente” , che è stata l’erede teorica della “seconda posizione” fin da quando pubblicava un foglio di propaganda chiamato Per il Partito.
All’interno della ex seconda posizione, come detto, si è ancorata l’azione delle diverse sigle i cui documenti sono in molte parti simili, perché appunto scritti sulla base di una comune liturgia rivoluzionaria. Infatti molti dei passaggi e delle concezioni presenti in Aurora (e in Ncr-p) si possono ritrovare nelle lunghe dissertazioni pubblicate su La Voce, organo della Commissione Preparatoria del congresso del (n) Partito comunista italiano. In alcuni casi la sovrapposizione è fin troppo evidente.
Così nel documento Ncr-p:

Il maoismo è la terza superiore tappa del pensiero comunista, perché è il marxismo della nostra epoca, della lotta contro il revisionismo moderno, della presa del potere, dell’instaurazione della dittatura del proletariato, dello sviluppo della lotta di classe nell’ambito della stessa società socialista, delle rivoluzioni culturali fino al comunismo .

Lo stesso concetto è presente nella rivista della Commissione preparatoria in un articolo nel quale si spiegava come l’accettazione del maoismo fosse una delle discriminanti (l’ottava) per partecipare al processo di ricostruzione del partito:

[…] Il maoismo è la terza superiore fase del pensiero comunista […] .

Per quanto riguarda il super-imperialismo, nel documento A04 (“Contraddizioni imperialiste - per una critica alle nuove versioni della concezione del superimperialismo”, p. 9) si fa esplicito riferimento alla polemica tra Lenin e Kautsky .
Sia nel documento A04 che nella rivista della Cp si manifesta la necessità di criticare la diffusione della teoria del super-imperialismo tra le forze rivoluzionarie. Secondo la Cp, questa tendenza si sarebbe addirittura manifestata nella rivendicazione dell’omicidio di Massimo D’Antona fatta dalle Br-Pcc:

L’autore sostiene che a partire dalla seconda guerra mondiale si sono create le condizioni per cui non si creano più contraddizioni antagoniste (tali cioè che si possono risolvere solo con la forza, cioè con la guerra) tra gruppi e Stati imperialisti, tra gli anelli della catena imperialista. Egli in particolare esclude una guerra interimperialista e riconosce come antagoniste solo le contraddizioni proleta-riato/borghesia imperialista, Nord/Sud e Ovest/Est. Secondo la sua analisi l’UE sarebbe inglobata senza gravi contraddizioni nella NATO sotto la direzione dell’imperialismo USA. Nel panorama dell’autore la Cina non esiste. Presumibilmente anche il Giappone è tranquillamente al guinzaglio degli USA.
Anche questa è una tesi in contrasto con la realtà e con la teoria marxista. È una riproposizione delle teorie revisioniste di Krusciov e soci (1956), che a sua volta riproponeva le marce teorie di Kautsky che avevano come fondamento logico il superimperialismo (un unico capitale mondiale di cui tutti i capitalisti erano tranquilli azionisti ... ignorando che tranquilli non sono neanche i capitalisti azionisti delle normali società per azioni: basta seguire la cronache delle OPA e delle fusioni in genere). L’autore certo proclama di rifiutare il superimperialismo, ma cosa vuol dire se non questo la tesi che non si possono più creare contraddizioni antagoniste tra gruppi e Stati imperialisti?

Ancor più significativo e stringente il punto del documento A04 (p. 5) nel quale c’è un riferimento polemico nei confronti delle concezioni anarchiche, per le quali la presa del potere coincide di per se stessa con la trasformazione sociale e con la scomparsa della borghesia. Si tratta di un punto teorico assai particolare e di non poco conto rispetto ad un’analisi ortodossa secondo il punto di vista marxista-leninista (e maoista).
Nel documento A04 c’è una precisa critica a questa tendenza . Gli stessi concetti - seppur diversamente argomentati - erano presenti nel documento di analisi critica che nel periodico La Voce era stata proposta a proposito della rivendicazione dell’omicidio di Marco Biagi da parte delle Br-Pcc.
Era stato scritto nel foglio della Cp:

Non è vero che “senza il potere politico la borghesia [...] non potrebbe esistere come classe” come sostengono le nuove Br-Pcc. Non è lo Stato borghese che ha creato l’ordinamento borghese della società. Questa è la concezione degli anarchici, che coerentemente sostengono che bisogna “abolire lo Stato” per cambiare l'ordinamento della società. Noi comunisti sosteniamo che è l'ordinamento sociale che ha fatto sorgere lo Stato e che lo sviluppo storico delle cose e degli uomini è arrivato però al punto che instaurando un proprio Stato la classe operaia potrà gradualmente cambiare l'ordinamento sociale fino all'estinzione dello stesso Stato. La borghesia esisteva come classe prima di avere il potere politico e ha continuato ad esistere come classe anche nei paesi socialisti e non poteva che essere così. Il socialismo è un periodo di transizione tra il capitalismo e il comunismo. Quindi nei paesi socialisti, cioè dopo la conquista del potere da parte della classe operaia, esistono rapporti capitalisti (che vengono gradualmente limitati ed eliminati) e rapporti comunisti (che vengono promossi ed estesi). Pensare che la borghesia cessi di esistere come classe quando la classe operaia conquista il potere, è disarmare ideologicamente la classe operaia, lasciare che la borghesia prepari le condizioni della restaurazione del suo potere

Il documento de l’Aurora del 2004, quindi, sia per quanto riguarda la polemica nei confronti della concezione super-imperialismo, sia per quanto riguarda la critica alle concezioni anarchiche sulla trasformazione sociale, coincide in maniera puntuale le notazioni presenti su La Voce a proposito dei testi delle Br-Pcc.
Questa circostanza difficilmente può essere spiegata se non con il fatto che gli autori del testo A04 non solo abbiano quantomeno ben letto e studiato le due note pubblicate su La Voce, ma abbiano ritenuto che due delle principali obiezioni poste dalla rivista della Commissione preparatoria rispetto alle analisi delle Br-Pcc fossero degne di essere riprese e approfondite.

Ciò dimostra sia l’assoluta continuità teorica tra le tesi di Aurora (e Nrc-p) e quelle di (n)Pci e Carc che, almeno fino alla novità emerse nel documento della primavera 2006, trovavano un ulteriore punto di convergenza nella la critica serrata, seppur in termini impliciti, all’impianto teorico-politico delle Br-Pcc ed in particolare alla sua deviazione “militarista”.


Il documento de l’Aurora del 2006 e la progettualità rivoluzionaria

Come detto, almeno fino alla primavera del 2006, era del tutto legittimo interrogarsi sulla sovrapposizione delle diverse sigle rivoluzionarie che erano attive all’interno della cosiddetta area movimentista e che avevano come linea-guida per la conquista del potere la guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata, secondo l’esempio maoista.
Il documento de l’Aurora della primavera del 2006 , come detto, contiene nuove elementi che - oltre alla divergenza con Carc e (n)Pci - permettono un’analisi più accurata della prospettiva, a cominciare dalla concreta individuazione del metodo con il quale costruire il Partito all’interno delle lotte di resistenza che, in questa congiuntura storica, rappresentano la fase di lotta di classe. Se da un lato - tesi comune a tutte le organizzazioni comuniste combattenti - è indispensabile ricondurre tutte le lotte, le mobilitazioni e le proteste nell’alveo di un progetto più generale che abbia come obiettivo finale l’abbattimento del sistema capitalista ; dall’altro è però indispensabile radicare il proprio impegno all’interno del movimento dei lavoratori, analizzarne istanze e saper diventare interpreti dei loro bisogni fino a sistematizzare un ragionato “lavoro d’inchiesta” per meglio entrare in sintonia con le masse popolari, premessa indispensabile per dare una prospettiva politica e rivoluzionaria ai lavoratori. Nello stesso tempo, perché l’inchiesta (che si potrebbe anche definire “linea di massa”) possa avere una reale prospettiva, è necessario ricondurre il tutto in una organizzazione generale che sappia sintetizzare bisogni e aspettative in una linea politica sviluppare lo scontro di potere: il Partito. Questa è la linea “movimentista”, che è teorizzata più o meno con gli stessi termini sia da l’Aurora che da Carc e (n)Pci.
Tuttavia l’Aurora sottolinea un terzo passaggio che lo distingue: il Partito deve - da subito - praticare l’attacco e coniugare il politico al militare. Ossia che il lavoro e l’attenzione rivolta alle masse ha una maggiore (o reale) efficacia solamente se accompagnato dall’azione militare la quale, però, in questa fase non può essere altro che la “propaganda armata”. Non ci sono i “due tempi” (prima il Partito e poi la rivoluzione) tipici della concezione “carchiana”.
Rispetto alla prima posizione delle Br-Pcc la differenza è evidente ed è ben sottolineata in un passaggio del documento del 2006:

[…] Se la lotta generale non si basa sul particolare del movimento dei lavoratori e sull’analisi delle loro lotte è inevitabile scadere nel soggettivismo e nel militarismo di chi pensa che basti solo il partito e la sua azione per fare la rivoluzione, trascurando gravemente la questione di qual è il referente principale da cui il partito trae le sue forze e a cui rivolge la sua azione, trascurando il fatto fondamentale che la lotta la fanno le masse .

Fatte queste premesse, ossia il rifiuto del “militarismo” ma anche dell’attendismo, nella prospettiva delineata ne l’Aurora è molto importante sapersi inserire nelle lotte sociali e in quelle sindacali con l’obiettivo di alimentare il conflitto e vanificare qualsiasi ipotesi di accordo o mediazione, fino a portare le contraddizioni all’estremo ed impedire che i partiti tradizionali della sinistra e i sindacati riescano a contenere le rivendicazioni e le mobilitazioni all’interno della legalità e della “compatibilità” rispetto alle possibilità economiche (o altro) della controparte.
Inserirsi, ma dove? Nel documento ci sono una serie di esempi considerati positivamente: le proteste degli autoferrotranvieri, gli operai in lotta a Melfi, il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, la mobilitazione allo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco, il ritorno dei picchetti, dei blocchi e degli scioperi selvaggi come reazione alla concertazione e a tutte quelle politiche che imbrigliano le aspirazioni dei lavoratori, le proteste in Val di Susa e, più in generale, tutte le grandi lotte operaie europee, dalla Spagna, all’Irlanda alla Gran Bretagna e, soprattutto, la “rivolta della gioventù proletaria” nelle periferie francesi. Insomma, la dimostrazione dell’esistenza di un movimento di resistenza di massa, la cui forza deve essere ricondotta necessariamente nella prospettiva rivoluzionaria lavorando “all’interno” delle lotte.
Ovviamente bisogna distinguere tra desideri e realtà. Per cui l’errore più grande - e purtroppo più diffuso - sarebbe quello di leggere l’analisi de l’Aurora come una neutra rappresentazione della realtà e dare una connotazione “terroristica” a lotte e mobilitazioni che non lo sono affatto, nonostante la presenza di singole istanze sovversive. In realtà dallo stesso documento del 2006 si comprende proprio come il nodo da risolvere sia quello, come detto, di ricondurre queste lotte nell’alveo rivoluzionario, proprio perché rivoluzionarie non sono.
Tuttavia alcuni passaggi de l’Aurora lasciano intravedere che qualche elemento di inquinamento neo-brigatista in queste potrebbe esserci. Ad esempio è scritto nel documento:

Nelle innumerevoli lotte che i lavoratori hanno intrapreso è sorta una nuova generazione di avanguardie che hanno imparato a lottare, hanno imparato a organizzare i propri compagni di lavoro, si sono scontrate direttamente con i padroni e in molte occasioni ne hanno assaggiato la repressione (…) Nonostante tutto le lotte fatte hanno rappresentato per moltissime avanguardie una grande scuola in cui l’aspetto principale è l’aver imparato a distinguere i veri amici, dai veri nemici! .

Certamente le affermazioni contenute nel documento devono essere valutate con prudenza, perché è tipico della prosa dei nostrani gruppi rivoluzionari esaltare ogni ragionevole limite i successi e le potenzialità, spesso forzando i ragionamenti. In pratica, bisogna valutare quanto ci sia di vero e quanto sia dettato del trionfalismo proprio dei piccoli gruppi che credono o vogliono credere di cambiare le sorti dell’umanità pur essendo composti da pochissimi militanti.
Nello stesso tempo, un gruppo rivoluzionario che utilizza i propri canali per rivolgersi al proletariato difficilmente scrive cose totalmente infondate, anche perché l’obiettivo è quello di indicare la via più utile per l’ipotetica conquista del potere. E quindi il passaggio che si trova ne l’Aurora del 2006 deve essere valutato con prudenza, ma anche con attenzione. Perché appare evidente che sia riferito a qualche militante vicino alla “seconda posizione”, che ha preso parte direttamente a qualcuna di queste mobilitazioni. Del resto in un altro passaggio del documento si afferma che è il “lavoro sindacale” a rappresentare la quotidianità della lotta per la maggioranza delle avanguardie.

In conclusione, il completo esame di ciò che si sta muovendo all’interno di quella che potremmo chiamare la linea rivoluzionaria “movimentista”, dimostra l’attuale divergenza tra i Carc e (n)Pci da un lato e l’Aurora dall’altro, per la scelta delle prime due sigle di percorrere la via della partecipazione elettorale, nonché per l’accusa di aver eluso, al momento, il nodo della lotta armata e della costruzione del Partito Comunista Politico-Militare.
Inoltre appare evidente come l’area della cosiddetta “seconda posizione” stia cercando di accreditarsi come un’alternativa rivoluzionaria rispetto al modello “militarista” delle Brigate Rosse. Un tentativo che ha radici lontane e indipendenti rispetto alle inchieste giudiziarie cominciate dopo il 1999, ma che potrebbe trovare un terreno più fertile dopo la nuova sconfitta politico-militare delle Br-Pcc a seguito degli arresti dell’ottobre 2003. Gli stessi accenni sulla “nuova generazione di avanguardie” presenti nelle diverse lotte fa pensare che ci sia qualcosa di più rispetto alle semplici teorizzazioni de l’Aurora. Del resto, indirettamente, anche la sovrapponibilità del volantino dei “Nuclei comunisti rivoluzionari - per il partito” con l’opuscolo de l’Aurora del 2004, alla luce dei nuovi elementi, può legittimare l’ipotesi che piccoli nuclei armati interni alla “seconda posizione” già esistano, o siano in via di organizzazione.
Annotazioni − La dichiarazione di fondazione del (nuovo) Partito comunista italiano, da ora in poi (n)Pci, decisa lo scorso 3 ottobre al termine dei lavori della Commissione preparatoria allargata, è stata resa nota attraverso il n. 18 del mese di novembre 2004 de La Voce, che è il bollettino ufficiale della Cp del (n)Pci.
Indicativa è l’indagine contro Iniziativa Comunista, una piccola formazione politica il cui programma e progetto politico è distante e addirittura divergente a quello delle Brigate Rosse, presentata mediaticamente come una struttura in stretto collegamento con le Br-Pcc, fino all’ipotesi che una militante di Ic avesse materialmente preso parte all’omicidio D’Antona.
In altre dizioni si parla di “guerra popolare di lunga durata”.
L’Aurora, Per la costruzione del Partito Comunista Politico-Militare, primavera 06, n. 3, p. 54. Nel testo non c’è l’indicazione della data esatta, che tuttavia deve essere successiva al 29 aprile 2006 in quanto si fa riferimento all’elezione di Franco Marini e Fausto Bertinotti alla presidenza rispettivamente di Senato e Camera.
Ibid., p. 13.
Ibid.
Nel documento del (n)Pci pubblicato il 18 novembre 2004 e intitolato “Viva il (nuovo) Partito comunista italiano - Risoluzione della Commissione Preparatoria allargata”, uno dei punti del “piano generale di lavoro” affidato alla Commissione provvisoria era quello di mobilitare le masse popolari per intervenire nella lotta politica borghese. Tale indicazione veniva poi ripresa dal segretario nazionale dei Carc, Pietro Vangeli, il quale in un’intervista al mensile dell’organizzazione Resistenza (“I Carc e la fondazione del (n)Pci”, n. 1, gennaio 1995) annunciava l’intenzione di partecipare alla “lotta politica borghese”, linea successivamente approvata dalla direzione nazionale straordinaria del 10 aprile 2005. A tal proposito si veda il sito web: http://www.carc.it
L’Aurora, op.cit., p. 12.
Ibid.
Ibid.
Lo schema-base delle tappe della guerra popolare di lunga durata è tracciato in “L’ottava discriminante, Sulla questione del maoismo terza superiore tappa del pensiero comunista, dopo il marxismo e il leninismo - Sulla necessità che i nuovi partiti comunisti siano marxisti-leninisti-maoisti e non solo marxisti-leninisti2”, La Voce, n. 10, marzo 2002. Il testo è riportato anche in G. Cipriani, Brigate Rosse, la minaccia del nuovo terrorismo, Milano, Sperling&Kupfer, 2004, p. 210.
L’Aurora, op.cit., p. 12.
“I Carc e la fondazione del (n)Pci”, n. 1, gennaio 1995.
Il sistematico studio dei documenti mi porta a sostenere che i Carc siano il livello pubblico e legale del (n)Pci, dal momento che tra le direttive del Partito e le successive decisioni dei Comitati c’è una continuità assoluta, confermata - tra l’altro - anche nell’indicazione del (n)Pci di partecipare alle elezioni, subito raccolta dai Carc. Tuttavia (n)Pci e Carc non sono la stessa cosa, ossia non ci troviamo di fronte ad un’unica organizzazione che agisce con due sigle diverse. Ad ogni modo, da un punto di vista squisitamente politico, pur nella differenza dei ruoli Carc e (n)Pci rappresentano un unicum.
In questo caso che si nota che i due documenti derivano dall’evoluzione degli scenari di politica internazionali intercorsi tra la guerra in Afghanistan e quella in Iraq, caratterizzati dal successivo coinvolgimento della Polonia e disimpegno della Spagna. Tuttavia i due brani esprimono in maniera sovrapponibile lo stesso concetto.
L’unità del politico e del militare è alla base della strategia della Lotta Armata. È una concezione condivisa sia dalle Br-Pcc che dagli eredi della “seconda posizione”.
Nonostante il comune riferimento al “Partito comunista combattente”, la Cellula era espressione della seconda posizione brigatista, mentre le Br-Pcc lo erano della prima.
Nuclei comunisti rivoluzionari per il partito, volantino di rivendicazione dell’attentato dell’11 marzo 2003.
“L’ottava discriminante”, La Voce, n. 9, novembre 2001.
Karl Kautsky, fondatore del partito socialdemocratico indipendente, è considerato un teorico del marxismo riformista, in opposizione alle tesi di Lenin, con il quale entrò in conflitto con la crisi della seconda internazionale.
“Martin Lutero, Ossia la trascrizione in volgare del documento del 20 maggio ‘99”, La Voce, n. 3, ottobre 1999.
È scritto nel documento A04: “Come la storia ha dimostrato, la presa del potere è solo la prima tappa, la condizione indispensabile per iniziare la benché minima trasformazione sociale (perciò sono sbagliate le visioni anarco-movimentiste che la eludono), è la condizione indispensabile ma è anche solo l’inizio del processo di trasformazione che sarà, per lungo tempo, un intreccio di demolizione/edificazione, lotta di classe di nuovo tipo, guerra contro le aggressioni imperialiste e altre difficoltà ancora”.
U. Campi, “Alcuni passi nella direzione giusta? A proposito del comunicato delle nuove Br-Pcc”, La Voce, n. 11, luglio 2002.
I testi presi in esame in questo saggio sono i documenti de l’Aurora del 2004 e quello del 2006, in quanto quello fatto circolare nel 2005 ha ben poco interesse nell’ottica dell’esame dell’evoluzione della linea “movimentista” e della sua prospettiva armata.
Secondo le concezioni comuni a tutte le organizzazioni comuniste combattenti, le lotte che non hanno come fine ultimo la conquista del potere possono essere definite in negativo figlie del riformismo, dell’attendismo e perfino dell’opportunismo. Da un esame più approfondito dei testi si potrebbe rilevare che l’elenco degli “ismi” potrebbe essere ben più lungo, a dimostrazione della propensione alla “scomunica” da parte dei gruppi rivoluzionari.
Le Br-Pcc fanno riferimento al marxismo-leninismo e parlano di guerra di classe di lunga durata; i gruppi “movimentisti” si rifanno al marxismo-leninismo-maoismo e parlano di guerra popolare di lunga durata.
L’Aurora, primavera 2006, p. 6.
L’Aurora, primavera

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