Da Ansa del 21/02/2005

Cecenia: la guerriglia possiede una bomba nucleare?

L'oligarca in esilio Boris Berezovski agita lo spettro del terrorismo atomico nella speranza di spingere il presidente russo Vladimir Putin all'apertura di negoziati di pace con il leader indipendentista ceceno Aslan Maskhadov.

"La guerriglia cecena è entrata in possesso di una bomba nucleare portatile. Manca ancora qualche elemento, ma si tratta di dettagli. L'ho saputo da persone affidabili", avverte il miliardario, fuggiasco a Londra dal 2000, dopo la rottura con con Putin, che a differenza del suo predecessore Boris Ieltsin non tollerava di averlo al Cremlino come eminenza grigia.

In un'intervista al tabloid Komsomolskaya Pravda, Berezovski rivela che lo scorso autunno ha passato ai servizi segreti russi (Fsb) tutte le allarmanti notizie sui progetti atomici della guerriglia cecena.

L'oligarca non ha dubbi: Putin farebbe meglio, molto meglio ad accettare il ramoscello di ulivo offerto dall'ex-presidente della repubblica autonoma cecena Mashkadov, che nei giorni scorsi ha proclamato un "cessate-il-fuoco" unilaterale fino al 22 febbraio e si dice pronto a negoziati di pace tramite un "emissario all'estero" da lui designato nella persona di Umar Khambiev.

"Quello che succede in Cecenia - argomenta Berezovski - finirà male per la Russia. Perderemo il Caucaso, il Tatarstan e così via. Quando la crisi cecena si aggraverà, l'occidente finirà per mandare con piacere forze di pace in quella regione e per la Russia sarà la sconfitta totale".

Il Cremlino non ne vuole però assolutamente sapere di trattative con i "terroristi ceceni uccisori di bambini", anche nella convinzione che sta vincendo la guerra ormai in corso dall'autunno 1999.

L'FSB ha reagito in modo sprezzante alle esternazioni di Berezovski che - nella seconda metà degli Anni Novanta - quando era vicesegretario generale del Consiglio Nazionale per la sicurezza - si è molto occupato del problema ceceno, al punto da essere adesso accusato a Mosca di "connivenza con il nemico".

"Non riteniamo utile - hanno tagliato corto i servizi segreti russi - commentare le dichiarazioni deliranti, soprattutto quelle fatte da persone ricercate dall'Interpol".

Il ministero degli Esteri ha smentito che i ceceni possano disporre di ordigni atomici e ha accusato l'oligarca di "voler disseminare in Russia il nervosismo e un complesso di vulnerabilità".

Da parte sua il Comando generale delle forze federali per la Cecenia ha definito "una menzogna totale" la tregua proclamata da Maskhadov che, tra l'altro, ha chiesto ai paesi occidentali di "uscire dal loro silenzio" e premere su Putin per l'apertura di negoziati di pace: "Quello di Maskhadov è soltanto un espediente per guadagnare tempo. Una settimana dopo l'entrata in vigore della tregua le bande guerrigliere continuano a operare come al solito, sparando contro le forze federali, compiendo attentati a spese anche dei civili".

Intanto il capo-guerrigliero ceceno Shamil Basaiev, responsabile dell'attacco alla scuola di Beslan sfociato a settembre in una terribile strage di bambini, ha smentito le voci circolate negli ultimi giorni sulla sua morte nella seconda metà di gennaio vicino alla città di Gudermes, in seguito ad un problema di reni o di un violento diverbiio con alcuni "mercenari arabi".

"Sono vivo e voglio vivere ancora a lungo", dice la primula rossa cecena in un'intervista video di 4 minuti diffusa da un sito Internet che fa da megafono alla causa indipendentista.

Basaiev conferma la sua intenzione di rispettare la tregua decisa da Maskhadov, ma ancora una volta mette in evidenza che continuerà nella lotta armata fino a quando la Cecenia - adesso una repubbblica autonoma all'interno della federazione russa - non diventerà a tutti gli effetti "un paese indipendente e sovrano".

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